Ashes and roses
Il Sussurro della Cenere
Il silenzio che avvolgeva la Casa del Vento dopo il collasso di Claris era più soffocante del fragore della battaglia. L’aria stessa sembrava densa, carica dell’odore metallico del potere di Amarantha e del profumo di gelsomino di Velaris, un contrasto nauseante che faceva vibrare i sensi di chiunque si trovasse in quella stanza.
Rhysand era in piedi davanti alla grande vetrata, le ali ripiegate strette contro la schiena, le mani intrecciate dietro il bacino. La sua figura oscurava la luce della luna, proiettando un’ombra lunga e tormentata sul pavimento di marmo. Feyre era seduta accanto al letto, tenendo la mano fredda di Claris tra le sue. La pelle della ragazza bionda era diventata di un pallore cereo, quasi traslucido, come se la vita stessa stesse venendo drenata da qualcosa di invisibile.
— Non è solo un residuo magico, — mormorò Rhysand, la voce che graffiava l’oscurità. — È un’ancora. Amarantha ha usato gli ultimi istanti della sua vita non per maledire noi, ma per legare la sua essenza a quella di Claris. Ha trasformato il dolore e il trauma di questa ragazza in un condotto.
Feyre sollevò lo sguardo, gli occhi arrossati dal pianto. — Mi stai dicendo che è stata cosciente di tutto? Che ha visto e sentito ogni cosa attraverso gli occhi di Claris mentre era qui con noi? Mentre ridevamo, mentre pianificavamo la resistenza contro Hybern?
Rhysand si voltò lentamente. Il suo volto era una maschera di fredda determinazione, ma i suoi occhi viola tradivano una profonda angoscia. — Non Amarantha. Lei è cenere. Ma il Re di Hybern... lui ha tenuto il guinzaglio. Claris è stata una lanterna nell’oscurità per lui. Ha spiato ogni nostra mossa, ogni debolezza. E la cosa peggiore, Feyre, è che Claris non ne aveva idea. La sua mente ha creato dei vuoti, dei blocchi per proteggersi dall’orrore di essere di nuovo una schiava.
Mor, che fino a quel momento era rimasta in disparte a osservare la scena con le braccia incrociate, si staccò dalla parete. Il suo vestito rosso sembrava una ferita aperta nella penombra della stanza. — Dobbiamo entrare nella sua mente. Dobbiamo recidere quel legame prima che Hybern decida di usarla per qualcos’altro. Se può possederla, può usarla per ucciderci nel sonno. O peggio.
— Non puoi entrare nella sua mente senza rischiare di distruggerla, — intervenne Azriel, emergendo dalle ombre come un fantasma. I suoi sifoni blu brillavano di una luce fioca e inquietante. — Quel potere dorato che abbiamo visto... non è magia Fae comune. È magia antica, corrotta. Se Rhys prova a forzare le barriere, Claris potrebbe non svegliarsi mai più.
Mor si avvicinò a Claris, ignorando il monito del Cantore delle Ombre. Guardò i lineamenti delicati della ragazza, la mascella contratta anche nel sonno profondo. — Allora troveremo un altro modo. Non la lascerò marcire in questa prigione mentale. Non dopo quello che ha già passato.
— Perché ti importa tanto, Mor? — chiese Cassian, che era rimasto in silenzio vicino alla porta, la mano appoggiata all’elsa della spada. — Fino a ieri non facevi che lanciarle frecciatine e guardarla come se fosse un’intrusa pericolosa.
Mor avvampò, un rossore che non aveva nulla a che fare con l’imbarazzo e tutto con una rabbia difensiva. — Perché so cosa significa essere usata come un oggetto! So cosa significa avere qualcuno che decide per te, che ti marchia come se fossi di sua proprietà. Lei non ha scelto questo. È stata spezzata, rimontata male e poi gettata tra i lupi. Se c’è una possibilità di salvarla, la prenderemo.
All’improvviso, un gemito soffocato interruppe la discussione. Il corpo di Claris si irrigidì sul letto. Le sue dita si artigliarono alle coperte di seta e un calore improvviso iniziò a emanare dalla sua pelle. Non era il calore vitale di un corpo sano, ma un ardore febbrile, distruttivo.
— Claris! — esclamò Feyre, cercando di scuoterla. — Claris, svegliati!
La ragazza spalancò gli occhi. Ma non erano i suoi occhi grigio-celeste. Erano pozze di oro fuso, prive di umanità. Un sorriso crudele e sottile le incurvò le labbra, un’espressione che non apparteneva alla ragazza gentile che Feyre aveva conosciuto nelle terre umane.
— Troppo tardi, piccola traditrice, — disse Claris, o meglio, la cosa che parlava attraverso di lei. La voce era una distorsione orribile, come se due persone stessero parlando all’unisono. — Il Re ha già visto abbastanza. Velaris è magnifica. Sarà un piacere vederla bruciare.
Mor non ci pensò due volte. Si scagliò in avanti, afferrando Claris per le spalle. — Esci da lei! — ringhiò. — Esci subito!
Un’esplosione di scintille dorate colpì Mor in pieno petto, scaraventandola all’indietro. Ma questa volta Mor non cadde. La sua verità, il suo potere primordiale, brillò intorno a lei come un’aura dorata e pura. Si oppose alla magia corrotta di Hybern con una forza che lasciò persino Rhysand sorpreso.
— Tu non prenderai questa ragazza, — sibilò Mor, i denti stretti. — Non oggi.
Mor tornò alla carica, premendo i palmi delle mani contro le tempie di Claris. La magia di Hybern tentava di bruciarla, di respingerla, ma Mor persisteva, incurante del dolore che le attraversava le braccia.
— Rhys, ora! — urlò Mor. — Io tengo aperta la porta, tu entra e taglia i fili!
Rhysand non esitò. In un istante, la sua coscienza si tuffò nell’abisso della mente di Claris.
Quello che trovò non era una distesa ordinata di ricordi, ma un campo di battaglia. C’erano foreste bruciate della Corte di Primavera, le celle umide di Sotto la Montagna e, al centro di tutto, un’enorme ragnatela d’oro che pulsava come un cuore nero. Al centro della ragnatela, una versione spettrale di Claris era rannicchiata, le mani sulle orecchie, mentre l’ombra di Amarantha le sussurrava oscenità nel buio.
Rhysand colpì con la sua oscurità, cercando di recidere i fili dorati che legavano lo spettro di Claris alla ragnatela. Ma ogni volta che un filo veniva tagliato, due ne spuntavano al suo posto. Il legame non era solo magico; era nutrito dal senso di colpa di Claris. Il senso di colpa per essere sopravvissuta, per essere stata una pedina, per aver perso Feyre.
— Claris! — la voce di Rhysand rimbombò nel vuoto mentale. — Devi aiutarmi! Devi voler recidere questo legame!
La ragazza spettrale sollevò lo sguardo. I suoi occhi erano vitrei. — Non posso. Se lo faccio, sarò di nuovo sola. Se lo faccio, dovrò ricordare tutto quello che mi hanno costretto a fare.
— Non sei sola, — disse una nuova voce.
Rhysand si voltò, sorpreso. Mor era riuscita a proiettare una parte della sua coscienza all’interno del legame, guidata dalla sua pura forza di volontà. La sua figura brillava di una luce calda e rassicurante in quell’incubo dorato.
Mor camminò verso la Claris spettrale, ignorando le ombre che cercavano di artigliarla. Si inginocchiò davanti a lei e le prese le mani. — Guardami, Claris. Guardami e basta.
Claris tremò. — Morrigan... perché sei qui? Mi odi.
— Non ti odio, — rispose Mor, e per la prima volta la sua voce era priva di asprezza. — Mi facevi paura. Mi facevi paura perché vedevo in te la parte di me che è stata distrutta e ricostruita. Vedevo il dolore che cerco di nascondere ogni giorno. Ma ora basta. Non permetterò che lui vinca. Non permetterò che ti usi come hanno usato me.
Mor attirò Claris a sé in un abbraccio stretto. In quel momento, la luce di Mor esplose, una deflagrazione di verità pura che investì la ragnatela dorata. I fili iniziarono a incrinarsi, a sgretolarsi come vetro bruciato.
— Ora, Rhys! — gridò Mor.
Rhysand scagliò tutta la sua potenza contro il cuore della ragnatela. Un urlo disumano squarciò il piano mentale, un grido di rabbia che sembrava provenire dal di là del mare, dalle terre di Hybern. La ragnatela esplose in mille frammenti di cenere e luce.
Nella stanza della Casa del Vento, il corpo di Claris sussultò violentemente prima di ricadere inerte sul materasso. Il calore febbrile svanì all'istante, sostituito da una calma innaturale.
Mor barcollò all’indietro, il respiro affannoso, le mani che tremavano visibilmente. Azriel fu subito al suo fianco, sostenendola prima che potesse cadere.
— È finita? — chiese Feyre, la voce che tremava.
Rhysand riemerse dal suo stato di trance, asciugandosi un rivolo di sangue che gli colava dal naso. Scosse il capo lentamente. — Abbiamo reciso il condotto. Hybern non può più vedere attraverso di lei, né possederla. Ma il danno è profondo. Ha perso una parte della sua anima in quella ragnatela. E il potere che ha sviluppato... quello è rimasto. Non appartiene più ad Amarantha, ma è ancora instabile. È un fuoco che potrebbe consumarla se non impara a controllarlo.
Claris aprì gli occhi. Questa volta erano di un grigio limpido, ma segnati da una stanchezza infinita. Guardò il soffitto per qualche istante, poi i suoi occhi si spostarono su Mor.
— Mi hai tenuta, — sussurrò Claris, la voce appena un soffio.
Mor si scostò da Azriel, raddrizzando la schiena. Cercò di recuperare la sua solita maschera di indifferenza, ma i suoi occhi erano ancora lucidi. — Non potevo lasciare che sporcassi i miei tappeti con quella magia di quart’ordine, Vaelor.
Un debole sorriso apparve sul volto di Claris. — Grazie.
Feyre si lanciò in avanti, abbracciando l’amica con una forza che quasi le tolse il fiato. — Dio, Claris, pensavo di averti persa di nuovo. Mi dispiace così tanto per averti lasciata alla Corte di Primavera, per non aver capito...
Claris le accarezzò i capelli, ma il suo sguardo rimase fisso su Rhysand e gli altri. — Non è colpa tua, Feyre. Ero un’arma dormiente. E ora che sono sveglia... sento che la guerra che sta arrivando richiederà ogni singola scintilla di questo fuoco maledetto che ho dentro.
Rhysand annuì solennemente. — Hybern sa che abbiamo scoperto la sua spia. Sa che abbiamo reciso il legame. Non aspetterà molto prima di muovere la sua prossima pedina. Claris, dovrai allenarti. Non con Azriel, non solo. Dovrai imparare a dominare quella magia dorata, perché è l’unica cosa che potrebbe contrastare i poteri del Re sul campo di battaglia.
— E chi mi aiuterà? — chiese Claris, sentendo il peso di quel destino sulle spalle.
Mor fece un passo avanti, incrociando lo sguardo della ragazza bionda. C’era una nuova intesa tra loro, un legame forgiato nel fuoco della mente che nessuna delle due poteva più negare.
— Lo farò io, — disse Mor. — Se dobbiamo combattere un mostro, meglio che tu impari a essere il mostro più grande di tutti. E io sono un’esperta nel sopravvivere ai mostri.
Cassian scambiò un’occhiata preoccupata con Azriel. Sapevano che l’unione di quelle due donne, entrambe segnate dal trauma e dotate di poteri devastanti, sarebbe stata una forza della natura o un disastro senza precedenti.
Nei giorni seguenti, la Casa del Vento divenne il teatro di una trasformazione radicale. Claris non era più la ragazza gentile che si nascondeva nelle ombre della Corte di Primavera. Sotto la guida severa e spesso provocatoria di Mor, iniziò a forgiare la sua magia. Le scintille dorate non erano più casuali; divennero lame, scudi, esplosioni di luce che facevano tremare le fondamenta della montagna.
Il loro rapporto rimaneva teso, punteggiato da scontri verbali e sguardi di sfida, ma c’era una corrente sotterranea di rispetto che cresceva ora dopo ora. Mor spingeva Claris oltre i suoi limiti, costringendola a guardare in faccia l’oscurità che portava dentro, e Claris, in cambio, sfidava le barriere emotive che Mor aveva costruito intorno al suo cuore per secoli.
Una sera, mentre il sole tramontava su Velaris tingendo il cielo di viola e arancio, Claris e Mor si ritrovarono sul balcone dopo una sessione di allenamento particolarmente estenuante.
— Perché lo fai? — chiese Claris, asciugandosi il sudore dalla fronte. — Perché mi aiuti davvero, invece di limitarti a sorvegliarmi per conto di Rhys?
Mor guardò verso la città, le luci che iniziavano a accendersi come stelle cadute. — Perché sei l’unica in questa casa che non mi guarda come se fossi un tesoro da proteggere o una ferita da guarire. Mi guardi come se fossi un problema da risolvere. E onestamente, è rinfrescante.
Claris ridacchiò, un suono cristallino che sembrò scacciare per un attimo l’ombra della guerra imminente. — Sei un problema enorme, Morrigan.
— E tu sei un disastro ambulante, Vaelor, — ribatté Mor, voltandosi verso di lei.
Per un istante, la distanza tra loro sembrò annullarsi. Il potere di Claris vibrò, non come un attacco, ma come un richiamo. Mor fece un passo avanti, la sua mano che sfiorava la guancia di Claris. Non era più la Verità Incarnata che interrogava un sospetto; era una donna che riconosceva un’altra anima simile alla sua.
— Dobbiamo vincere questa guerra, — sussurrò Mor, la voce roca. — Perché voglio vedere cosa diventerai quando non avrai più paura di te stessa.
Claris chiuse gli occhi, appoggiandosi al tocco di Mor. — Lo faremo. Dovessimo bruciare tutto il mondo per riuscirci.
Ma mentre la pace regnava per un breve momento a Velaris, oltre il mare, il Re di Hybern sorrideva. Sapeva che il seme che aveva piantato in Claris non era stato completamente rimosso. La ragnatela era rotta, ma le radici erano profonde. E la guerra che stava per scatenare avrebbe messo alla prova non solo il potere di Claris, ma la lealtà di ogni singolo membro del Circolo Ristretto.
La Corte dei Sogni si stava preparando alla battaglia, e Claris Vaelor, la ragazza d’oro e di cenere, era pronta a diventare l’incendio che avrebbe salvato Prythian o l’inferno che l’avrebbe consumata. E al suo fianco, Morrigan sapeva che, qualunque fosse stato l’esito, non l’avrebbe mai più lasciata andare.