Crossover
Oltre l'Orizzonte degli Eventi
Il ritorno a Las Vegas non aveva segnato la fine del caso, ma solo l’inizio di una nuova, estenuante fase burocratica e analitica. Sebbene il magazzino nelle Everglades avesse fornito le prove materiali del traffico, la rete che collegava la scintillante Strip di Las Vegas alle paludi della Florida era più profonda di quanto Gil Grissom e Horatio Caine avessero inizialmente ipotizzato.
Nel laboratorio della Scientifica di Las Vegas, l’atmosfera era carica di una tensione elettrica. Catherine Willows, ancora con addosso l’adrenalina del viaggio a Miami e il peso della stanchezza nelle ossa, sedeva davanti a un monitor nella sala audiovisivi. Accanto a lei, Warrick Brown picchiettava nervosamente le dita sul tavolo, osservando una serie di transazioni finanziarie che sembravano non avere fine.
— Non quadra, Catherine — mormorò Warrick, indicando una stringa di codici crittografati. — Questi pagamenti non vanno verso il cartello di Varga. Stanno uscendo. Qualcuno a Las Vegas stava pagando per far arrivare la droga, ma i soldi finiscono in un fondo fiduciario registrato a nome di una società fantasma con sede proprio qui, a Clark County. —
Catherine si scostò i capelli dalla fronte, sospirando. — Quindi Varga non era il capo. Era solo il corriere di lusso. Il vero burattinaio è seduto in un ufficio climatizzato a pochi chilometri da noi, mentre noi cercavamo risposte tra le mangrovie. —
In quel momento, la porta scorrevole si aprì e Gil Grissom entrò con il suo solito passo misurato. Portava con sé una cartella di file cartacei, un’abitudine che non avrebbe mai abbandonato nonostante l’era digitale. Si posizionò dietro Catherine, appoggiando una mano sullo schienale della sua sedia. Il contatto era breve, quasi professionale, ma Catherine sentì il calore della sua presenza calmarle i nervi.
— Ho appena parlato con Horatio — esordì Grissom, la voce bassa e ferma. — Ha trovato un collegamento tra il polimero degli yacht e una ditta di manutenzione che ha una filiale al Lago Mead. —
Catherine alzò lo sguardo verso di lui. — Il Lago Mead? È a venti minuti da qui. —
— Esatto — confermò Grissom. — Sembra che il "messaggio" che hanno mandato uccidendo Varga non fosse solo per la polizia. Era un avvertimento per un socio in affari che stava diventando troppo avido. —
Warrick si alzò, recuperando la sua giacca. — Vado a controllare i registri della ditta al lago. Se troviamo l’auto che ha trasportato il corpo, troveremo il DNA del killer. —
— Vai, Warrick. Ma fai attenzione — lo ammonì Grissom. — Se questa gente attraversa il paese con un cadavere nel bagagliaio, non si farà problemi a eliminare un agente della Scientifica. —
Rimasti soli nella stanza, il silenzio tra Gil e Catherine divenne improvvisamente più denso, carico di tutto ciò che non si erano detti durante i giorni di separazione. Catherine si voltò sulla sedia girevole, fronteggiandolo.
— Sei stato sveglio tutta la notte, vero? — chiese lei, notando le leggere occhiaie sotto i suoi occhi azzurri.
— Gli insetti non dormono mai veramente, Catherine. E nemmeno i dubbi — rispose lui con un mezzo sorriso. — Mi sentivo... inquieto. —
— Solo per il caso, Gil? —
Grissom esitò, poi fece un passo avanti, riducendo la distanza tra loro. — La logica suggerisce che la tua presenza faciliti il flusso di lavoro nel laboratorio. La mia parte meno razionale, invece, suggerisce che la casa sembrava troppo grande. E troppo silenziosa. —
Catherine sorrise, allungando una mano per sistemargli il colletto del camice. — È la cosa più romantica che un entomologo possa dire. —
— È la verità — concluse lui, coprendo la mano di lei con la sua per un breve istante. — Ma ora dobbiamo tornare ai fatti. Ho analizzato di nuovo le fibre trovate sotto le unghie di Varga. Non sono solo fibre sintetiche. Sono frammenti di un tappeto di lana di alta qualità, tinto con un pigmento organico raro. —
— Un tappeto? — Catherine aggrottò la fronte. — Quindi la colluttazione non è avvenuta su una barca o in un magazzino. —
— No. È avvenuta in un ambiente lussuoso. Un ufficio o una suite — spiegò Grissom, tornando in modalità analitica. — Ho inviato i dati spettrografici a Miami. Horatio mi ha appena confermato che quel tipo di tappeto è stato ordinato in blocco per il nuovo attico del "Solitaire Casino". —
Catherine sentì un brivido lungo la schiena. Il Solitaire era uno dei casinò più esclusivi della città, gestito da un magnate che si vantava di avere le mani pulite.
— Se il delitto è avvenuto lì, abbiamo bisogno di un mandato — disse lei, già pronta all'azione. — Ma non lo otterremo mai solo basandoci su una fibra. —
— Ed è qui che entra in gioco il tuo talento, Catherine — disse Grissom, guardandola con ammirazione. — Hai ancora contatti tra il personale del Solitaire, vero? —
— Conosco un paio di ragazze che lavorano ai tavoli e un supervisore alla sicurezza che mi deve un favore dai tempi in cui ballavo — rispose lei, la mente che già elaborava un piano. — Posso entrare senza far scattare allarmi. —
***
Due ore dopo, Catherine non indossava più il gilet della Scientifica, ma un abito nero elegante che scivolava morbido sulle sue curve, perfetto per mimetizzarsi tra l'élite del Solitaire. Grissom la seguiva via radio, appostato in un furgone non contrassegnato a pochi isolati di distanza, insieme a una squadra di supporto.
— Sei dentro? — la voce di Grissom grattò dolcemente nell'auricolare nascosto di Catherine.
— Sono nel foyer. C’è molta sicurezza, Gil. Horatio aveva ragione, questo posto è una fortezza — rispose lei, muovendosi con una grazia naturale tra i tavoli da gioco.
— Ricorda, stiamo cercando la suite 4002. Secondo i registri, è l’unica che non è stata affittata nell'ultima settimana, ufficialmente per "manutenzione straordinaria". —
Catherine individuò l'ascensore privato. Con un cenno d'intesa a un vecchio conoscente della sicurezza — che scelse opportunamente di guardare dall'altra parte — riuscì a scivolare all'interno. Quando le porte si aprirono al quarantesimo piano, l'odore di detergente industriale era quasi soffocante.
— Gil, sento odore di candeggina. Hanno pulito a fondo — sussurrò lei, estraendo dalla borsa una piccola lampada a luce ultravioletta.
— La candeggina cancella il colore del sangue, ma non la sua presenza chimica — le ricordò Grissom. — Cerca sotto i mobili, Catherine. La gravità è nostra alleata. —
Catherine si inginocchiò sul tappeto sontuoso, lo stesso che Grissom aveva descritto. Accese la lampada UV e scorse il fascio di luce radente sul pavimento. Inizialmente non vide nulla, poi, vicino alla base di una scrivania in mogano massiccio, apparvero delle piccole costellazioni luminose.
— Centro — mormorò lei, il cuore che accelerava. — Ho trovato degli schizzi. E c’è dell’altro... un segno di trascinamento che va verso la finestra panoramica. —
— Non muoverti, Catherine. Sto chiamando i rinforzi e avvisando lo sceriffo. Abbiamo la scena del crimine primaria — disse Grissom, e lei poteva sentire l’urgenza nella sua voce. — Esci di lì, ora. —
Ma prima che Catherine potesse rispondere, il rumore di una serratura elettronica che scattava la fece gelare. Si nascose rapidamente dietro una colonna decorativa proprio mentre due uomini in abito scuro entravano nella stanza.
— Ti dico che dobbiamo cambiare il tappeto domani — disse uno dei due, la voce roca e carica di fastidio. — Il capo non vuole correre rischi. Quel tipo di Miami ha fatto un casino. —
— Il capo dovrebbe preoccuparsi meno del tappeto e più dei federali che ronzano intorno al porto — rispose il secondo. — Se Caine scopre il collegamento con la ditta di pulizie, siamo fritti. —
Catherine trattenne il respiro, la mano che correva istintivamente alla fondina nascosta sotto la giacca. Doveva resistere solo pochi minuti.
All’improvviso, il cellulare di uno degli uomini squillò. — Sì? Cosa? — L’uomo si fermò, guardandosi intorno con sospetto. — La sicurezza dice che qualcuno è salito con l’ascensore privato. —
Catherine capì che il tempo era scaduto. Uscì allo scoperto, la pistola spianata. — Polizia scientifica di Las Vegas! Mettete le mani dove posso vederle! —
I due uomini rimasero sorpresi per un secondo, poi uno di loro cercò di estrarre un’arma.
— Non farlo — ordinò Catherine, la voce ferma come il ghiaccio del deserto di notte. — Ci sono venti agenti che stanno salendo. Se spari, non uscirai vivo da questo attico. —
La tensione era palpabile, un filo teso pronto a spezzarsi. In quel momento, le porte dell’ascensore si spalancarono di nuovo. Ma non fu la SWAT a uscire per prima. Fu Horatio Caine, con i suoi occhiali da sole e un’espressione che prometteva tempesta, seguito da Warrick e da una squadra tattica.
— Signori — disse Horatio, inclinando la testa mentre i suoi uomini atterravano i sospettati. — Credo che abbiate qualcosa che ci appartiene. —
Catherine abbassò l'arma, espirando profondamente. Guardò Horatio, sorpresa. — Che ci fai qui? Pensavo fossi a Miami. —
— Non potevo lasciare che Gil si prendesse tutto il merito — rispose Caine con un raro accenno di ironia, togliendosi gli occhiali. — E poi, avevo una promessa da mantenere riguardo a una cena. —
***
La mattina seguente, il sole sorgeva dorato sopra le montagne, ma all’interno del laboratorio regnava finalmente la calma. Il magnate del Solitaire era stato arrestato, le prove del DNA raccolte da Catherine nell'attico erano schiaccianti e il collegamento con Miami era stato ufficialmente smantellato.
Warrick era già andato a casa a dormire, lasciando Grissom e Catherine soli nel corridoio principale.
— Horatio è già ripartito? — chiese lei, appoggiandosi alla parete.
— Sì. Ha detto che l'umidità di Las Vegas è troppo bassa per i suoi gusti — rispose Grissom, avvicinandosi a lei. — Ma ha lasciato questo per te. —
Le porse una piccola scatola di legno. All’interno c’era una rara conchiglia corallina, perfetta nella sua forma a spirale.
— Un souvenir di Miami — commentò Catherine, sorridendo. — È bella. —
— Rappresenta la sezione aurea — osservò Grissom, lo sguardo perso nei dettagli della conchiglia. — La perfezione matematica della natura. Proprio come questo caso. Ogni pezzo è andato al suo posto. —
Catherine chiuse la scatola e guardò Gil negli occhi. — La matematica è rassicurante, Gil. Ma a volte le cose non hanno bisogno di una formula per funzionare. —
Grissom la guardò a lungo, poi, rompendo ogni protocollo e ogni sua naturale riservatezza, le prese il viso tra le mani. Il bacio fu lento, profondo, un misto di sollievo per il pericolo scampato e di desiderio accumulato in giorni di lontananza.
— Hai ragione — sussurrò lui contro le sue labbra quando si separarono. — Alcune variabili sono semplicemente... irresistibili. —
Catherine gli prese la mano, intrecciando le dita alle sue mentre si avviavano verso l'uscita.
— Allora, riguardo a quella cena che Horatio voleva offrirti... — disse lei, con un tono giocoso.
— Penso che possiamo gestirla da soli — rispose Grissom. — Conosco un posto dove non servono né microscopi né mandati. —
— È un appuntamento, Grissom? —
— È un’osservazione partecipante, Catherine. Molto più accurata. —
Mentre le porte automatiche del laboratorio si chiudevano alle loro spalle, il deserto li accolse con il suo calore secco e familiare. Il caso era chiuso, i morti avevano parlato e, per una volta, i vivi avevano trovato il tempo di ascoltarsi. Sotto il cielo immenso del Nevada, Gil e Catherine camminavano fianco a fianco, consapevoli che, nonostante il buio che affrontavano ogni notte, c’era sempre una luce capace di riportarli a casa.