what could happen?
Sussurri tra le Ombre
Il freddo pungente delle Terre di Mezzo non sembrava scalfire la figura statuaria di Cara. Seduta su un tronco caduto, leggermente al di fuori del cerchio di luce prodotta dal fuoco, la Mord-Sith stava pulendo metodicamente il suo Agiel con un lembo di pelle scura. Il riflesso delle fiamme danzava sul suo cuoio rosso, facendola apparire come una ferita aperta nel nero della foresta.
Rebekah si avvicinò con passo leggero, cercando di non far scricchiolare le foglie secche. Portava con sé due tazze di infuso caldo che Zedd aveva preparato con erbe selvatiche, sostenendo che avrebbe "tenuto i polmoni liberi dai miasmi dell'Oltremondo".
— Ne vuoi un po'? — chiese Rebekah, porgendole una delle tazze.
Cara non sollevò lo sguardo. I suoi movimenti rimasero fluidi, precisi. — La mia disciplina mi permette di ignorare il freddo, principessina. E il mio addestramento mi insegna a non accettare bevande da chi potrebbe avere interesse a vedermi addormentata.
Rebekah accennò un sorriso stanco, sedendosi a debita distanza. — Se avessi voluto avvelenarti, avrei scelto qualcosa di più efficace di un tè di Zedd. Ha un sapore atroce, ma scalda le ossa. E non sono tua nemica, Cara. Ormai dovresti averlo capito.
Cara si fermò, voltando finalmente il capo. I suoi occhi chiari brillarono di una luce gelida. — Tu sei un'alleata di Richard. Questo ti rende utile. Ma non pensare che un combattimento vinto insieme cambi ciò che siamo. Tu sei nata tra i cuscini di piuma e i canti dei menestrelli. Io sono nata nel dolore.
— Pensi davvero che la mia vita sia stata solo seta e balli? — Rebekah strinse la tazza tra le mani, cercando di assorbirne il calore. — Mio padre è stato ucciso davanti ai miei occhi quando avevo dieci anni. Ho visto la mia città bruciare e ho dovuto imparare a uccidere prima ancora di imparare a governare. La differenza tra noi, Cara, non è il dolore che abbiamo subito, ma come abbiamo scelto di portarlo.
Cara emise una breve risata secca, priva di vera allegrezza. — "Scelto". Una parola buffa. Le Mord-Sith non scelgono. Noi veniamo spezzate finché non rimane altro che l'obbedienza. E ora la mia obbedienza appartiene a Lord Rahl. Se lui mi ordinasse di tagliarti la gola in questo istante, lo farei senza battere ciglio, nonostante il tuo "coraggio" contro i Beveling.
Rebekah sostenne lo sguardo della donna in rosso senza mostrare timore. — Lo so. Ma so anche che Richard non te lo chiederebbe mai. Ed è per questo che lo segui, non è vero? Non solo per il legame di sangue dei Rahl, ma perché lui ti vede come una persona, non come un'arma.
Cara distolse lo sguardo, tornando a occuparsi della sua arma. — Richard è... testardo. Crede di poter cambiare il mondo con la verità. Non capisce che la verità è un lusso che pochi possono permettersi. Il mio unico scopo è assicurarmi che rimanga in vita abbastanza a lungo da scoprire quanto si sbaglia.
— Lo proteggi con una ferocia che va oltre il dovere — osservò Rebekah dolcemente.
— Lo proteggo perché è Lord Rahl — ribatté Cara immediatamente, con una punta di irritazione. — E perché, se morisse, dovrei sopportare le lamentele di Kahlan per il resto dell'eternità. Preferirei affrontare un'armata di rintocchi mortali piuttosto che una Depositaria inconsolabile.
Rebekah ridacchiò, sorpresa dall'ironia tagliente della Mord-Sith. — In questo ti do ragione. Kahlan lo ama profondamente. Ma anche lei sa che Richard ha bisogno di te. Di noi.
Il silenzio tornò a scendere tra loro, interrotto solo dal crepitio del fuoco in lontananza e dal verso lontano di una civetta. Richard, Kahlan e Zedd stavano già riposando, lasciando a loro il primo turno di guardia.
— Dimmi una cosa, principessina — disse improvvisamente Cara, rinfoderando l'Agiel. — Perché continui a cercare la mia approvazione? Sei bella, sai combattere, e Richard si fida di te. Potresti ignorarmi, come fanno quasi tutti quelli che non tremano al mio passaggio.
Rebekah guardò le stelle, riflettendo sulla domanda. — Non cerco la tua approvazione, Cara. Cerco la tua fiducia. Stiamo andando verso l'Oltremondo. Affronteremo il Guardiano in persona. Se non possiamo fidarci l'una dell'altra per coprirci le spalle senza esitazione, moriremo tutti. E Richard perderà la sua missione.
Cara si alzò in piedi con un movimento felino, avvicinandosi a Rebekah. Si chinò su di lei, la sua presenza opprimente e carica di una minaccia latente.
— La fiducia è per gli sciocchi. Io mi fido solo dell'acciaio e del dolore. Ma... — fece una pausa, scrutando il volto della bionda principessa — ...hai dimostrato di non scappare quando le ombre si allungano. Per ora, questo mi basta. Ma non aspettarti che ti prepari la colazione o che ti intrecci i capelli.
Rebekah sorrise sinceramente. — Mi accontento di non essere colpita dal tuo Agiel per errore.
— Oh, se ti colpissi, principessina, non sarebbe un errore — concluse Cara con un ghigno quasi impercettibile, prima di voltarsi e riprendere a pattugliare il perimetro del campo.
Il mattino seguente, il gruppo riprese la marcia verso le montagne frastagliate che segnavano il confine con le Terre Morte. Il paesaggio stava cambiando: l'erba verde lasciava il posto a una terra grigia e polverosa, e gli alberi apparivano contorti, come se stessero cercando di fuggire dal suolo stesso.
Richard camminava in testa, studiando una vecchia mappa che Zedd gli aveva consegnato. Il peso della Pietra delle Lacrime, o meglio della sua ricerca, sembrava curvargli le spalle.
— Sei pensieroso, Richard — disse Kahlan, affiancandolo.
— Sento il richiamo del Guardiano — ammise lui a bassa voce. — È come un sussurro costante alla base del cranio. Ci sta aspettando.
— Non sei solo — intervenne Rebekah, che camminava poco dietro. — Abbiamo superato Darken Rahl. Supereremo anche questo.
Cara, che chiudeva la fila con la solita vigilanza, sbuffò. — La positività della principessina è stomachevole quasi quanto il porridge di Zedd. Lord Rahl, se il Guardiano ti sussurra in testa, digli di venire a trovarci. Mi piacerebbe vedere se un dio dell'oltretomba prova dolore come un uomo comune.
Zedd, che procedeva a fatica tra i sassi, alzò un dito ammonitore. — Non sfidare le potenze che non comprendi, Cara. Il Guardiano non è un nemico che puoi sottomettere con la forza fisica. Lui si nutre dei nostri rimpianti, delle nostre paure.
— Allora morirà di fame con me — ribatté lei con un'alzata di spalle. — Non ho tempo per i rimpianti. Occupano spazio che preferisco dedicare a pensare a come uccidere il prossimo nemico.
Improvvisamente, l'aria attorno a loro si fece gelida. Una nebbia densa e innaturale iniziò a sollevarsi dal terreno, avvolgendo le loro gambe e oscurando il sentiero.
— State uniti! — gridò Richard, sguainando la Spada della Verità. Il bagliore dorato della lama tagliò la foschia, ma la nebbia sembrava assorbire la luce.
Dall'oscurità emersero di nuovo i Beveling, ma stavolta erano diversi. Non erano più masse informi di carne; avevano assunto le sembianze di persone care ai membri del gruppo. Rebekah vide un uomo che somigliava incredibilmente a suo padre, con la corona spezzata e il petto squarciato.
— Rebekah... perché mi hai lasciato morire? — sussurrò l'apparizione, avanzando verso di lei con le braccia tese.
La principessa barcollò, il cuore stretto in una morsa di ghiaccio. — Padre... no, non sei reale...
— È un trucco! — la voce di Richard risuonò nel vuoto, ma sembrava lontana migliaia di leghe.
Rebekah sentì la sua volontà vacillare. La spada le pesava tra le mani come se fosse fatta di piombo. L'ombra di suo padre era a pochi centimetri, il suo tocco gelido già pronto a ghermirla.
All'improvviso, un lampo rosso attraversò la nebbia. Cara si scagliò contro l'apparizione, trapassandola con un fendente netto. L'immagine del re si dissolse in un grido stridulo, rivelando la forma mostruosa di un Beveling.
— Svegliati, principessina! — urlò Cara, afferrando Rebekah per la spalla e scuotendola con violenza. — È solo polvere e menzogne! Non farti incantare da un cadavere che parla!
Rebekah scosse la testa, riprendendo lucidità. Vide Kahlan lottare contro un'ombra che aveva le fattezze di una sua sorella Depositaria, e Zedd circondato da fiamme nere che cercavano di soffocarlo.
— Grazie — ansimò Rebekah, sollevando la spada. — Sono pronta.
— Allora dimostralo! — Cara si girò, parando il colpo di un altro mostro. — Proteggi il fianco di Richard! Io mi occupo di questi "fantasmi".
La battaglia fu caotica e brutale. La nebbia rendeva difficile distinguere gli amici dai nemici, ma il gruppo, spinto dalla necessità di sopravvivenza, riuscì a creare un cerchio difensivo. Rebekah combatté con una furia che non sapeva di possedere, ogni fendente era un atto di ribellione contro il dolore che il Guardiano cercava di risvegliare in lei.
Lavorò in perfetta sincronia con Cara. Dove la Mord-Sith creava un'apertura con la sua forza bruta, Rebekah colpiva con precisione chirurgica. Erano come l'incudine e il martello.
Quando l'ultimo Beveling svanì e la nebbia iniziò a diradarsi sotto i colpi della magia di Zedd, il gruppo si ritrovò esausto e tremante.
Richard si guardò intorno, assicurandosi che tutti fossero sani e salvi. Il suo sguardo incontrò quello di Rebekah, poi quello di Cara. — State bene?
— Una passeggiata nel bosco — commentò Cara, sebbene il suo respiro fosse affannoso. Si pulì il viso da uno schizzo di sangue nerastro. — Ma se il Guardiano non ha trucchi migliori di questi, mi riterrò offesa.
Rebekah si avvicinò a lei, rinfoderando la spada. — Mi hai salvata di nuovo.
Cara la guardò, e per la prima volta non ci fu sarcasmo nel suo tono. — Ti ho solo impedito di farti uccidere in modo stupido. Lord Rahl avrebbe dato la colpa a me per la tua distrazione, e non ho voglia di subire una delle sue prediche sulla "compassione" e sull' "importanza di ogni vita".
— Ammettilo, Cara — disse Rebekah con un piccolo sorriso stanco. — Ti stiamo simpatizzando.
Cara inarcò un sopracciglio, tornando alla sua maschera di indifferenza. — La prossima volta che vieni ipnotizzata da un mostro, ti lascerò un segno con l'Agiel per ricordarti chi sei. Consideralo un atto di estrema simpatia.
Zedd si avvicinò, scuotendo il capo. — La nebbia era un avvertimento. Siamo vicini al confine delle Terre Morte. Da qui in avanti, la realtà sarà sempre più sottile. Dobbiamo riposare, ma dobbiamo restare vigili.
Quella notte, il campo fu allestito in una piccola grotta naturale che offriva un minimo di protezione. Richard e Kahlan si addormentarono vicini, cercando conforto l'uno nell'altra. Zedd si rintanò in un angolo, mormorando incantesimi di protezione tra un sonnellino e l'altro.
Rebekah si sedette all'imboccatura della grotta, guardando la luna velata dalle nuvole. Sentì un rumore di cuoio e metallo dietro di lei. Cara si sedette accanto a lei, senza dire una parola.
— Non riesci a dormire? — chiese Rebekah.
— Le Mord-Sith dormono con un occhio aperto — rispose Cara. — E il silenzio di questo posto è troppo rumoroso. Mi ricorda le segrete di Castel Rahl.
— Mi dispiace, Cara. Per quello che hai passato.
Cara scoccò un'occhiata alla principessa. — Non volere la mia pietà, e non darmi la tua. Il passato è cenere. Quello che conta è il presente. E nel presente, abbiamo una missione suicida da portare a termine.
— Credi che ce la faremo? — chiese Rebekah, la voce bassa. — A trovare la Pietra e a chiudere il velo?
Cara guardò verso il punto in cui dormiva Richard. — Se qualcuno può farlo, è lui. È l'uomo più irritante, idealista e testardo che abbia mai incontrato. Ma ha un modo di rendere possibile l'impossibile. E finché lui respira, io combatterò.
— E io con te — aggiunse Rebekah.
Cara rimase in silenzio per un lungo momento. Poi, con un gesto quasi impercettibile, allungò una mano e toccò brevemente l'avambraccio corazzato di Rebekah. — Non sei male per essere una principessina, Rebekah. Forse, quando tutto questo sarà finito, ti insegnerò come usare davvero un coltello da lancio. Quello che porti allo stivale è... decorativo.
Rebekah rise piano. — Accetto la sfida, Cara.
— Ora dormi — ordinò la Mord-Sith, tornando al suo tono imperioso. — Domani la strada sarà peggiore. E non voglio doverti trascinare perché sei troppo stanca per camminare. Sarebbe un insulto alla mia reputazione.
Rebekah annuì, chiudendo gli occhi. Mentre scivolava nel sonno, si sentì per la prima volta parte integrante di quel gruppo improbabile. Sapeva che la strada verso l'Oltremondo era ancora lunga e piena di orrori, ma sapeva anche che, tra l'acciaio di Richard, la saggezza di Zedd, l'amore di Kahlan e la ferocia di Cara, c'era un posto anche per la sua luce. E quell'unione, nata dal dolore e forgiata nella battaglia, sarebbe stata l'unica arma capace di sfidare l'oscurità del Guardiano.