blue devils
L'Eclissi del Potere
Il lunedì mattina alla Westbridge Academy aveva il sapore metallico dell’ansia e l’odore pungente del caffè corretto dei distributori automatici. Nonostante il post di @TheDevilKnows fosse ancora l’argomento principale nelle chat di gruppo criptate, Riley Brooks sembrava aver attivato uno scudo invisibile. Non era solo la sua bellezza, che in quella luce mattutina appariva quasi eterea, ma il modo in cui il suo cognome — Brooks — fungeva da giubbotto antiproiettile. A Westbridge, potevi anche essere un’assassina, ma se i tuoi genitori possedevano metà dei fondi d'investimento della East Coast, la gente avrebbe comunque cercato di farsi invitare alla tua festa di compleanno.
Riley camminava lungo il corridoio chiacchierando con Maya, una ragazza del terzo anno dai capelli ricci e l’aria perennemente distratta, che era stata la prima ad avvicinarla senza secondi fini apparenti. Maya non faceva parte dell’élite, ma era una di quelle figure "neutre" che sopravvivevano grazie a un’ironia tagliente e a una conoscenza enciclopedica dei segreti di tutti.
— Non lasciarti intimidire, Riley — stava dicendo Maya, sistemandosi gli occhiali sul naso. — Qui la memoria collettiva dura quanto una storia di Instagram. Domani il Diavolo pubblicherà una foto di qualcuno che fuma nei bagni o di un professore che va a letto con la preside, e tu sarai solo "quella di Boston con i capelli fantastici".
Riley ridacchiò, stringendo i libri al petto. — Spero che tu abbia ragione, Maya. Non sono venuta qui per diventare il caso clinico della scuola.
— Troppo tardi per quello. Sei la prima persona che ha fatto tacere Sienna Carter in mensa. Sei ufficialmente una leggenda urbana.
Mentre svoltavano l’angolo per raggiungere l’aula di Storia dell’Arte, il passaggio fu sbarrato da una figura alta e atletica. Nathan Walker indossava la sua giacca da capitano della squadra di lacrosse con la disinvoltura di un re. Il suo sorriso, solitamente rivolto alle macchine fotografiche o a Sienna, era ora puntato direttamente su Riley.
— Brooks. Maya — disse Nathan, facendo un cenno col capo. Il suo sguardo indugiò su Riley qualche secondo di troppo. — Volevo solo scusarmi per l’altra volta. I ragazzi possono essere... beh, dei completi idioti quando si mettono in gruppo.
Riley si fermò, mantenendo una distanza di sicurezza. Non c’era ostilità nel suo sguardo, solo una cortese indifferenza. — Non preoccuparti, Nathan. Sono abituata agli idioti. Boston ne è piena quanto Westbridge.
Nathan ridacchiò, passandosi una mano tra i capelli castani. — Giusto. Comunque, stiamo organizzando un’uscita al lago questo weekend. Solo la cerchia ristretta. Mi farebbe piacere se venissi. Anche tu, Maya, ovviamente.
Maya inarcò un sopracciglio, chiaramente consapevole di essere stata aggiunta solo per educazione. Riley sorrise, un gesto che non raggiunse del tutto gli occhi. — È un invito molto gentile, Nathan. Ma credo che Sienna preferirebbe passare il weekend senza la sua "rivale" tra i piedi. E onestamente, preferirei anch'io.
— Sienna non decide chi invito — ribatté Nathan, facendo un passo avanti. C’era una scintilla di curiosità genuina nei suoi occhi. Riley non lo guardava come se fosse il trofeo più ambito della scuola; lo guardava come se fosse un ostacolo sul suo cammino verso la lezione di arte. — Sei diversa, sai? Non cerchi di impressionare nessuno.
— Forse perché non ho bisogno dell’approvazione di nessuno, Nathan — rispose lei con calma. — Ora, se ci scusi, la lezione del professor Harrison sta per iniziare.
Mentre Riley e Maya si allontanavano, Nathan rimase a guardarle. Non si accorse che, poco lontano, Sienna Carter stava osservando la scena dall’ombra di un pilastro di marmo.
Sienna sentì una fitta familiare, ma non era gelosia. O almeno, non la gelosia convenzionale che una ragazza prova per il proprio fidanzato. Era la sensazione di perdere il controllo sulla narrazione. Nathan, il suo accessorio perfetto, il ragazzo che lei aveva plasmato per essere il partner ideale, stava mostrando segni di cedimento. E la causa era ancora una volta lei: Riley Brooks.
Sienna entrò nell’aula di Storia dell’Arte pochi secondi dopo Riley, sedendosi al suo solito posto in prima fila. Il professor Harrison, un uomo che sembrava più adatto a un club per gentiluomini che a una scuola superiore, si schiarì la voce.
— Bene, classe. Per la fine del trimestre, ho deciso di assegnarvi un progetto collaborativo. Analizzerete l’influenza del Neoclassicismo sull’architettura moderna della nostra città. Voglio una ricerca accademica, ma anche un’analisi visiva. E per rendere le cose più... stimolanti, ho scelto io le coppie.
Un mormorio di disappunto si levò nell’aula. Sienna rimase immobile, la schiena dritta come un fuso. Sapeva cosa stava per succedere. Lo sentiva nell’aria, come l’elettricità prima di un temporale.
— Walker con Maya — annunciò Harrison. Nathan imprecò a bassa voce, mentre Maya gli rivolse un sorriso sardonico.
Il professore continuò a scorrere la lista, finché non arrivò agli ultimi due nomi. — E infine... Carter e Brooks.
Il silenzio che seguì fu così denso che si sarebbe potuto tagliare con un bisturi. Sienna sentì lo sguardo di tutta la classe su di lei. Lentamente, voltò la testa verso il fondo dell’aula. Riley la stava già fissando. Per un istante, le loro volontà si scontrarono nel vuoto: la resistenza di Riley contro la fredda autorità di Sienna.
— Professore — esordì Sienna, la voce setosa e impeccabile. — Con tutto il rispetto, io e la signorina Brooks abbiamo già un carico di lavoro molto pesante con le Blue Devils. Forse sarebbe più efficiente se lavorassimo con persone che hanno ritmi diversi.
— Al contrario, Carter — rispose Harrison senza alzare lo sguardo dai suoi appunti. — La vostra collaborazione nelle cheerleader è il motivo per cui vi ho messe insieme. Se potete coordinare una piramide umana, potete certamente scrivere un saggio. Non si accettano reclami.
Riley sospirò pesantemente, un suono che per Sienna fu irritante quanto un insulto urlato.
Al termine della lezione, la folla di studenti scivolò fuori dall’aula, lasciando le due ragazze sole vicino alla porta.
— Immagino che la mia camera sia fuori discussione — disse Riley, sistemandosi lo zaino sulla spalla. — Troppi segreti di Boston nascosti sotto il letto, giusto?
Sienna la guardò dall'alto in basso, nonostante fossero quasi della stessa altezza. — Non essere ridicola. Verrai a casa mia oggi pomeriggio alle cinque. Ti manderò l'indirizzo, anche se dubito che tu ne abbia bisogno. Mia madre ha già fatto controllare la tua famiglia, so esattamente chi sei.
— Oh, ne sono certa — ribatté Riley con un sorriso sottile. — Ma sapere chi sono e conoscermi sono due cose molto diverse, Sienna. A oggi pomeriggio.
L’abitazione dei Carter non era una casa, era un monumento all’ego. Situata in cima a una collina privata, la villa di vetro e acciaio sembrava sorvegliare la città come una sentinella silenziosa. Quando Riley arrivò, fu accolta da un maggiordomo che non parlò, ma si limitò a indicarle la scala monumentale.
Trovò Sienna nel suo studio privato, una stanza minimalista piena di libri d'arte e trofei di danza. Sienna indossava un completo in cachemire color crema che la faceva sembrare parte dell'arredamento costoso.
— Sei in ritardo di tre minuti — osservò Sienna senza alzare lo sguardo dal suo MacBook.
— Ho dovuto spiegare a Nathan che non potevo andare a prendere un frullato con lui perché avevo un appuntamento con la sua "regina" — rispose Riley, sedendosi su una sedia di design che sembrava incredibilmente scomoda. — Sembra molto interessato al mio programma giornaliero ultimamente.
Sienna chiuse il portatile con uno scatto secco. Le sue nocche erano bianche. — Nathan è curioso per natura. Gli piacciono le novità. Ma le novità, Riley, tendono a stancare in fretta a Westbridge.
— Non sto cercando di rubarti il fidanzato, Sienna. Onestamente, mi sembra un lavoro a tempo pieno che non sono interessata a intraprendere.
Sienna si alzò e iniziò a camminare per la stanza. — Non si tratta di Nathan. Si tratta di equilibrio. Tu arrivi qui, ignori le regole, rispondi ai post del Diavolo con il silenzio e ora attiri l'attenzione dell'unica persona che dovrebbe essere fuori dalla tua portata. Stai creando disordine.
Riley si alzò a sua volta, avvicinandosi a Sienna. — Il disordine è già qui, Sienna. Tu lo chiami equilibrio, ma è solo paura. Hai paura che se qualcuno smette di seguirti, ti accorgerai di essere sola in questa casa enorme.
— Tu non sai nulla di me — sibilò Sienna, la sua compostezza che iniziava a incrinarsi per la prima volta.
— So che quando quel post è uscito, tu mi hai difesa — disse Riley, abbassando la voce. — Perché l'hai fatto? Non è stato per il controllo. Avresti potuto distruggermi lì, davanti a tutti. Perché mi hai teso la mano?
Sienna distolse lo sguardo, fissando la vista della città oltre la vetrata. Per un istante, l’immagine della ragazza perfetta svanì, lasciando il posto a qualcosa di più fragile. — Perché odiavo vedere come ti guardavano. Come se fossi un oggetto da smontare. So cosa si prova a essere sotto il microscopio di tutti.
Il silenzio che seguì non era teso, ma carico di una comprensione inaspettata. Riley fece un passo avanti, ma prima che potesse dire altro, il telefono di Sienna vibrò sul tavolo.
Entrambe guardarono lo schermo contemporaneamente. Era un'altra notifica di @TheDevilKnows.
La foto pubblicata ritraeva Nathan Walker nel corridoio della scuola, mentre parlava con Riley quella mattina. L'angolazione lo faceva sembrare molto più vicino a lei di quanto non fosse in realtà.
La didascalia era un veleno puro: *"Sembra che il re della Westbridge stia cercando una nuova corona. Nathan Walker ha forse trovato a Boston quello che Sienna Carter non può più dargli? O è solo un altro segreto che la nostra regina preferisce ignorare? Attenta, Sienna, il Diavolo vede tutto... anche i tradimenti che nascondi a te stessa. #WestbridgeDrama #NathanAndRiley #SiennaInDanger"*
Sienna sentì il sangue defluire dal volto. Non era per Nathan. Era l'umiliazione pubblica, il dubbio seminato nel suo regno.
— Io non... non c'era nulla in quella conversazione — disse Riley velocemente, vedendo l'espressione di Sienna. — Lui ha cercato di scusarsi, io l'ho liquidato. È stato un istante.
— Non importa cosa sia successo davvero — mormorò Sienna, la voce che tornava a essere un sussurro gelido. — Conta solo quello che la gente crederà. E ora crederanno che io stia perdendo il mio fidanzato per colpa tua.
— Allora cambiamo la narrazione — propose Riley.
Sienna la guardò, confusa. — Cosa intendi?
— Il Diavolo vuole vederci l'una contro l'altra. Vuole il dramma, la guerra tra la regina e la nuova arrivata. Se noi gli diamo esattamente l'opposto, se diventiamo un fronte unito, il suo post perde potere.
Sienna scoppiò in una risata amara. — Un fronte unito? Io e te? Riley, siamo l'acqua e l'olio.
— Forse. Ma insieme potremmo scoprire chi si nasconde dietro quell'account. Pensa a quanto potere avresti se fossi tu a smascherare @TheDevilKnows. Non saresti solo la regina della scuola, saresti la sua salvatrice.
Sienna rimase in silenzio, valutando l'idea con la freddezza di un giocatore di scacchi. Guardò Riley: la ragazza che avrebbe dovuto odiare, la ragazza che stava mettendo in discussione tutto il suo mondo. Eppure, in quel momento, sentì un legame strano, una scintilla di ribellione che non aveva mai provato prima.
— Dobbiamo finire quel progetto per Harrison — disse infine Sienna, tornando alla scrivania. — Ma mentre cerchiamo l'architettura neoclassica, potremmo anche fare qualche ricerca informatica.
Riley sorrise, un sorriso vero questa volta. — Sapevo che saresti stata una buona alleata.
— Non farti strane idee, Brooks — rispose Sienna, riaprendo il portatile. — Finiremo questo progetto, salveremo la mia reputazione e poi torneremo a ignorarci. Chiaro?
— Cristallino, Carter.
Ma mentre iniziavano a lavorare, entrambe sapevano che nulla sarebbe tornato come prima. Nel buio della villa, tra mappe della città e schermi illuminati, l'alleanza più improbabile della Westbridge Academy era nata. E il Diavolo, per la prima volta, non aveva idea di cosa stesse per succedere.
Sienna, però, non riusciva a togliersi dalla testa un pensiero. Guardò Riley di sottecchi e si chiese se il segreto di Boston fosse davvero così terribile o se, come lei, Riley stesse solo cercando di sopravvivere in un mondo che pretendeva la perfezione a ogni costo.
— Riley? — chiese improvvisamente.
— Sì?
— Se Nathan ci riprova... dagli un calcio negli stinchi da parte mia.
Riley rise, un suono limpido che riempì la stanza fredda. — Sarà un piacere, capitana.
Fuori, la notte avvolgeva Westbridge, ma all'interno della villa Carter, due stelle nemiche avevano appena iniziato a brillare con la stessa intensità. Il gioco era appena passato al livello successivo.