blue devils
Maschere di Seta e Spine di Vetro
Il Fall Welcome Gala non era una festa; era un’esposizione di potere camuffata da beneficenza. Per la Westbridge Academy, era la notte in cui le maschere venivano lucidate fino a splendere, nascondendo le crepe sotto strati di trucco costoso e sorrisi da copertina. Per Sienna Carter, era solitamente il momento dell’apoteosi, la notte in cui riaffermava il suo dominio assoluto. Quest’anno, però, il suo accessorio più ingombrante non era una borsa di Chanel in edizione limitata, ma Riley Brooks.
La camera da letto di Sienna era immersa in un caos controllato. Vestiti di seta fluttuavano sui divanetti di velluto, e l'aria era satura di una miscela di profumi floreali e lacca per capelli.
— Se provi a toccare quel mascara di nuovo con le tue dita da ginnasta, giuro che ti faccio espellere per crimini contro l'estetica — sibilò Sienna, osservando Riley attraverso lo specchio della toeletta.
Riley, che stava cercando goffamente di applicare un filo di eyeliner, posò il tubetto con un sospiro teatrale. Si voltò a guardare Sienna, che era già perfetta nel suo abito di raso blu notte che sembrava cucito direttamente sulla sua pelle.
— Rilassati, Carter. Non tutti siamo nati con un pennello da trucco in mano invece del cordone ombelicale. E comunque, questa tua idea della "coppia di potere" sta diventando un lavoro a tempo pieno. Mi sento come un progetto scientifico che hai deciso di adottare per vincere il Nobel della popolarità.
Sienna si alzò, avvicinandosi a Riley con la grazia di un predatore. Le prese il mento tra le dita affusolate, costringendola a guardarla. La vicinanza era tale che Riley poteva contare le sfumature di ghiaccio nelle iridi di Sienna.
— Non è un progetto scientifico, Brooks. È sopravvivenza. @TheDevilKnows ha postato tre volte oggi. La scuola è convinta che io stia per crollare e che tu sia la mia sostituta. Se entriamo in quel salone e non sembriamo migliori amiche pronte a conquistare il mondo, domani sarò la barzelletta del Paese. Quindi, tieni la bocca chiusa e lascia che ti sistemi questa faccia.
Sienna iniziò a sfumare l'ombretto sulle palpebre di Riley con una precisione chirurgica. Riley rimase immobile, sorpresa dalla delicatezza del tocco di Sienna, che contrastava violentemente con la durezza delle sue parole.
— Sai — mormorò Riley, mentre il pennello le solleticava la pelle — per essere una che dice di odiarmi, ti stai impegnando molto per farmi sembrare bellissima.
Sienna non distolse lo sguardo dal suo lavoro. — Non ti rendo bellissima per te, Riley. Lo faccio perché rifletti su di me. Se la mia "nuova migliore amica" sembra una che si è vestita al buio in un outlet, la cosa danneggia il mio brand.
— Il tuo brand — ripeté Riley con una punta di sarcasmo. — A volte mi chiedo se ci sia una persona vera là sotto, o se sei solo un insieme di strategie di marketing e aspettative genitoriali.
Sienna si irrigidì. Il pennello si fermò per un istante di troppo. — La persona vera è quella che ti sta evitando di finire in pasto ai lupi stasera. Finisci di vestirti. L'autista ci aspetta tra dieci minuti.
Il gala si teneva nel salone principale del Grand Hotel Westbridge, un trionfo di lampadari di cristallo e pavimenti a scacchi. Quando le due ragazze fecero il loro ingresso, il brusio della folla si attenuò per un battito di ciglia. Erano una visione di contrasti: Sienna nel suo blu regale, fredda e inaccessibile; Riley in un abito verde smeraldo scuro, con la schiena scoperta che rivelava la muscolatura tonica di anni di ginnastica, radiosa e sorprendentemente a suo agio.
— Sorridi, Riley — sussurrò Sienna tra i denti, mantenendo un’espressione di pura beatitudine angelica verso i fotografi. — E cerca di non sembrare così sorpresa quando i senatori ti stringeranno la mano. Sono solo uomini con conti in banca più grandi del loro ego.
— Starò bene, Sienna. Cerca solo di non stritolarmi il braccio, la gente potrebbe pensare che mi stai sequestrando.
— È un’opzione che sto ancora considerando.
La Coach Bennett le raggiunse quasi subito, splendente in un abito formale scuro. — Eccovi qui. Le mie due stelle. Sienna, ricorda cosa ci siamo dette: Riley è nuova in questo ambiente. Assicurati che conosca le persone giuste. La coesione della squadra inizia fuori dal campo.
— Certamente, Coach — rispose Sienna con una voce che sembrava miele colato. — Riley ed io siamo diventate praticamente inseparabili. Vero, cara?
Riley le rivolse un sorriso che era una sfida aperta. — Oh, assolutamente. Non potrei immaginare di passare questa serata con nessun altro. Sienna ha così tanto da insegnarmi sulla... diplomazia.
Mentre si addentravano nel salone, Sienna iniziò la sua danza sociale. Presentò Riley a banchieri, ambasciatori e magnati dei media, tessendo una rete di lodi che suonavano sincere solo a chi non le conosceva. Tra una presentazione e l'altra, però, i colpi bassi continuavano.
— Quella è la signora Vanderbilt — sussurrò Sienna all'orecchio di Riley mentre si avvicinavano a una donna coperta di diamanti. — Se ti chiede del tuo passato a Boston, dì che ti mancava l'aria più "genuina" del Connecticut. Non menzionare il fatto che sei stata cacciata, a meno che tu non voglia vedere il suo botox sciogliersi per lo shock.
— Non sono stata cacciata, Sienna. Te l'ho detto.
— I dettagli sono irrilevanti per il gossip, Riley. Conta solo la versione che decidiamo di vendere.
A metà serata, Nathan Walker fece la sua comparsa. Era impeccabile nel suo smoking, ma sembrava irrequieto. I suoi occhi cercarono immediatamente Sienna, ma si fermarono su Riley. Il modo in cui l'abito verde le fasciava il corpo sembrava avergli tolto il respiro per un istante.
— Siete incredibili — disse Nathan, avvicinandosi con due calici di champagne analcolico. Ne offrì uno a Riley, ignorando per un secondo Sienna. — Riley, non ti avevo mai vista così. Boston ti nascondeva bene.
Riley prese il bicchiere, notando lo sguardo di Sienna che avrebbe potuto congelare l'intero hotel. — Grazie, Nathan. Sienna ha fatto miracoli. È una fata madrina molto... esigente.
Nathan ridacchiò, posando una mano confidenziale sulla spalla di Riley. — Posso rubartela per un ballo, Sienna? La Coach ha detto che dobbiamo socializzare, no?
Sienna sentì una scarica di rabbia gelida percorrerle la colonna vertebrale. La gerarchia era chiara: Nathan era suo. Riley era la sua protetta forzata. Quel contatto fisico era una violazione del trattato di pace non scritto.
— In realtà, Nathan, stavo proprio per presentare Riley al rettore della Columbia — intervenne Sienna, la voce ferma ma carica di un avvertimento sottinteso. — La carriera accademica viene prima dei balli, non credi?
— Solo un ballo, Sienna — insistette Nathan, guardando Riley con un’intensità che non mostrava da mesi nei confronti della sua fidanzata. — Non sarai mica gelosa della tua nuova migliore amica?
La parola "gelosa" risuonò come uno schiaffo. Sienna fece un passo indietro, un sorriso perfetto stampato sul volto. — Gelosa? Nathan, caro, io non sono mai gelosa. Sono solo protettiva. Riley, vai pure. Ma non stancarti troppo, abbiamo ancora molto lavoro da fare sul nostro... progetto.
Riley esitò. Guardò Sienna, cercando di leggere dietro quella maschera di porcellana. Vide il dolore, rapido come un lampo, prima che venisse sepolto sotto l'orgoglio.
— Solo uno, Nathan — disse Riley, lasciandosi guidare verso la pista da ballo.
Sienna rimase ferma, sola per la prima volta in tutta la serata. Si sentiva come se il pavimento di marmo stesse diventando ghiaccio sottile. Attorno a lei, i sussurri ripresero vigore. @TheDevilKnows avrebbe banchettato con quella scena.
— Tua figlia è una leader nata, Eleanor — disse una voce alle sue spalle.
Sienna si voltò. Suo padre, Marcus Carter, era lì con un bicchiere di scotch in mano, accompagnato da sua madre, una donna la cui eleganza era fredda quanto quella della figlia.
— Sta gestendo bene la situazione con la ragazza Brooks — commentò sua madre, squadrando Riley sulla pista da ballo. — Anche se quel contatto fisico con Nathan è... sconveniente. Sienna, assicurati che la gerarchia sia chiara. Non vogliamo che la gente pensi che i Carter stiano perdendo terreno a favore di una famiglia di Boston.
— Lo so, madre — rispose Sienna, la voce priva di emozione. — È tutto sotto controllo.
— Speriamo — disse suo padre con un tono che non ammetteva repliche. — Il consiglio di amministrazione della scuola osserva ogni tua mossa. Non deluderci.
Sienna guardò verso la pista. Nathan stava sussurrando qualcosa all'orecchio di Riley, e Riley stava ridendo. Non era la risata forzata che usava con Sienna; era qualcosa di leggero, sincero.
In quel momento, Sienna sentì il peso della sua corona. Era d'oro, sì, ma le punte stavano iniziando a perforarle la pelle. Si allontanò verso la terrazza, cercando un momento di respiro dall'aria pesante del salone.
Pochi minuti dopo, il rumore dei tacchi sul marmo le annunciò che non era più sola.
— È un bel panorama da quassù — disse Riley, appoggiandosi alla balaustra accanto a lei. — Si vede tutta la città. Sembra quasi che tutto sia ai tuoi piedi.
Sienna non si voltò. — È così che deve sembrare.
— Nathan è un idiota — continuò Riley dopo un momento di silenzio. — Mi ha chiesto se mi sentissi sola a Westbridge e se avessi bisogno di qualcuno che mi mostrasse il "lato divertente" della scuola. Gli ho risposto che il lato divertente sembra essere guardare te che cerchi di non ucciderlo con lo sguardo.
Sienna si voltò finalmente, sorpresa. — Gli hai detto davvero questo?
— Più o meno. È un po' troppo convinto del suo fascino. Ma non è lui il problema, vero?
Sienna sospirò, lasciando cadere la maschera per un istante. — Il problema è che in questo posto, se non sei al centro, non esisti. E se non esisti, i miei genitori non hanno motivo di essere orgogliosi di me. Nathan non è solo il mio ragazzo, Riley. È una parte del curriculum.
Riley la studiò in silenzio. — È una vita estenuante, Sienna.
— È l'unica che conosco.
Il telefono di entrambe vibrò contemporaneamente. Un brivido collettivo sembrò percorrere il gala all'interno. Le due ragazze si scambiarono uno sguardo allarmato e aprirono Instagram.
@TheDevilKnows aveva colpito ancora. Ma questa volta, la foto non era di Nathan o Riley. Era uno screenshot di una vecchia email, parzialmente oscurata, inviata dal computer di Marcus Carter. Il testo leggibile diceva: *"...donazione alla Westbridge sarà finalizzata solo dopo che la posizione di Sienna come capitana sarà garantita. I risultati accademici possono essere aggiustati."*
La didascalia era una bomba atomica: *"La perfezione ha un prezzo, e sembra che papà Carter abbia staccato l'assegno. La nostra regina è tale per merito o per acquisto? Il sangue blu dei Carter sembra un po' troppo simile al verde dei dollari. Chi è la vera impostora a Westbridge? #PurchasedPerfection #CarterScandal #TheDevilKnows"*
Il silenzio che cadde sul gala fu assoluto. Centinaia di occhi si spostarono dai telefoni a Sienna, che era ancora sulla terrazza, visibile a tutti attraverso le grandi vetrate.
Sienna sentì le gambe cedere. Tutto quello per cui aveva lavorato, ogni sacrificio, ogni maschera, stava andando in pezzi. La sua intera identità era stata messa in dubbio davanti all'élite del Paese. Vide suo padre irrigidirsi, il volto che passava dal rosso della rabbia al bianco del terrore. Sua madre stava già cercando freneticamente di chiamare il loro addetto alle pubbliche relazioni.
— Sienna... — iniziò Riley, facendo un passo verso di lei.
— Non toccarmi — sibilò Sienna, gli occhi lucidi di lacrime che si rifiutava di far cadere. — È finita. Quello schifoso account ha appena distrutto la mia famiglia.
Riley guardò il post, poi guardò la folla che stava iniziando a sussurrare, a puntare il dito. Vide Nathan che restava fermo, incapace di fare un passo verso la sua fidanzata, preoccupato per la propria immagine di figlio di un senatore.
Riley prese una decisione. Si avvicinò a Sienna e, invece di confortarla privatamente, le prese la mano e la trascinò di nuovo verso il centro del salone, proprio sotto il lampadario più grande.
— Cosa stai facendo? — sussurrò Sienna, cercando di liberarsi. — Lasciami andare, mi stanno guardando tutti!
— Appunto — rispose Riley a voce bassa ma ferma. — Se scappi ora, confermi che è vero. Se resti qui e sorridi, sei ancora la regina.
Riley si fermò al centro della sala, alzando il mento. — Guardateci pure! — esclamò, la voce che risuonava nel silenzio. — Se pensate che una stupida email senza data e senza contesto possa definire chi è Sienna Carter, allora non avete capito nulla di questa scuola. Sienna è la capitana perché è la migliore. L'ho visto io stessa in palestra. E se @TheDevilKnows pensa di poterci dividere con questi giochetti, ha fatto male i suoi calcoli.
Sienna guardò Riley, sbalordita. Nessuno l'aveva mai difesa così. Non Nathan, non i suoi genitori. Quella ragazza di Boston, la sua rivale, stava rischiando la propria reputazione appena guadagnata per salvarla.
Sienna raddrizzò le spalle. Prese un respiro profondo e strinse la mano di Riley. Il calore della sua pelle le diede una forza che non pensava di avere.
— Mia amica ha ragione — disse Sienna, la voce che non tremava più. — Westbridge è costruita sull'eccellenza, non sui pettegolezzi anonimi. Se qualcuno ha qualcosa da dirmi in faccia, lo faccia ora. Altrimenti, godetevi la serata. La musica non si è fermata per un post su Instagram, e non lo farò nemmeno io.
Fece un cenno all'orchestra, che dopo un attimo di esitazione ricominciò a suonare. La tensione non sparì, ma il momento del linciaggio pubblico era stato evitato.
Le due ragazze si allontanarono verso un angolo più riparato. Sienna lasciò andare la mano di Riley, sentendosi improvvisamente svuotata.
— Perché l'hai fatto? — chiese Sienna, la voce ridotta a un soffio. — Avresti potuto lasciarmi affondare. Saresti stata la nuova regina senza nemmeno sforzarti.
Riley si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. — Te l'ho detto, Sienna. Non mi piacciono le altezze che dipendono dal calpestare gli altri. E poi... — fece una pausa, un sorriso ironico che le illuminò il volto — ...distruggere @TheDevilKnows sarà molto più divertente se siamo in due.
Sienna la guardò e, per la prima volta da quando Riley era arrivata a Westbridge, non vide una minaccia. Vide un'uguale.
— Mi odi ancora? — chiese Sienna.
— Ogni singolo minuto che passiamo insieme — rispose Riley con sincerità. — Ma devo ammettere che il tuo truccatore è davvero bravo. Mi sento fantastica in questo vestito.
Sienna ridacchiò, una risata vera che le scosse il petto. — È il mio trucco, idiota. L'ho fatto io.
— Allora forse c'è una persona vera sotto quella maschera, dopotutto.
Mentre il gala continuava, le due ragazze rimasero vicine. Nathan cercò di avvicinarsi, ma Sienna lo liquidò con uno sguardo così gelido che il ragazzo si ritirò immediatamente. Quella notte, le gerarchie di Westbridge non erano state distrutte, ma erano cambiate per sempre.
Ma mentre sorridevano per le foto, entrambe sapevano che la guerra era appena diventata personale. @TheDevilKnows aveva attaccato la famiglia di Sienna. E Sienna Carter non dimenticava mai un'offesa.
— Riley? — disse Sienna, mentre si preparavano a lasciare la festa.
— Sì?
— Domani iniziamo a fare sul serio. Voglio quel nome. Voglio la persona che ha scritto quel post. E quando la troveremo...
— Le faremo desiderare di non aver mai scaricato Instagram — completò Riley.
Si avviarono verso l'uscita, due regine in un mondo di vetro, pronte a frantumare chiunque osasse scagliare la prima pietra. La Westbridge Academy non sapeva ancora che l'alleanza tra il ghiaccio e il fuoco stava per incendiare tutto.