the one for me
Sussurri tra le Correnti e Cieli di Sangue
L’alba ad Aretia non arrivava con un timido chiarore, ma con un colpo di frusta gelido che tagliava la pelle come una lama di ghiaccio. Il cielo era di un grigio metallico, striato da vene color lavanda che sembravano presagire tempesta. Elara Valeryth era già sulla piattaforma di volo, i capelli biondi raccolti in una treccia stretta che le ricadeva sulla schiena della giubba di cuoio.
Accanto a lei, Astraevyn emise un basso brontolio che fece vibrare le pietre sotto i piedi di Elara. La dragonessa non era una creatura mattiniera. Le sue enormi ali erano ripiegate contro il corpo massiccio e le scaglie nere sembravano assorbire la poca luce presente, mentre i suoi occhi ambra erano ridotti a due fessure cariche di irritazione.
*«Perché siamo sveglie prima che il sole abbia il buon senso di scaldare queste rocce, piccola umana?»*, la voce di Astraevyn risuonò nella mente di Elara, carica di un sarcasmo pesante. *«E soprattutto, perché la Bestiolina Umana è di nuovo nel mio raggio visivo?»*
Elara soffocò un sorriso, sistemandosi i guanti da volo. — Si chiama Cat, Astra. E te l’ho detto, le ho promesso che l’avrei aiutata con le correnti. Non vogliamo che finisca di nuovo contro una parete rocciosa, vero? Sarebbe un inutile spreco di risorse.
*«Sarebbe una macchia difficile da pulire sulla roccia, nient’altro»*, ribatté la dragonessa, sbuffando una nuvola di fumo che odorava di zolfo e disprezzo. *«Guarda come cammina. Sembra che stia cercando di sedurre il vento invece di cavalcarlo. Patetico.»*
Elara osservò Catriona Cordella avvicinarsi. La flier camminava con la solita aria di sfida, ma la rigidità delle sue spalle tradiva la tensione. Il suo grifone la seguiva a breve distanza, le piume arruffate dal freddo e gli occhi intelligenti fissi su Astraevyn con un misto di rispetto e terrore primordiale.
— Sei in anticipo, Valeryth — esordì Cat, fermandosi a pochi metri di distanza. Il suo respiro formava piccole nuvole bianche nell’aria gelida. — Speravo che il freddo ti avesse convinta a restare sotto le coperte.
— E lasciarti il piacere di dire che ho avuto paura di un po’ di brina? Mai — rispose Elara, incrociando le braccia. La sua percezione del signet iniziò a espandersi, sentendo la pressione che mutava attorno a loro, piccoli vortici che si infilavano tra le torri di Aretia. — Cominciamo. Non ho intenzione di perdere tutta la mattina.
Le ore successive furono un esercizio di pazienza estrema per entrambe. Elara non era un’insegnante nata, e Cat non era certo un’allieva docile. Volarono basso, vicino alle gole dove le correnti diventavano traditrici. Elara usava il suo potere non per colpire, ma per "mostrare": creava piccoli addensamenti d'aria visibili come distorsioni tremolanti, indicando a Cat dove la pressione crollava improvvisamente.
— Lì — gridò Elara, indicando un punto dove il vento sembrava avvitarsi su se stesso. — Se entri con quell’angolazione, il vuoto di pressione sotto l'ala sinistra ti trascinerà giù. Devi inclinare il grifone di almeno dieci gradi verso l'esterno e lasciare che la coda faccia da perno.
Cat imprecò, manovrando la sua cavalcatura con una grazia che Elara, pur non volendo, dovette ammirare. — È facile per te! Tu senti l’aria come se fosse parte dei tuoi polmoni. Per noi è solo... vuoto e rumore!
— Allora impara a leggere il rumore — ribatté Elara, facendo virare Astraevyn con un pensiero. — Guarda le piume del tuo grifone. Quando iniziano a vibrare in quel modo irregolare, significa che la pressione sta calando. Non aspettare di cadere. Anticipa.
*«Anticipa la caduta e magari finisci direttamente nel burrone, Bestiolina»*, commentò Astraevyn, eseguendo un avvitamento superfluo solo per mostrare la sua superiorità acrobatica. *«Elara, i suoi movimenti sono goffi come quelli di un anatroccolo zoppo.»*
— Smettila, Astra — mormorò Elara tra i denti, ma non poté fare a meno di sorridere di nuovo al nomignolo che la dragonessa aveva coniato.
Il rapporto tra le due donne era una corda tesa al limite della rottura. Ogni suggerimento di Elara veniva accolto da Cat con un’occhiata tagliente, e ogni errore di Cat veniva sottolineato dal silenzio giudicante di Elara. Eppure, nonostante l’astio, c’era qualcosa che stava cambiando. Una forma di rispetto riluttante, forgiata nel freddo e nella fatica.
Quando atterrarono di nuovo, il sole era ormai alto, ma non portava calore. Il cortile principale di Aretia era in preda a un caos controllato. Cavalieri e flier correvano in ogni direzione, e il rumore dei draghi che ruggivano richiami d'allarme riempiva l'atmosfera.
Elara sentì la pressione cambiare drasticamente, ma non era il tempo meteorologico. Era l'agitazione collettiva, una densità di paura e adrenalina che le premeva contro la pelle.
— Che succede? — chiese Cat, scendendo dal grifone e correndo verso il centro del cortile insieme a Elara.
Xaden Riorson era in piedi su una sporgenza di pietra, la sua figura scura che dominava la folla. Accanto a lui, Violet Sorrengail appariva pallida ma determinata, con Tairn che svettava alle sue spalle come un’ombra primordiale.
— Ascoltatemi! — la voce di Xaden tagliò il rumore come un fendente. — Abbiamo ricevuto notizie dai nostri informatori. I Venin si stanno muovendo in massa. L’obiettivo non è Aretia, non ancora. Stanno puntando a Basgiath.
Un sussulto collettivo percorse la folla. Basgiath era indifesa contro una minaccia del genere; i vertici militari di Navarre erano ancora convinti che i Venin fossero solo fiabe per spaventare i bambini, e le protezioni magiche dell'accademia non erano state concepite per respingere esseri che drenavano la vita stessa dalla terra.
— L’accademia non è pronta — continuò Xaden, lo sguardo che cercava quello di ogni rider presente. — Se Basgiath cade, Navarre cade con lei. E con Navarre, ogni speranza di fermare questa piaga. Non vi ordinerò di venire. È una missione suicida, al di fuori dei confini che abbiamo giurato di proteggere. Ma chi vuole combattere, chi vuole difendere la nostra casa... il momento è adesso.
Violet fece un passo avanti. — Andremo a ripristinare le protezioni. Ma abbiamo bisogno di tempo. Abbiamo bisogno di una difesa aerea che tenga i Venin e i loro volatili lontani dalle mura finché non avremo finito.
Elara sentì il cuore batterle contro le costole. Basgiath. Il luogo dove era cresciuta, dove il nome dei Valeryth era inciso nelle pietre della Valle dei Rider. Non c’era nemmeno bisogno di pensarci.
*«Andiamo, vero?»*, chiese Astraevyn, la sua voce ora priva di ogni sarcasmo, sostituito da una sete di battaglia che faceva ribollire il sangue di Elara. *«Il fumo dei Venin offende le mie narici anche da qui. È ora di mostrare loro cosa significa sfidare un drago di stirpe antica.»*
— Andiamo — rispose Elara a voce alta.
Si voltò e vide Cat accanto a lei. La flier aveva un’espressione indecifrabile, ma le sue mani erano strette sulle redini del grifone.
— Anche noi veniamo — disse Cat, guardando Xaden e poi, per un breve istante, Elara. — I grifoni non si tirano indietro quando il mondo brucia. E poi... qualcuno deve pur controllare che la nobile Valeryth non si faccia distrarre troppo dal suo signet.
Elara accennò un sorriso freddo. — Cerca solo di non farti abbattere nei primi cinque minuti, Cordella. Le mie lezioni non sono rimborsabili.
Il decollo fu uno spettacolo di pura potenza. Centinaia di draghi e grifoni si levarono in volo, oscurando il cielo sopra Aretia. La Quarta Ala volava compatta, con Xaden e Violet in testa. Elara si posizionò sul fianco destro, con Cat che, sorprendentemente, manteneva la posizione assegnata con una precisione millimetrica.
Il viaggio verso Basgiath fu una corsa contro il tempo. Elara usava il suo potere per manipolare la pressione davanti alla formazione, riducendo la resistenza dell'aria per permettere ai draghi più lenti e ai grifoni di mantenere una velocità che normalmente li avrebbe sfiniti. Il sudore le imperlava la fronte nonostante il gelo, e una sottile emicrania iniziava a bussare alla base del suo cranio, ma non si fermò.
Quando le torri di Basgiath apparvero all'orizzonte, la scena era da incubo. Il cielo era punteggiato di sagome scure e distorte: i volatili dei Venin. L'aria era carica di un senso di morte, una pressione negativa che Elara percepiva come un vuoto doloroso, come se la terra stessa stesse urlando mentre le veniva strappata l'energia vitale.
— Formazione da attacco! — urlò Xaden attraverso il legame.
Elara non perse tempo. — Astra, ora!
La dragonessa si tuffò verso il basso, una freccia nera e argento. Elara percepì tre nemici che convergevano verso la posizione di Rhiannon e Ridoc. Senza esitare, tese la mano destra.
— Comprimiti! — ringhiò.
L'aria attorno ai tre volatili nemici si contrasse istantaneamente. La pressione divenne così elevata che le creature non riuscirono più a battere le ali, rimanendo schiacciate in una morsa invisibile. Astraevyn passò come un fulmine, incenerendoli con una fiammata bluastra prima ancora che potessero reagire.
— Bel colpo, Valeryth! — la voce di Ridoc risuonò gracchiante, ma carica di sollievo.
Ma la battaglia era appena iniziata. I Venin erano ovunque, e la loro magia oscura cercava di agganciarsi ai draghi per prosciugarli. Elara vide Cat in difficoltà: due flier nemici le erano addosso, e le loro ombre lunghe stavano per toccare il grifone.
— Cat, scendi! — urlò Elara.
Usò il suo potere per creare un'improvvisa depressione sotto il grifone di Cat. La creatura cadde nel vuoto per una ventina di metri, sfuggendo agli artigli dei nemici. Contemporaneamente, Elara scagliò un'onda d'urto di pressione contro gli inseguitori, sbilanciandoli e lasciandoli scoperti per l'attacco di Sawyer che arrivava da dietro.
Cat riprese quota, il viso sporco di fuliggine ma gli occhi accesi. Fece un cenno rapido a Elara, un riconoscimento silenzioso che valeva più di mille parole.
*«La Bestiolina sta imparando»*, commentò Astraevyn, mentre artigliava un nemico a mezz'aria, strappandolo dal suo sedile. *«Ma tu, Elara... stai attenta. La tua testa vibra come una corda troppo tesa.»*
Era vero. Il sangue aveva ripreso a colare dal naso di Elara, e ogni volta che manipolava la pressione, sentiva una fitta che le toglieva il respiro. Ma sotto di loro, Violet e gli altri stavano lottando per raggiungere il cuore delle protezioni. Dovevano resistere.
— Non mi fermo, Astra — rispose Elara, asciugandosi il sangue con la manica. — Dobbiamo tenere il cielo pulito. Per Violet. Per tutti loro.
La battaglia per Basgiath infuriava, un turbine di fuoco, piume e magia oscura. In quel caos, la discendente dei Valeryth e la flier di Poromiel combattevano fianco a fianco, separate da secoli di odio e pregiudizio, ma unite dalla stessa disperata volontà di sopravvivere.
Elara sentì un’ondata di energia oscura dirigersi verso di lei. Un Venin, su un volatile più grande degli altri, stava puntando Astraevyn, le mani protese per lanciare un dardo di magia drenante.
— Oh, no, non oggi — sibilò Elara.
Invece di creare una barriera, fece l'opposto. Concentrò tutta la pressione in un punto infinitesimale davanti al volto del Venin e poi la fece esplodere verso l'esterno. L'onda d'urto fu così potente che non solo deviò l'attacco, ma frantumò le ossa del volatile nemico, facendolo precipitare come un sasso.
Il contraccolpo la fece quasi cadere dalla sella. La vista le divenne grigia per un istante, e sentì il calore di Astraevyn che cercava di sostenerla attraverso il legame.
*«Basta, piccola umana! Hai dato abbastanza!»*
— Ancora... ancora un po'... — sussurrò Elara, aggrappandosi alle maniglie del seggio.
Proprio in quel momento, vide Cat lanciare una serie di pugnali incantati che finirono un gruppo di nemici che cercavano di accerchiarle. La flier si portò al fianco di Elara, il suo grifone che emetteva un grido di sfida.
— Ti tengo io, Valeryth! — gridò Cat, la voce roca per il fumo. — Non osare svenire adesso! Abbiamo un’accademia da salvare!
Elara sollevò lo sguardo verso il cielo di Basgiath, dove il fuoco dei draghi illuminava l'oscurità crescente. Il dolore era atroce, ma la determinazione era più forte. Insieme, rider e flier, draghi e grifoni, stavano tracciando una linea nel cielo che i Venin non avrebbero superato.
La nobiltà dei Valeryth non risiedeva nei loro titoli o nella loro storia, pensò Elara mentre preparava un altro attacco. Risiedeva nella capacità di stare in piedi quando tutto il resto crollava. E lei non sarebbe caduta. Non finché avesse avuto un briciolo d'aria da comandare.