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thorns and roses

L’Eclissi di Seta e il Canto del Mattino

Il sole di Velaris filtrava attraverso le tende di seta della camera di Claris con una timidezza che mal si conciliava con l’audacia degli eventi della notte precedente. Claris Vaelor si stiracchiò tra le lenzuola, sentendo ogni muscolo del corpo cantare un inno di piacevole indolenzimento. Non era più la ragazza umana che tremava oltre il Muro; era una donna che aveva danzato con le ombre ed era sopravvissuta per raccontarlo, o meglio, per portarne i segni con orgoglio.

Si voltò di lato, trovando il posto accanto a lei vuoto. Azriel era svanito con le prime luci dell'alba, probabilmente vittima di quel senso del dovere — o di quella timidezza paralizzante — che lo spingeva a rifugiarsi nel lavoro subito dopo aver mostrato la sua anima (e molto altro) a qualcuno. Claris sorrise tra sé, ricordando il calore delle sue mani, la forza delle sue ali che l'avevano avvolta come un bozzolo impenetrabile e, soprattutto, il suono della sua voce che perdeva ogni traccia di freddezza nel buio della stanza.

Tuttavia, mentre scendeva le scale della Casa del Vento indossando un abito di seta color crema che scivolava sulle sue curve come acqua, Claris iniziò a percepire che qualcosa non andava. O meglio, che qualcosa andava fin troppo bene.

Il silenzio che solitamente regnava nei corridoi era sostituito da un brusio sommesso proveniente dalla sala da pranzo. Man mano che si avvicinava, distinse la risata tonante di Cassian e il timbro divertito di Rhysand.

Quando varcò la soglia, il silenzio cadde istantaneo, ma durò solo un battito di ciglia.

— Oh, ecco la nostra guerriera preferita! — esclamò Cassian, alzando un calice di succo d’arancia come se fosse il più pregiato dei vini. — Claris, ti trovo... radiosa. Un po’ stanca, forse? Hai avuto difficoltà a dormire?

Claris prese posto a tavola con una calma regale, ignorando il calore che iniziava a salirle alle guance. — Ho dormito divinamente, Cassian. L’aria di montagna fa miracoli per il riposo.

— L’aria di montagna? — intervenne Rhysand, inarcando un sopracciglio violaceo mentre sbucciava con estrema lentezza un frutto. — Strano. Io avrei giurato che ci fosse un terremoto localizzato esattamente nell’ala est della casa. O forse un attacco di bestie feroci. Feyre, tesoro, non hai sentito anche tu quei... ruggiti?

Feyre cercò di nascondere un sorriso dietro la tazzina del caffè, ma fallì miseramente. — In effetti, Rhys, ho pensato che le fondamenta della casa stessero cedendo. Ho quasi considerato l’idea di evacuare l’edificio per sicurezza.

Claris scoppiò a ridere, una risata limpida e priva di vergogna che fece sussultare i presenti. — Siete degli idioti. Tutti quanti.

Spostò lo sguardo verso l’angolo più lontano della tavola. Lì, seduto con la schiena dritta come un fuso, Azriel fissava il suo piatto di uova e pancetta come se contenesse i segreti più oscuri dell'universo. Le sue ombre, solitamente così attive e curiose, erano ridotte a piccoli batuffoli immobili sulle sue spalle. Se un Illyrian potesse letteralmente implodere per l’imbarazzo, Azriel lo avrebbe fatto in quel preciso istante.

— Az, amico mio — disse Cassian, allungando una mano per dargli una pacca sulla spalla che il Cantore delle Ombre schivò per un soffio. — Non sapevo che avessi una tale... estensione vocale. O che i letti della Casa del Vento avessero bisogno di test di resistenza così estremi.

Azriel non sollevò lo sguardo. La sua voce fu un sussurro rauco. — Cassian, taci.

— Perché dovrei? — continuò il generale, ormai lanciato. — È stato istruttivo. Ho imparato nuovi usi per le ali che nemmeno cinquecento anni di addestramento mi avevano suggerito. Quella manovra di avvitamento intorno alle tre del mattino? Magistrale.

— Cassian, giuro sulla Madre che se non la smetti, ti cucio la bocca con le tue stesse ombre — ringhiò Azriel, ma il rossore che gli imporporava il collo smentiva ogni sua pretesa di minacciosità.

Mor, che era seduta accanto a Claris, le cinse le spalle con un braccio, attirandola a sé in un abbraccio complice. — Lasciali perdere, Claris. Sono solo gelosi perché sanno che Azriel ha finalmente trovato qualcuno in grado di tenergli testa... e di fargli perdere quel controllo fastidioso che ostenta sempre.

Mor si voltò verso Azriel, un lampo di malizia pura negli occhi. — Comunque, Az, la prossima volta potresti almeno usare un incantesimo di silenziamento. O forse ti piaceva l’idea che sapessimo esattamente quanto Claris stesse apprezzando le tue... doti?

Azriel sembrò voler scomparire sotto il tavolo. Le sue ali ebbero un sussulto involontario, urtando la sedia. — Non c’era... non abbiamo pensato a...

— Oh, lo sappiamo che non avete pensato — ridacchiò Mor, versando altro caffè a Claris. — Ed è questo il bello. Claris, tesoro, devi raccontarmi tutto. Ogni singolo dettaglio. Soprattutto la parte in cui il Cantore delle Ombre ha smesso di cantare e ha iniziato a urlare.

Claris bevve un sorso del suo tè, guardando Azriel con una tenerezza infinita. — Mor, sai che non rivelo mai i segreti di un gentiluomo. Anche se, tecnicamente, definire Azriel un "gentiluomo" dopo quello che ha fatto ieri notte sarebbe un’inesattezza storica.

Un coro di "Uh!" e risate esplose nella stanza. Rhysand si stava letteralmente tenendo la pancia, mentre Amren, che era appena entrata, osservò la scena con un ghigno sapiente.

— Complimenti, ragazza — disse Amren, sedendosi e prendendo un pezzo di pane. — Hai fatto quello che nessuno in questa corte è riuscito a fare in cinque secoli: hai reso Azriel vulnerabile. E rumoroso. Molto rumoroso.

— Amren, non aiuti — mormorò Azriel, trovando finalmente il coraggio di sollevare lo sguardo, che però si posò solo su Claris.

In quel momento, tra il rumore delle battute e le provocazioni, i loro occhi si incontrarono. Claris gli rivolse un sorriso incoraggiante, un raggio di sole che sembrava dire: *Va tutto bene, lascia che parlino.* Azriel parve rilassarsi impercettibilmente. La sua mano, sotto il tavolo, cercò quella di Claris e la strinse con una forza che parlava di possesso e di una gratitudine silenziosa.

— Comunque — riprese Cassian, addentando una fetta di pancetta — ho deciso che d’ora in poi chiamerò Azriel "Il Terremoto di Velaris".

— E io chiamerò te "Il Cadavere di Velaris" se non smetti di tormentarli — intervenne Feyre, sebbene stesse ancora ridacchiando. — Lasciateli mangiare in pace. Claris, hai piani per oggi? O hai bisogno di un’intera giornata di riposo a letto?

— In realtà — rispose Claris, lanciando un’occhiata di sfida a Mor — Mor mi ha promesso una giornata di shopping estremo. Dice che ho bisogno di nuovi abiti. Quelli che avevo... beh, alcuni si sono strappati misteriosamente ieri sera.

Un altro scoppio di risate scosse la sala. Azriel lasciò cadere la forchetta con un rumore metallico, coprendosi il volto con le mani.

— Andiamo via di qui — sussurrò Mor all’orecchio di Claris, alzandosi e trascinandola con sé. — Prima che Cassian inizi a mimare le posizioni con le posate.

Mentre uscivano dalla sala da pranzo, Claris si voltò un’ultima volta verso Azriel. Gli scoccò un bacio nell’aria e gli fece l’occhiolino. Lui scosse il capo, un piccolo, quasi invisibile sorriso che finalmente appariva sulle sue labbra, nonostante il tormento dei suoi fratelli.

Fuori, nel corridoio inondato di luce, Mor scoppiò a ridere di nuovo, stringendo il braccio di Claris. — Oh dei, Claris! È stato epico. Non ho mai visto Azriel così fuori fase. Sei la mia eroina.

— È stato... intenso, Mor — confessò Claris, sentendo finalmente il calore dell’emozione vera ora che erano sole. — Non avevo mai provato nulla di simile. Non è solo il sesso, è... il modo in cui mi guarda. Come se fossi l’unica cosa solida in un mondo di ombre.

Mor si fermò, guardandola con una serietà improvvisa e dolce. — Lo sei, Claris. Per lui, tu sei la luce che non ha mai osato sperare di avere. Ed è per questo che ti prendono in giro. Perché sono felici per lui. E io sono felice per te. Sei la mia migliore amica, e vederti così... così viva, dopo tutto quello che abbiamo passato... è il regalo più bello.

Claris abbracciò Mor con forza. — Grazie, Mor. Per tutto. Per avermi spinta, per avermi ascoltata e per non avermi giudicata quando ho deciso di inseguire l'uomo più complicato di Prythian.

— Complicato? — Mor ridacchiò, riprendendo a camminare verso l’uscita della Casa del Vento. — Cara, con quell'apertura alare, può essere complicato quanto vuole. Ora, andiamo a spendere un po’ dell’oro di Rhysand. Abbiamo bisogno di tessuti leggeri, colori vibranti e, soprattutto, di biancheria intima che Azriel possa strappare con più facilità.

Le due amiche scesero verso il centro di Velaris, le loro risate che risuonavano tra le montagne. Per Claris, il mondo non era mai stato così vibrante. Non era più la ragazza che leggeva libri in una biblioteca polverosa sognando la libertà; era una donna che aveva trovato la sua casa tra le braccia della notte e il calore di un’amicizia che superava i confini dei mondi.

Mentre camminavano tra i banchi del mercato, ammirando i ricami e le pietre preziose, Claris sentiva lo sguardo della città su di sé. Non era più l'umana da proteggere, ma una parte integrante del tessuto di Velaris. La gente la salutava con rispetto, i mercanti le offrivano i loro prodotti migliori e lei rispondeva a tutti con quella genuinità che l'aveva sempre contraddistinta.

— Guarda questo, Claris — disse Mor, indicando un rotolo di seta color indaco profondo, quasi nero, ma che rifletteva la luce come se ci fossero dei diamanti incastonati nella trama. — Sarebbe perfetto per una serata speciale con il tuo Cantore.

Claris sfiorò il tessuto, sentendo la morbidezza sotto le dita. — È bellissimo. Sembra... il cielo di Velaris durante un’eclissi.

— Proprio come te — commentò Mor con un sorriso sincero. — Un’eclissi che ha oscurato il dolore e ha lasciato solo la bellezza.

Comprarono la seta, insieme a decine di altri oggetti superflui ma meravigliosi. Pranzarono in un piccolo caffè lungo il fiume Sidra, parlando per ore di sogni, di paure e del futuro che le aspettava. Mor raccontò a Claris della sua famiglia, delle cicatrici che ancora portava nel cuore, e Claris ascoltò con una comprensione che solo chi ha sofferto può offrire.

— Sai — disse Mor, sorseggiando un bicchiere di vino bianco ghiacciato — a volte mi chiedo cosa sarebbe successo se tu non fossi mai arrivata alla Corte di Primavera. Se non avessi avuto il coraggio di attraversare il Muro.

Claris guardò l’acqua del fiume che scorreva placida. — Sarei rimasta in quel villaggio, probabilmente sposata con qualche contadino noioso, sognando una vita che non avrei mai potuto avere. Feyre sarebbe stata sola. E Azriel... Azriel avrebbe continuato a fissare le stelle senza mai toccarne una.

— Sei stata la nostra salvezza, Claris Vaelor — disse Mor, alzando il calice. — Anche se non lo ammetteranno mai apertamente, hai portato un equilibrio che mancava. Hai dato a Feyre una sorella, a me un’alleata e a Azriel un motivo per non essere solo un’ombra.

— E io ho trovato tutto quello che non sapevo di cercare — rispose Claris, brindando con lei.

Il pomeriggio passò in un soffio. Quando tornarono alla Casa del Vento, cariche di pacchi e con i piedi stanchi ma il cuore leggero, trovarono Azriel che le aspettava nel cortile. Non era più imbarazzato; o meglio, lo era ancora un po’, ma il desiderio di vederla superava ogni altra cosa.

Azriel si avvicinò a Claris, prendendole i pacchi dalle mani senza dire una parola. Mor lanciò un’occhiata d’intesa a Claris e si dileguò all'interno, lasciandoli soli sotto la luce aranciata del tramonto.

— Sei stata fuori tutto il giorno — disse Azriel, la sua voce che tornava a essere quel velluto scuro che lei tanto amava.

— Avevo bisogno di nuovi vestiti — rispose lei con un sorriso malizioso. — Mor dice che sono una pessima influenza per il tuo autocontrollo, quindi ho deciso di assecondarla.

Azriel sospirò, ma i suoi occhi brillavano di un affetto che non aveva bisogno di parole. — Sei la rovina della mia pace mentale, Claris.

— E tu sei la colonna sonora dei miei sogni, Az.

Lui si chinò, baciandole la fronte con una delicatezza che contrastava con la passione della notte precedente. — Cassian non smetterà mai di tormentarci, lo sai?

— Lascialo fare. La sua invidia è il miglior complimento che potessimo ricevere.

Claris gli prese la mano, intrecciando le dita con le sue. Mentre entravano in casa insieme, sentì il calore della magia nera che pulsava in armonia con le ombre di lui. Non importava quanto rumore avessero fatto, o quanto i loro amici li avessero presi in giro.

In quel mondo fatto di guerre imminenti e corti rivali, Claris Vaelor aveva costruito il suo piccolo regno di seta e sospiri. E mentre saliva le scale verso una nuova notte di scoperte, sapeva che non avrebbe cambiato un singolo istante di quel viaggio. Perché oltre il Muro di Spine, oltre il dolore e oltre la paura, c’era una vita che profumava di gelsomino e stelle, e un uomo che l’avrebbe amata tra le ombre, per sempre.