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when the roses are now burned

L'abbraccio della notte

Il vento di Velaris non era mai gelido, portava con sé il profumo costante di gelsomino e la promessa di una libertà che Claris, per molto tempo, aveva creduto un miraggio lontano. Quella sera, la Casa del Vento sembrava sospesa tra le nuvole, un nido di pietra e magia che guardava dall'alto le luci della città sottostante.

Claris era seduta sulla balaustra di marmo della terrazza privata di Rhysand. Non lo aveva cercato attivamente, ma sapeva che lui sarebbe arrivato. C’era un filo invisibile che ora la legava a quella Corte, un senso di appartenenza che stava lentamente guarendo le cicatrici lasciate da Amarantha e dal silenzio soffocante della Corte di Primavera.

Sentì il fruscio delle ali prima ancora di vedere la sua sagoma. Rhysand atterrò con la grazia di un predatore che non ha bisogno di mostrare la propria forza. Non indossava la corona, né la maschera da High Lord che riservava ai nemici o alle riunioni formali. Indossava una semplice tunica nera e i suoi occhi violetti erano limpidi, privi di quelle ombre che solitamente nascondevano i suoi piani.

«È una notte troppo bella per restare soli con i propri pensieri, Claris,» esordì lui, avvicinandosi alla balaustra. Si appoggiò con i gomiti al marmo, guardando la città. «Spero che Azriel non si senta offeso dal fatto che ti ho rubato qualche minuto.»

Claris accennò un sorriso, uno di quelli veri che ormai riuscivano a illuminarle il volto con frequenza. «Azriel sta addestrando le ombre a non seguirmi fin dentro la vasca da bagno. Penso che apprezzerà la tregua.»

Rhys ridacchiò, un suono basso e vibrante. «È protettivo. A volte in modo quasi asfissiante, lo so. Ma è il suo modo di dire che finalmente ha trovato qualcosa che ha paura di perdere.»

Il silenzio calò tra loro, ma non era un silenzio teso. Era lo spazio confortevole di due persone che avevano visto il peggio l'una dell'altra e avevano deciso di restare comunque. Claris fece scivolare le dita lungo il bordo del marmo, poi voltò lo sguardo verso di lui.

«Rhys... c'è una cosa che non ti ho mai detto. Qualcosa che risale a quando sono arrivata qui, nei primi mesi, quando il mio cuore era ancora una terra bruciata e ogni tua parola mi sembrava un insulto.»

Rhysand inclinò la testa, invitandola a continuare con un cenno silenzioso.

«Ti ho sentito,» disse lei, la voce appena sopra un sussurro. «Ero nell'ombra, quel giorno in cui parlavi con Feyre nel corridoio. Non volevo origliare, ma ero troppo debole per muovermi senza farmi notare. Ti ho sentito dirle che tu e l'intera Cerchia Ristretta mi avreste protetta da tutto. Che sareste morti per me, se fosse stato necessario, per garantirmi la sicurezza che meritavo.»

Rhys si irrigidì impercettibilmente. I suoi occhi cercarono quelli di lei, carichi di una serietà improvvisa. «Ricordo quel momento. Lo pensavo davvero. Lo penso tuttora.»

«Lo so,» rispose Claris, e un lampo di antica rabbia le attraversò lo sguardo per un istante, prima di spegnersi. «Ma all'epoca, quelle parole mi hanno fatta infuriare. Volevo urlare. Volevo colpirvi tutti. Mi sembrava l'affermazione più arrogante e presuntuosa del mondo. Pensavo: "Chi sono questi stranieri per decidere di morire per me? Chi sono per offrirmi una protezione che non ho chiesto e che non credo di meritare?". Mi sentivo come un uccellino ferito che odiava la mano che cercava di rimetterlo nel nido.»

Fece una pausa, prendendo un respiro profondo, lasciando che l'aria notturna le riempisse i polmoni.

«Odiavo quell'affermazione perché mi faceva sentire piccola. Mi ricordava che ero stata una vittima, che ero stata la "seconda puttana" di Amarantha, che ero stata l'oggetto dimenticato di Tamlin. Sentire che sareste morti per me mi faceva sentire un peso, un debito che non avrei mai potuto ripagare. Ogni volta che mi guardavi con quella pietà che cercavi di nascondere, volevo solo che Hybern mi trovasse e la facesse finita.»

Rhysand non la interruppe. Sapeva che Claris aveva bisogno di espellere quel veleno, di trasformare quei ricordi in parole per potersene liberare definitivamente.

«Ma poi è passato il tempo,» continuò lei, e la sua voce si fece più calda. «Ho iniziato a vedere Mor che non si arrendeva davanti ai miei silenzi taglienti. Ho visto Cassian che mi trattava come una guerriera anche quando non riuscivo a sollevare una spada. Ho visto Feyre cercare di ricostruire il nostro legame pezzo dopo pezzo, nonostante i miei rifiuti. E poi... c'è stato Azriel. Lui non voleva morire per me, Rhys. Lui voleva vivere *con* me. Mi ha insegnato che la protezione non è una gabbia, ma uno scudo che teniamo insieme.»

Si voltò completamente verso l'High Lord, i capelli biondi che brillavano come fili d'oro sotto la luce della luna.

«Quell'affermazione che odiavo tanto... è diventata la mia ancora. Ho capito che non era arroganza. Era amore. Un tipo di amore che non avevo mai conosciuto, nemmeno con Feyre quando eravamo umane. È l'amore di una famiglia che sceglie di esserlo, non per sangue, ma per anima. Sono passata dall'odiare la tua promessa ad amarla con ogni fibra del mio essere. Sapere che questa Corte è disposta a tutto per me mi ha dato il permesso di ricominciare a lottare per me stessa.»

Rhysand allungò una mano e le sfiorò brevemente la spalla, un gesto di puro affetto fraterno. «Non abbiamo mai voluto che ti sentissi un peso, Claris. Sei stata una parte di noi dal momento in cui hai attraversato il muro, anche se ci è voluto tempo perché tu lo capissi. Non moriremmo per te per dovere, ma perché il mondo è un posto migliore con la tua luce dentro.»

«Grazie, Rhys,» mormorò lei, sentendo un groppo alla gola che non faceva più male. «Per non avermi abbandonata alla mia rabbia. Per avermi portata qui, anche quando ti urlavo contro che ti odiavo.»

«Oh, sei stata piuttosto convincente in alcuni momenti,» scherzò lui, cercando di alleggerire l'atmosfera. «Cassian è ancora convinto che quel vaso che gli hai tirato dietro fosse mirato alla testa.»

«Lo era,» ammise lei ridendo, asciugandosi una lacrima ribelle.

In quel momento, Azriel emerse dalle ombre all'estremità della terrazza. Si fermò a pochi passi di distanza, osservandoli con quella sua solita espressione imperscrutabile, ma le sue ombre danzavano felicemente intorno a lui, segno che il suo umore era sereno.

«Spero di non interrompere nulla di importante,» disse il Cantore delle Ombre, la voce vellutata che faceva sempre vibrare qualcosa nel petto di Claris.

«Stavamo solo discutendo di quanto io sia un High Lord meraviglioso e di quanto tu sia fortunato ad avermi come fratello,» rispose Rhysand con un occhiolino verso Claris.

Azriel scosse la testa, un piccolo sorriso che gli increspava le labbra. Si avvicinò a Claris e le prese la mano, intrecciando le dita con le sue. Il calore della sua pelle era il suo rifugio preferito.

«Vado a cercare Feyre,» annunciò Rhys, raddrizzandosi. «Ho l'impressione che stia cercando di convincere Amren che il rosa sia il suo colore, e non voglio perdermi la carneficina.»

Con un ultimo cenno, l'High Lord sparì nelle ombre della casa, lasciandoli soli.

Azriel attirò Claris a sé, avvolgendola con le sue ali possenti. Era un abbraccio che profumava di cedro e di notte stellata. «Di cosa parlavate davvero?» sussurrò lui contro i suoi capelli.

Claris si accoccolò contro il suo petto, ascoltando il battito regolare del suo cuore. «Di promesse, Az. Di come alcune parole possano ferirti quando sei spezzata, e salvarti quando decidi di rimettere insieme i pezzi.»

Lui la strinse più forte, le ombre che si avvolgevano intorno a entrambi come una coperta protettiva. «Non ho bisogno di morire per te, Claris. Ho intenzione di invecchiare al tuo fianco, vedendo questa città cambiare e la tua magia fiorire. Ma se mai dovessi aver bisogno di uno scudo, sappi che io sarò sempre il primo a sollevare il mio.»

Claris sollevò lo sguardo, incontrando quegli occhi nocciola che ora non vedeva più come specchi di dolore, ma come porti sicuri. Si alzò sulle punte dei piedi e lo baciò, un bacio che portava con sé tutta la gratitudine e l'amore che aveva imparato a provare di nuovo.

«Lo so, Azriel. Lo so.»

Mentre restavano lì, abbracciati sotto il cielo di Velaris, Claris sentì che il legame residuo di Amarantha non era più una catena, ma solo un ricordo sbiadito di una vita che non le apparteneva più. Era Claris Vaelor, era una High Fae, era parte della Corte dei Sogni.

E per la prima volta, dopo anni di oscurità, non aveva più paura del domani. Perché sapeva che, qualunque cosa fosse accaduta, non avrebbe più dovuto affrontarla da sola. Le ombre non erano più mostri che si nascondevano negli angoli, ma compagne silenziose che la proteggevano nel calore della notte.

Sotto le stelle di Prythian, la ragazza che era stata data per morta alla Corte di Primavera era finalmente, totalmente, rinata. E la sua sinfonia, fatta di luce dorata e ombre profonde, era appena iniziata.