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when the roses are now burned

Sinfonia di Seta e Ombre

Il crepuscolo su Velaris non era solo un orario, era uno stato dell'anima. La luce indaco si rifletteva sulle acque del Sidra, mentre le prime stelle iniziavano a punteggiare il firmamento come polvere di diamante versata su un tappeto di velluto. Claris osservava quel panorama dalla terrazza della Casa del Vento, sentendo l'aria frizzante della montagna accarezzarle la pelle nuda delle spalle. Indossava una vestaglia di seta color perla, un indumento che scivolava sul suo corpo come un respiro, un contrasto stridente con la rigidità dell'armatura che aveva portato durante l'addestramento pomeridiano.

Il silenzio della casa era rotto solo dal lontano mormorio della città e dal battito del suo stesso cuore. Ma lei sapeva di non essere sola. Non lo era mai veramente da quando Azriel aveva deciso che lei era l'unica cosa per cui valesse la pena sfidare il proprio senso di indegnità.

Le ombre si mossero nell'angolo della sua visione, dense e silenziose, prima che lui si materializzasse accanto a lei. Azriel non faceva rumore; era un sussurro nell'oscurità, una presenza costante e rassicurante.

— Non dovresti stare qui fuori al freddo, Claris — disse lui, la voce profonda che le vibrava nelle ossa.

Lei si voltò lentamente, un piccolo sorriso che le illuminava il viso. — Il freddo mi ricorda che sono viva, Az. E poi, sapevo che saresti venuto a cercarmi.

Azriel fece un passo avanti, entrando nel cerchio di luce soffusa che proveniva dalla sua stanza. Non indossava le giubbe di cuoio illyrian; portava una tunica scura che lasciava intravedere la potenza delle sue spalle e la grazia letale dei suoi movimenti. Le sue mani, quelle mani segnate dal fuoco e dal dolore, rimasero lungo i fianchi, ma le sue ombre si allungarono verso di lei, sfiorandole delicatamente i polsi.

— Sei sempre stata la mia luce, anche quando non volevi esserlo — mormorò lui, accorciando la distanza.

Claris tese una mano, posando le dita sulla sua guancia. La pelle di Azriel era calda, un contrasto delizioso con l'aria notturna. — Stasera non voglio essere una luce per gli altri, Az. Voglio essere solo tua. Senza schermi, senza paure.

L'espressione di Azriel si indurì per un istante, un lampo di desiderio puro che gli attraversò gli occhi nocciola. La attirò a sé, circondandole la vita con un braccio e portandola contro il proprio petto solido. Claris sentì il profumo di lui — pioggia, cedro e un accenno di cuoio — e chiuse gli occhi, lasciando che la sensazione di appartenenza la invadesse.

— Sei sicura? — sussurrò lui contro la sua fronte. — Una volta che varcheremo questa soglia, non potrò più tornare indietro. Non so se sono capace di amarti a metà, Claris.

— Non voglio essere amata a metà — rispose lei, sollevando il viso per incontrare il suo sguardo. — Voglio tutto di te. Anche il buio. Specialmente il buio.

Azriel la sollevò senza sforzo, portandola all'interno della stanza. La luce delle candele danzava sulle pareti, creando un'atmosfera intima e sospesa. La depositò sul letto con una delicatezza che le tolse il respiro, prima di inginocchiarsi tra le sue gambe, le mani che risalivano lungo le sue cosce sopra la seta della vestaglia.

— Sei così bella che fa male guardarti — mormorò lui, la voce roca di desiderio.

Con gesti lenti e deliberati, Azriel iniziò a sciogliere il nastro della vestaglia. Claris trattenne il respiro mentre la seta scivolava via, rivelando la sua pelle ambrata alla luce dorata. Lui si soffermò a guardarla, i suoi occhi che tracciavano ogni curva, ogni cicatrice residua delle prove passate, con una devozione che la faceva sentire una divinità.

— Ogni segno su di te è una prova della tua forza — disse lui, chinandosi per baciare una cicatrice sottile sul suo fianco. — Ti venero, Claris.

Lei gli afferrò la tunica, tirandolo verso di sé. — Meno parole, Cantore delle Ombre.

Azriel si sfilò la tunica con un movimento fluido, rivelando il torso scolpito e le ali possenti che fremevano dietro la schiena. Le cicatrici sulle sue mani erano visibili, ma Claris non ne ebbe timore; le prese tra le sue, baciando i palmi martoriati.

— Non vergognarti mai di ciò che ti hanno fatto — sussurrò lei. — Queste mani mi hanno salvata. Queste mani mi hanno tenuta insieme quando stavo andando in pezzi.

Lui si distese sopra di lei, attento a non schiacciarla con il suo peso. Le sue labbra trovarono quelle di Claris in un bacio che sapeva di fame e di promesse mantenute. Non era più il bacio esitante della terrazza; era una rivendicazione. La lingua di Azriel esplorò la sua bocca con una urgenza che le fece inarcare la schiena, mentre le sue mani iniziavano a esplorare il corpo di lei con una perizia che la lasciò senza fiato.

Le ombre di Azriel si sparsero per la stanza, spegnendo alcune candele e creando un bozzolo di oscurità protettiva intorno al letto. Claris sentì il tocco fresco delle ombre sulla sua pelle, un contrasto eccitante con il calore del corpo di lui. Era come essere accarezzata da mille dita invisibili, ognuna delle quali risvegliava un nervo, un desiderio.

— Senti? — sussurrò lui, scendendo con i baci lungo il suo collo, mordicchiandole il lobo dell'orecchio. — Anche loro ti amano.

Claris emise un gemito sommesso quando le dita di Azriel trovarono il centro del suo piacere. Era preparato, esperto, eppure c'era una tenerezza nei suoi movimenti che la faceva vibrare. Lui la osservava, godendo di ogni suo sussulto, di ogni respiro spezzato.

— Azriel... ti prego — implorò lei, le gambe che si serravano intorno ai suoi fianchi.

Lui si sollevò leggermente, posizionandosi tra le sue cosce. I suoi occhi erano scuri, quasi neri per la passione. — Guardami, Claris. Voglio che tu veda chi ti sta prendendo.

Lei aprì gli occhi, incontrando lo sguardo di lui. In quel momento, vide tutto: il dolore dei secoli, la solitudine delle ombre, ma anche la speranza feroce che lei gli aveva donato. Quando lui spinse dentro di lei, Claris emise un grido che fu soffocato dalle labbra di lui. Fu una sensazione di pienezza assoluta, come se un vuoto che portava dentro da sempre fosse stato finalmente colmato.

Azriel si fermò per un istante, lasciandole il tempo di abituarsi alla sua presenza, le ali che si aprivano leggermente ai lati del letto come un baldacchino scuro.

— Stai bene? — chiese lui, la voce che tremava per lo sforzo di controllarsi.

— Sto... divinamente — rispose lei con un sorriso tremante, tirandolo a sé per un altro bacio. — Non fermarti.

Lui iniziò a muoversi, prima lentamente, poi con un ritmo crescente che trascinò entrambi in un vortice di sensazioni pure. Claris si perse nel ritmo di lui, nelle sue mani che la stringevano, nel calore della sua pelle contro la propria. Ogni spinta era una dichiarazione, ogni gemito una preghiera. La magia dorata di lei iniziò a sprigionarsi involontariamente, illuminando debolmente la stanza e intrecciandosi con le ombre di lui in una danza di luce e oscurità.

— Sei mia — ringhiò lui vicino al suo orecchio, la voce ridotta a un suono primordiale. — Mia in ogni vita, in ogni mondo.

— E tu sei mio — rispose lei, affondando le unghie nelle sue spalle muscolose.

L'estasi li colse insieme, un'esplosione di sensazioni che sembrò scuotere le fondamenta stesse della Casa del Vento. Claris sentì il proprio potere esplodere in una scintilla dorata mentre Azriel si irrigidiva sopra di lei, emettendo un grido soffocato nel suo collo. In quel momento di unione totale, il legame tra loro si tese e si consolidò, una corda d'oro e ombra che li avrebbe uniti per l'eternità.

Rimasero così per molto tempo, i respiri che tornavano lentamente regolari, i corpi ancora intrecciati. Azriel si accoccolò accanto a lei, tirando le coperte sopra entrambi e avvolgendola con una delle sue ali possenti.

— Non avrei mai pensato che potesse essere così — mormorò lui, baciandole la tempia. — Pensavo che il mio tocco potesse solo distruggere.

Claris si rannicchiò contro di lui, sentendo il battito costante del suo cuore. — Il tuo tocco mi ha guarita, Az. Mi ha resa intera.

Lui la strinse più forte, le ombre che tornavano a riposare tranquille negli angoli della stanza. — Ti amo, Claris Vaelor. Più di quanto le parole possano mai spiegare.

— Ti amo anche io, Azriel. Il mio Cantore delle Ombre.

Mentre il sonno iniziava a reclamarli, Claris sentì una pace profonda che non aveva mai conosciuto. Non importava cosa avrebbe portato il domani — la guerra, Hybern, le sfide delle Corti — perché quella notte aveva trovato il suo porto sicuro. Tra le braccia dell'uomo che tutti temevano, lei aveva trovato la vita. E mentre le stelle di Velaris continuavano a vegliare su di loro, Claris seppe che, finalmente, la sua storia non era più fatta di frammenti, ma di una sinfonia perfetta di ombre e risate.

***

Il mattino seguente, la luce del sole inondò la stanza, ma nessuno dei due aveva fretta di alzarsi. Azriel stava osservando Claris dormire, un'espressione di pura meraviglia sul volto. Quando lei aprì gli occhi e lo vide, il suo primo pensiero fu che non avrebbe mai voluto svegliarsi da quel sogno.

— Buongiorno — disse lei, la voce ancora impastata dal sonno.

— Buongiorno, mia bellissima luce — rispose lui, chinandosi per un bacio casto che però riaccese subito la scintilla nei loro occhi.

Si alzarono tardi, scendendo nella sala da pranzo dove il resto della Cerchia Ristretta era già riunito. Claris indossava un abito azzurro polvere che metteva in risalto il colore dei suoi occhi, ma era la luce che emanava a colpire tutti. Azriel camminava accanto a lei, una mano posata con possesso e protezione sulla piccola della sua schiena.

Rhysand sollevò lo sguardo dal suo giornale, un sorriso malizioso che gli danzava sulle labbra. — Beh, a giudicare dal silenzio tombale delle ombre di Azriel stamattina, direi che qualcuno ha passato una notte molto... riposante.

Cassian scoppiò a ridere, ricevendo un'occhiataccia da Azriel che però non aveva la solita freddezza. — Riposante non è la parola che userei, Rhys. Guardali, sembrano entrambi appena usciti da un bagno di polvere di stelle.

Feyre si alzò e andò ad abbracciare Claris, sussurrandole all'orecchio: — Sono così felice per te. Te lo meriti tutto.

Claris ricambiò l'abbraccio, lo sguardo che cercava quello di Azriel dall'altra parte della stanza. Lui le fece un piccolo cenno con il capo, un segreto condiviso che solo loro potevano capire.

— Grazie, Feyre — rispose Claris a voce alta. — Penso di aver finalmente capito cosa significa essere a casa.

Mor si avvicinò con due calici di succo, porgendone uno a Claris. — Alla nuova coppia della Corte della Notte! E Azriel, se la fai soffrire, giuro che ti strappo le piume una ad una.

Azriel sorrise, un gesto che lasciò tutti sbalorditi. — Non succederà, Mor. Ho intenzione di passare il resto della mia vita a assicurarmi che lei non debba mai più versare una lacrima di dolore.

La colazione proseguì tra battute e piani per il futuro, ma per Claris e Azriel, il mondo era cambiato. Non erano più solo due guerrieri che combattevano fianco a fianco; erano due metà di un intero, pronti a sfidare l'oscurità per proteggere la luce che avevano trovato l'uno nell'altra. E mentre Claris sentiva la mano di Azriel stringere la sua sotto il tavolo, seppe che la sua vera vita era appena iniziata.