Wow
Inchiostro, Pergamena e Sguardi di Fuoco
Il silenzio della biblioteca di Hogwarts era solitamente il rifugio preferito di Lucia Scamander. Amava l’odore della carta antica, il fruscio delle pagine girate con cura e quella luce soffusa che filtrava dalle alte vetrate gotiche, illuminando i granelli di polvere che danzavano nell'aria. Ma quel pomeriggio, il silenzio era stato brutalmente assassinato da un rumore ritmico e irritante: il picchiettare di una piuma contro un calamaio di peltro.
Lucia sollevò lo sguardo dai suoi appunti su *La Rivolta dei Goblin del 1612*, i suoi occhi nocciola carichi di una promessa di violenza. Seduto di fronte a lei, Fred Weasley sembrava l'immagine stessa della noia esistenziale. I suoi capelli rossi e ricci erano più disordinati del solito, e la cravatta di Grifondoro pendeva allentata attorno al collo, come se lo stesse soffocando.
— Se non la smetti di fare quel rumore, giuro sui baffi di Merlino che ti trasfiguro quella piuma in un topo e gliela faccio mangiare al tuo gatto — sibilò Lucia, la voce bassa ma tagliente.
Fred si fermò, un sorrisetto sghembo che gli increspò le labbra. Non era un sorriso amichevole; era quella particolare espressione di sfida che riservava solo a lei da quando avevano messo piede a scuola.
— Oh, guarda, la prefettina ha perso la pazienza — ribatté lui, allungando le lunghe gambe sotto il tavolo e urtando accidentalmente (o forse no) gli stivali di Lucia. — Sai, Scamander, se dedicassi metà dell'energia che usi per odiarmi a spiegarmi perché a Urg l'Immondo prudevano così tanto le ascelle durante la battaglia, avremmo già finito.
— Si chiamava Urg il Puzzolente, e non gli prudevano le ascelle, stava cercando di nascondere una sacca di polvere di bubaneve! — sbottò lei, chiudendo il libro con un tonfo secco. — Perché devo farlo io? Perché, tra tutti gli studenti di Hogwarts, il Professor Rüf ha deciso che io, e solo io, devo farti da tutor per recuperare quel disastro che chiami 'voto'?
Fred si protese in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. L'odore di cannella e polvere da sparo — il tipico profumo dei Tiri Vispi Weasley — invase lo spazio personale di Lucia.
— Forse perché sei l'unica persona in questo castello che non si addormenta dopo cinque minuti di lezione con quel fantasma. O forse — aggiunse, abbassando la voce in un tono che le fece formicolare la nuca — perché sapeva che passare due ore al giorno chiusi in un angolo buio con me sarebbe stata la tua peggiore tortura. E a Rüf piace la sofferenza.
Lucia strinse i denti. Essere una Scamander significava avere una pazienza infinita con le creature magiche, ma Fred Weasley non era una creatura magica; era un parassita molesto. Eppure, non poteva fare a meno di notare come la luce del tramonto rendesse i suoi occhi marroni quasi dorati. Scosse la testa, scacciando quel pensiero traditore.
— Pagina duecentoquarantaquattro. Adesso. Leggi il paragrafo sulle clausole del Trattato di Pace di Parigi — ordinò lei, spingendogli il libro sotto il naso.
Fred sospirò teatralmente, ma prese il libro. Mentre leggeva, o faceva finta di farlo, Lucia cercò di concentrarsi sui suoi appunti, ma la presenza di lui era ingombrante. Fred non stava mai fermo. Si mordicchiava il labbro inferiore, si passava una mano tra i ricci, e ogni tanto lanciava occhiate furtive verso di lei.
— Sai — disse lui all'improvviso, interrompendo il silenzio — non sei così male quando non cerchi di incenerirmi con lo sguardo.
Lucia non alzò gli occhi. — E tu non saresti così insopportabile se tenessi la bocca chiusa e il cervello acceso.
— Oh, il mio cervello è accesissimo, Lucia. Sto pensando a quanto sarebbe più divertente se, invece di studiare questi vecchi polverosi, andassimo giù in cucina a rubare dei pasticci di zucca. O se ti facessi vedere l'ultimo prototipo di Mou Stringenti che io e George abbiamo perfezionato.
— Non mi interessano i tuoi scherzi infantili, Weasley. Voglio solo che tu prenda almeno una 'A' al prossimo test così posso smettere di sprecare il mio tempo con te.
Fred si schienò sulla sedia, incrociando le braccia dietro la testa. La camicia bianca si tese sul petto, rivelando la struttura atletica di chi passava ore a volare su una scopa come Battitore.
— Mi odi davvero così tanto? — chiese lui, e per la prima volta la sua voce non aveva traccia di sarcasmo. Era una domanda genuina, quasi curiosa.
Lucia si fermò. Alzò lo sguardo e incontrò il suo. C'era qualcosa in Fred, una scintilla di intelligenza e di ribellione che, nonostante tutto, la affascinava. Ma era anche arrogante, rumoroso e l'esatto opposto di tutto ciò che lei considerava ordinato e logico.
— Sei irritante — rispose lei, cercando di mantenere la voce ferma. — Sei convinto che tutto sia un gioco. La vita non è una barzelletta, Fred. La Storia della Magia è importante per capire chi siamo.
— La vita è troppo breve per essere presa sul serio come fai tu, Scamander — ribatté lui, sporgendosi di nuovo verso di lei. — Sei così occupata a guardare il passato che ti dimentichi di vivere il presente. Ad esempio, non ti sei accorta che hai una macchia d'inchiostro proprio qui.
Prima che lei potesse reagire, Fred allungò la mano. Il suo pollice sfiorò l'angolo della bocca di Lucia, un tocco leggero, quasi impercettibile, ma che mandò una scarica elettrica lungo la colonna vertebrale della ragazza. Lucia trattenne il respiro. Il tempo sembrò fermarsi tra gli scaffali della biblioteca.
Le dita di Fred rimasero lì un secondo di troppo. Il suo sguardo scese sulle labbra di lei, poi tornò ai suoi occhi. La tensione nell'aria divenne improvvisamente densa, pesante, carica di qualcosa che non aveva nulla a che fare con i libri o lo studio.
Lucia sentì il cuore battere contro le costole. Avrebbe dovuto scostarsi, avrebbe dovuto rimproverarlo, avrebbe dovuto ricordargli che si odiavano. Ma la pelle di lui era calda, e il modo in cui la guardava la faceva sentire come se fosse l'unica cosa interessante in una stanza piena di tesori millenari.
— Pulito — sussurrò Fred, ma non ritrasse la mano. Invece, fece scivolare le dita verso la sua guancia, accarezzandola appena con le nocche.
— Weasley... — mormorò lei, un avvertimento che suonava più come un invito.
— Dimmi, Lucia. Dimmi che mi odi ancora.
— Ti odio — disse lei, ma la sua voce era un soffio.
Fred sorrise, un sorriso diverso questa volta. Non era di sfida, era predatorio e al tempo stesso dolcissimo. — Bugiarda. I tuoi occhi dicono che vorresti schiantarmi o baciarmi. E onestamente, non so quale delle due opzioni mi ecciti di più.
Lucia arrossì violentemente, ma non distolse lo sguardo. — Sei un presuntuoso, arrogante...
— ... e tu sei bellissima quando sei arrabbiata. Il che è un problema, visto che sei arrabbiata il novanta percento del tempo.
Lucia scattò in piedi, il rumore della sedia che strusciava sul pavimento di pietra echeggiò nel silenzio. — Basta così per oggi. Abbiamo finito.
Iniziò a raccogliere freneticamente i suoi libri, le mani che tremavano leggermente. Fred rimase seduto, guardandola con un'espressione divertita e soddisfatta. Sapeva di aver fatto breccia nella sua corazza di perfezione Ravenclaw.
— A domani, Scamander — disse lui, alzandosi a sua volta con una grazia felina. — Stessa ora, stesso posto. E porta quel libro sulle rivolte dei Goblin. Mi è venuta voglia di approfondire... certi argomenti.
Lucia non rispose. Uscì dalla biblioteca quasi correndo, sentendo ancora il calore del suo tocco sulla pelle. Mentre attraversava i corridoi verso la torre di Corvonero, si impose di respirare. Era solo Fred Weasley. Il ragazzo che lanciava caccole di topo durante le cene. Il ragazzo che non riusciva a distinguere un calderone da un vaso da notte.
Eppure, mentre entrava nel suo dormitorio, l'unica cosa che riusciva a pensare era che mancavano esattamente ventidue ore alla loro prossima lezione.
***
Il giorno seguente, l'atmosfera nella biblioteca era diversa. La pioggia batteva contro i vetri, creando un senso di isolamento dal resto del castello. Si erano seduti nello stesso angolo appartato, circondati da tomi pesanti che fungevano da barriera contro il mondo esterno.
Fred non aveva fatto battute per i primi venti minuti. Aveva effettivamente letto tre pagine, sottolineando i passaggi importanti con una piuma che Lucia gli aveva prestato (la sua era "misteriosamente" finita spezzata).
— Lucia? — chiamò lui a bassa voce.
— Mmh? — rispose lei, senza distogliere lo sguardo dal suo saggio.
— Perché la Storia della Magia ti piace così tanto? Voglio dire, sono solo persone morte che hanno fatto cose che non possiamo cambiare.
Lucia posò la piuma e lo guardò. Vide nei suoi occhi una curiosità sincera, priva della solita ironia.
— Perché il passato è come una mappa, Fred. Se non sai da dove vieni, non puoi sapere dove stai andando. E perché ci sono storie di coraggio e di sacrificio che meritano di essere ricordate. Non sono solo nomi su un libro. Erano persone vive, con sogni e paure. Proprio come noi.
Fred la osservò intensamente. — Tu vedi il mondo in modo così profondo. Mi chiedo cosa vedi quando guardi me. Solo un pagliaccio che vende cibi pirotecnici?
Lucia sentì la gola secca. — Vedo qualcuno che ha un talento incredibile per la magia creativa, ma che ha troppa paura di fallire per impegnarsi in qualcosa di serio. Nascondi la tua intelligenza dietro gli scherzi perché è più facile essere il buffone che lo studente che ci prova e non ci riesce.
Il colpo andò a segno. Fred si irrigidì, il sorriso che svaniva completamente. Per un momento, Lucia pensò di aver esagerato. Ma poi lui si sporse oltre il tavolo, riducendo la distanza tra loro a pochi centimetri.
— Hai ragione — ammise lui, la voce bassa e roca. — Ma c'è una cosa su cui ti sbagli. Non ho paura di fallire. Ho paura di annoiarmi. E tu, Lucia Scamander, sei la cosa meno noiosa che mi sia capitata in sette anni a Hogwarts.
Prima che lei potesse ribattere, Fred allungò la mano e le prese il mento, costringendola a guardarlo. — Smettiamola di fingere. Mi odi perché ti distraggo. Ti distraggo dai tuoi libri, dai tuoi piani perfetti e dalla tua vita ordinata. E tu mi odi perché ti piaccio.
— Sei incredibilmente vanitoso — sussurrò lei, ma non si scostò. Il suo cuore stava galoppando.
— E tu sei incredibilmente testarda.
Fred accorciò l'ultima distanza. Le sue labbra sfiorarono quelle di Lucia, un contatto timido che esplose immediatamente in qualcosa di più profondo. Lucia emise un piccolo gemito di sorpresa, ma le sue mani trovarono da sole la strada tra i capelli rossi di lui, tirandolo più vicino.
Il bacio sapeva di inchiostro e di un desiderio a lungo represso. Era un bacio di sfida, di rabbia e di una strana, improvvisa tenerezza. Fred la baciava come se stesse cercando di imparare a memoria ogni centimetro delle sue labbra, con una fame che lasciò Lucia senza fiato.
Lui si alzò, trascinandola con sé, e la spinse gentilmente contro lo scaffale dei libri dietro di loro. Il dorso di Lucia colpì le costole di pelle dei volumi antichi, ma non le importava. Le mani di Fred erano ovunque: sui suoi fianchi, sulla sua schiena, tra i suoi capelli.
— Fred... — ansimò lei contro la sua bocca, quando lui iniziò a baciarle il collo, proprio sotto l'orecchio.
— Dillo ancora — mormorò lui, la voce vibrante contro la sua pelle. — Dì il mio nome senza sembrare che tu voglia scagliarmi una maledizione.
— Fred — ripeté lei, le dita che si stringevano nelle sue spalle.
Lui sollevò lo sguardo, i suoi occhi scuri bruciavano di un fuoco che Lucia non aveva mai visto prima. Le fece scivolare una mano sotto la gonna della divisa, risalendo lungo la coscia coperta dalle calze pesanti. Lucia sussultò, il calore che si diffondeva nel suo basso ventre come fuoco liquido.
— Siamo in biblioteca — riuscì a dire lei, sebbene la sua resistenza stesse crollando come un castello di carte al vento.
— Madame Pince è nell'ala opposta a catalogare i testi di Erbologia — rispose lui con un sorriso malizioso, mordicchiandole il lobo dell'orecchio. — E ho lanciato un incantesimo di silenzio appena mi sono alzato. Siamo soli, Lucia.
Lui la sollevò di peso, facendola sedere sul bordo del tavolo da studio. Lucia avvolse le gambe attorno alla sua vita, tirandolo a sé. In quel momento, la Storia della Magia, i Goblin e le rivolte erano l'ultima cosa nella sua mente. C'era solo Fred, il calore del suo corpo e la promessa di una notte che non avrebbero dimenticato facilmente.
— Se prendo una 'A' al test — sussurrò Fred, le mani che cercavano il bottone dei suoi pantaloni — voglio un premio molto più grande di una lezione di tutoraggio.
Lucia sorrise, un sorriso che Fred non le aveva mai visto: audace, sensuale e assolutamente complice. — Studia sodo, Weasley. E forse ti farò vedere quanto può essere interessante la pratica, oltre alla teoria.
Fred non se lo fece ripetere due volte. La baciò di nuovo, e in quel piccolo angolo dimenticato della biblioteca, l'odio si trasformò definitivamente in qualcosa di molto più pericoloso e infinitamente più dolce.