Back to overview

Wow

Tra Polvere di Stelle e Fuoco Weasley

Il mattino seguente, la Sala Grande sembrava stranamente più luminosa, o forse era solo la testa di Lucia che girava a una velocità insostenibile. Si sedette al tavolo dei Corvonero, fissando la sua tazza di tè come se contenesse le risposte a tutte le domande esistenziali che l'avevano tormentata durante la notte. Le sue labbra erano ancora leggermente gonfie e, ogni volta che chiudeva gli occhi, sentiva il profumo di cannella e polvere da sparo che sembrava essersi impresso indelebilmente nella sua memoria.

— Lucia, stai fissando quel porridge da dieci minuti. È successo qualcosa di catastrofico o hai finalmente scoperto che il professor Rüf è in realtà un vampiro travestito? — chiese Cho Chang, sedendosi accanto a lei con un sorriso curioso.

Lucia sussultò, rischiando di rovesciare il tè. — Niente del genere. Stavo solo... ripassando mentalmente la cronologia delle Guerre dei Giganti. È un argomento ostico.

— Certo, come no — ridacchiò Cho, indicando con un cenno del capo verso il tavolo dei Grifondoro. — E immagino che la tua concentrazione non c'entri nulla con il fatto che Fred Weasley non smette di fissarti da quando sei entrata.

Lucia si costrinse a non voltarsi immediatamente, ma la tentazione fu troppo forte. Con la scusa di cercare la caraffa del succo d'zucca, spostò lo sguardo. Fred era seduto tra George e Lee Jordan, apparentemente impegnato in una discussione animata su qualche nuovo prototipo di fuochi d'artificio, ma i suoi occhi marroni erano puntati dritti su di lei. Quando i loro sguardi si incrociarono, lui le rivolse un occhiolino così sfacciato che Lucia sentì il calore divampare dalle guance fino alla punta delle orecchie.

Tornò a guardare il suo piatto, il cuore che batteva a un ritmo sincopato. — È solo un idiota, Cho. Un idiota che deve passare un esame.

— Un idiota che ti ha appena fatto diventare rossa come i suoi capelli — commentò l'amica, tornando alla sua colazione.

Per il resto della giornata, Lucia cercò di immergersi nei suoi doveri di studentessa modello. Frequentò Incantesimi, Trasfigurazione e persino Erbologia con una dedizione quasi maniacale, cercando di seppellire il ricordo di quelle mani calde e di quel bacio rubato tra gli scaffali della biblioteca. Ma Hogwarts sembrava aver deciso di complottare contro di lei. Ogni volta che svoltava un angolo, le sembrava di vedere una chioma rossa sparire dietro una colonna. Ogni volta che sentiva un'esplosione soffocata provenire da un'aula vuota, il suo pensiero correva a lui.

Alle cinque del pomeriggio, Lucia si trovava davanti alla porta della biblioteca. Le sue mani tremavano leggermente mentre stringeva la borsa dei libri. Si impose di fare un respiro profondo. *Sei una Corvonero. Sei razionale. Quello che è successo ieri è stata solo... tensione accumulata. Un errore di percorso. Una deviazione statistica.*

Entrò e si diresse verso il "loro" angolo. Fred era già lì. Non stava leggendo. Stava facendo roteare la sua bacchetta tra le dita, osservando la pioggia che ancora batteva contro le vetrate. Quando la vide arrivare, si alzò in piedi con una lentezza studiata, un sorriso pigro che gli illuminava il volto.

— Sei in ritardo di tre minuti, Scamander. Cominciavo a pensare che avessi deciso di scappare in Romania a studiare i Draghi pur di non vedermi — disse lui, la voce bassa e vibrante.

Lucia posò i libri sul tavolo con un tonfo più forte del necessario. — Ho avuto un contrattempo con il Professor Vitious. E non sono scappata da nessuna parte. Abbiamo del lavoro da fare, Weasley. La prova intermedia è tra tre giorni.

Fred si ripromise di non ridere. Le si avvicinò, ignorando completamente il libro aperto. — Ancora con questo "Weasley"? Pensavo che dopo ieri sera fossimo passati a termini più... confidenziali.

Lucia alzò lo sguardo, cercando di mantenere un'espressione severa, ma il modo in cui Fred la guardava rendeva tutto difficile. — Quello che è successo ieri... è stato un momento di debolezza. Non cambierà il fatto che tu debba studiare. Anzi, dovremmo dimenticare tutto e concentrarci sui fatti.

Fred inarcò un sopracciglio, appoggiando le mani sul bordo del tavolo e intrappolandola nel suo spazio. — Dimenticare? Lucia, io ho passato la notte a pensare a quanto sei testarda e a quanto le tue labbra sappiano di fragola e inchiostro. Non sono un tipo che dimentica facilmente le cose belle.

— Fred, per favore — sussurrò lei, sentendo la sua determinazione vacillare. — Sono una babbana di nascita, ho faticato il doppio per arrivare dove sono. Non posso permettermi distrazioni, specialmente se la distrazione ha i capelli rossi e una fedina penale scolastica lunga quanto il Mantello dell'Invisibilità.

L'espressione di Fred si addolcì. Fece un passo avanti, eliminando la distanza tra loro. Non cercò di baciarla, questa volta. Le prese semplicemente la mano, intrecciando le sue dita lunghe e callose con quelle sottili di lei.

— Pensi davvero che io sia solo una distrazione? — chiese seriamente. — So che sembro uno che non prende nulla sul serio, ma so riconoscere una cosa rara quando la vedo. E tu, Lucia, sei la persona più brillante e fottutamente complicata che io abbia mai incontrato. Mi piaci perché mi tieni testa. Mi piaci perché non hai paura di dirmi che sono un idiota.

Lucia guardò le loro mani unite. Il contrasto tra la pelle chiara di lei e le lentiggini di lui era quasi poetico. — Mi spaventi, Fred. Tu sei il caos, e io ho passato tutta la vita a cercare l'ordine.

— Il caos è divertente, Lucia. E l'ordine è noioso dopo un po' — rispose lui con un sorriso incoraggiante. — Facciamo un patto. Studiamo. Studiamo davvero. Se riesco a spiegarti correttamente la differenza tra il Codice di Condotta dei Lupi Mannari del 1637 e la Convenzione dei Maghi del 1289, mi concederai una tregua? Niente litigi, niente insulti. Solo noi.

Lucia lo fissò per un lungo istante. — Sai davvero la differenza?

Fred sfoggiò il suo sorriso più smagliante. — Ho letto il capitolo tre volte dopo che te ne sei andata ieri. George pensa che io sia stato colpito da una maledizione Confundus.

Lucia non poté fare a meno di ridere. Era una risata limpida, cristallina, che sembrò illuminare l'angolo polveroso della biblioteca. — E va bene, Weasley. Fammi vedere cosa sai fare.

Le due ore successive furono le più produttive della vita accademica di Fred. Sotto lo sguardo attento e sorprendentemente paziente di Lucia, riuscì a memorizzare date, nomi e trattati che prima gli sembravano solo rumore bianco. C'era qualcosa nel modo in cui lei spiegava le cose — la passione nei suoi occhi nocciola, il modo in cui gesticolava con le mani — che rendeva la storia viva.

— E così, Emeric il Malvagio finì per essere ucciso in un duello contro Egbert l'Egregio — concluse Fred, chiudendo il libro con un gesto teatrale. — Il che prova che avere un nome che inizia con la 'E' non garantisce una lunga vita, ma assicura un posto nei libri di testo.

Lucia sorrise, segnando un appunto sul suo rotolo di pergamena. — Impressionante. Forse c'è speranza per te, dopotutto.

— Solo speranza? Speravo in una medaglia al valore — scherzò lui, allungandosi sulla sedia. — Allora, la tregua è ufficialmente iniziata?

— Ufficialmente — confermò lei.

Fred si guardò intorno. La biblioteca stava iniziando a svuotarsi. Le ombre si allungavano tra gli scaffali e la luce delle candele creava un'atmosfera intima. — Sai — disse lui, abbassando la voce — c'è una cosa che non è scritta nei libri di storia.

— Ah sì? E sentiamo, quale sarebbe, esperto Weasley?

— Non c'è scritto quanto sia difficile stare seduto qui a parlare di maghi morti quando l'unica cosa che vorrei fare è portarti sulla Torre di Astronomia a guardare le stelle. Senza libri. Senza pergamene. Solo io, tu e magari qualche Dolcetto Sviante, nel caso volessimo sparire per un po'.

Lucia sentì un brivido correrle lungo la schiena. — La Torre di Astronomia è vietata dopo il coprifuoco, Fred. Lo sai.

— Oh, Lucia. Quando imparerai che le regole sono solo suggerimenti scritti in modo molto formale? — Fred si alzò e le tese la mano. — Vieni con me. Solo per mezz'ora. Ti prometto che non ti farò finire in punizione. Ho una certa esperienza nel non farmi prendere.

Lucia guardò la sua mano tesa. La parte razionale del suo cervello le stava urlando di dire di no, di tornare nel suo dormitorio e ripassare Pozioni. Ma il suo cuore, quella parte di lei che Fred aveva risvegliato con un solo tocco, voleva disperatamente seguirlo.

— Se veniamo beccati, ti trasformo in un furetto e ti lascio a Gazza — minacciò lei, ma intanto stava già riponendo le sue cose.

Fred ridacchiò, stringendole la mano non appena lei la offrì. — Affare fatto, Scamander.

Uscirono dalla biblioteca muovendosi come ombre. Fred conosceva ogni passaggio segreto, ogni asse del pavimento che scricchiolava, ogni ritratto che amava spettegolare. Guidò Lucia attraverso corridoi bui, tenendola vicina a sé, il calore del suo corpo che fungeva da bussola. Quando raggiunsero la scala a chiocciola che portava alla Torre di Astronomia, il vento freddo della notte iniziò a soffiare, portando con sé l'odore della pioggia recente e della foresta.

Arrivati in cima, il panorama era mozzafiato. Il castello di Hogwarts si ergeva come un gigante di pietra sotto il cielo stellato, e il Lago Nero rifletteva la luce della luna come uno specchio d'ossidiana.

— Wow — sussurrò Lucia, avvicinandosi al parapetto. — Vengo qui spesso per le lezioni, ma non è mai così... silenzioso.

Fred si posizionò accanto a lei, appoggiando i gomiti sulla pietra fredda. — A volte il silenzio è l'unica cosa che ti permette di sentire quello che hai dentro. In una famiglia come la mia, il silenzio è un lusso raro.

Lucia si voltò a guardarlo. Il profilo di Fred era scolpito dalla luce lunare, rendendolo quasi irreale. — Deve essere difficile. Essere un gemello, avere così tanti fratelli... cerchi sempre di distinguerti, vero? È per questo che fai tutti quegli scherzi?

Fred rimase in silenzio per un momento, lo sguardo perso verso la Foresta Proibita. — In parte, sì. George e io siamo una squadra, siamo un'entità sola per la maggior parte della gente. Ma a volte mi chiedo se qualcuno vedrà mai solo Fred. Senza George. Senza i Weasley. Solo me.

Lucia sentì una stretta al cuore. Senza pensarci, gli posò una mano sulla guancia, costringendolo a guardarla. — Io ti vedo, Fred. Non vedo un gemello o un Weasley. Vedo un ragazzo che è molto più profondo di quanto voglia far credere. Vedo qualcuno che ha un cuore grande quanto la sua ambizione di far ridere il mondo.

Fred coprì la mano di lei con la sua, premendola contro la sua pelle. — E cosa vedi adesso?

— Vedo qualcuno che sta per baciarmi di nuovo — rispose lei con un sorriso timido.

— La tua capacità di previsione è eccellente, Scamander. Dovresti prendere 'Oltre ogni previsione' anche in Divinazione.

Il bacio, questa volta, non fu una sfida. Fu lento, dolce, un'esplorazione accurata che sembrava voler colmare tutte le distanze che li avevano separati negli anni precedenti. Fred la tirò a sé, avvolgendola nel suo mantello per proteggerla dal vento gelido. Lucia si sentiva al sicuro, protetta da quel calore rosso che sembrava sfidare l'oscurità della notte.

— Lucia — mormorò lui contro le sue labbra — non so come andrà a finire questo esame di Storia della Magia. Ma so che non voglio che le nostre lezioni finiscano mai.

— Potrei essere un tutor molto esigente, Fred — ribatté lei, accarezzandogli i riccioli sulla nuca. — E potrei richiedere sessioni straordinarie qui sulla torre ogni settimana.

— Considerami lo studente più diligente della storia di Hogwarts — promise lui, prima di chinarsi di nuovo verso di lei.

In quel momento, tra le stelle e le antiche pietre del castello, la ragazza Corvonero che amava l'ordine e il ragazzo Grifondoro che viveva per il caos trovarono un equilibrio perfetto. La storia, dopotutto, non era fatta solo di guerre e trattati. Era fatta di momenti come quello, piccoli frammenti di tempo che, sebbene non sarebbero mai finiti su un libro di testo, avrebbero cambiato per sempre il corso delle loro vite.

Mentre una stella cadente solcava il cielo sopra la Foresta Proibita, Lucia chiuse gli occhi, lasciandosi andare alla sensazione delle braccia di Fred intorno a lei. Aveva sempre pensato che la magia fosse qualcosa da studiare, catalogare e comprendere. Ma lì, nel freddo della notte, sentendo il battito del cuore di Fred contro il suo, capì che la magia più potente non aveva bisogno di bacchette o formule. Era lì, tra loro, imprevedibile e luminosa come un fuoco d'artificio dei Tiri Vispi Weasley nel bel mezzo di una notte d'inverno.

Login with Telegram

Confirm the login in the bot.