Wow
Alchimia di Seta e Fiamme
Il Ballo del Solstizio d'Inverno non era una semplice festa; per Hogwarts rappresentava l'evento dell'anno, una parata di vanità, abiti fruscianti e incantesimi di bellezza che rendevano l'aria della Sala Grande densa come melassa. Lucia Scamander si fissava allo specchio del dormitorio Corvonero, sentendo il cuore martellare contro le costole. Indossava un abito di seta color bronzo profondo che scivolava sulle sue curve come acqua liquida, lasciando la schiena scoperta fino alla base della colonna vertebrale.
— Sei illegale, Lucia — commentò Cho Chang, finendo di sistemarsi un fermaglio d'argento tra i capelli. — Se Fred Weasley non sviene stasera, significa che è diventato cieco per colpa di una delle sue caccole di topo esplosive.
Lucia sorrise nervosamente, passandosi un velo di rossetto rosso scuro. Quella sera non si sarebbero più nascosti negli angoli bui della biblioteca o nelle aule in disuso. Fred l'aveva invitata ufficialmente, davanti a metà della scuola, lasciando Roger Davies a bocca aperta e il resto dei Corvonero in uno stato di shock catatonico.
Quando scese le scale che portavano all'ingresso della Sala Grande, lo vide. Fred era in piedi accanto a George, ma non c'era traccia della solita aria trasandata. Indossava un completo da cerimonia di un blu notte profondo che faceva risaltare i suoi capelli rossi e le lentiggini dorate. Non appena i suoi occhi marroni incrociarono quelli di Lucia, il respiro gli si bloccò visibilmente in gola.
Fred si staccò dal gruppo, ignorando i commenti sussurrati dei passanti, e le andò incontro. Le prese la mano, portandosela alle labbra con una grazia che Lucia non gli aveva mai visto addosso.
— Scamander — mormorò lui, la voce più bassa e roca del solito. — Giuro su Merlino che se continui a guardarmi così, non arriveremo mai al primo ballo. Ti porterò direttamente nei sotterranei.
Lucia sentì un brivido percorrerle la schiena nuda. — Buonasera anche a te, Weasley. Devo dire che ripulito fai quasi una figura decente.
— Quasi? — Fred sorrise, quel suo sorrisetto sghembo che le faceva sciogliere le ginocchia. Le cinse la vita, attirandola a sé con una fermezza possessiva. — Sei mozzafiato, Lucia. Questo vestito... è un crimine contro la mia sanità mentale.
Entrarono nella Sala Grande braccio nella braccio. La sala era stata trasformata in un paesaggio invernale incantato, con stalattiti di ghiaccio che pendevano dal soffitto e neve magica che cadeva senza bagnare nessuno. La musica dell'orchestra riempiva l'aria, ma per Lucia esisteva solo il calore della mano di Fred sulla sua schiena nuda.
Ballarono. Fred non era un ballerino convenzionale; guidava con una sicurezza istintiva, tenendola più vicina di quanto il protocollo suggerisse. Ogni volta che le sue dita sfioravano la pelle scoperta della schiena di lei, Lucia sentiva una scarica elettrica.
— Mi stanno guardando tutti — sussurrò lei, nascondendo il viso contro la spalla di lui.
— Ti guardano perché sei la cosa più bella in questa stanza, e mi guardano perché non capiscono come un idiota come me abbia convinto la ragazza più intelligente di Hogwarts a stare con lui — rispose Fred, facendola girare. — Lasciali guardare. Stasera voglio che tutti sappiano che sei mia.
Dopo un'ora di sguardi brucianti e contatti sfuggenti, la tensione divenne insopportabile. Fred le si avvicinò all'orecchio, il respiro caldo che le faceva rizzare i peli sulle braccia.
— Andiamocene — disse lui. Non era una domanda, era un comando velato di desiderio.
Si allontanarono dalla folla, scivolando fuori dalla Sala Grande e risalendo i corridoi deserti. Fred non si fermò finché non raggiunsero la Stanza delle Necessità. Passò tre volte davanti al muro, e quando la porta apparve, trascinò Lucia dentro con un'urgenza quasi violenta.
La stanza si era trasformata in un rifugio sontuoso: un enorme letto a baldacchino coperto di pellicce sintetiche, un camino acceso che scoppiettava con fiamme blu e oro, e tappeti spessi che attutivano ogni rumore.
Non appena la porta si chiuse, Fred la spinse contro il legno intagliato, soffocando ogni sua protesta con un bacio che sapeva di cannella e lussuria pura. Le sue mani, grandi e impazienti, risalirono lungo i fianchi di lei, stringendo la seta dell'abito.
— Non ce la facevo più — ansimò Fred contro le sue labbra. — Vederti ballare con quel vestito, vedere tutti quegli idioti che ti mangiavano con gli occhi... volevo urlare che solo io so che sapore ha la tua pelle.
Lucia gli afferrò il viso, ricambiando il bacio con una fame che la stupì. — Allora dimostramelo, Fred. Adesso.
Fred la sollevò di peso, facendola sussultare, e la portò verso il letto. La adagiò sulle coperte morbide, sovrastandola. La luce del fuoco danzava sui suoi lineamenti, rendendolo simile a un demone tentatore. Con dita tremanti per l'eccitazione, Fred trovò la chiusura lampo nascosta dell'abito. Il fruscio della seta che scivolava via fu l'unico suono nella stanza, oltre al loro respiro affannato.
Lucia rimase davanti a lui solo con la biancheria intima di pizzo nero, la pelle che brillava alla luce delle fiamme. Fred emise un suono gutturale, una sorta di ringhio soffocato, prima di chinarsi su di lei.
— Sei un'opera d'arte, Lucia — sussurrò, iniziando a tracciare con la lingua il sentiero che andava dalla base del suo collo fino all'incavo tra i seni.
Lei inarcò la schiena, le dita intrecciate nei suoi capelli rossi. — Meno chiacchiere, Weasley... mi hai promesso una lezione pratica, ricordi?
Fred sorrise malizioso, sbarazzandosi dei propri vestiti con una velocità prodigiosa. Quando tornò su di lei, pelle contro pelle, Lucia sentì il calore del suo corpo massiccio e la forza dei suoi muscoli. Fred non era solo scherzi e risate; era fuoco liquido, era energia pura che cercava uno sfogo.
Le sue mani iniziarono a esplorarla con una devozione quasi religiosa. Baciò ogni centimetro della sua pancia, risalendo verso i seni, dove si soffermò a tormentare i capezzoli turgidi con la lingua e i denti, strappandole gemiti che risuonavano alti nella stanza silenziosa.
— Fred... per favore... — supplicò lei, sentendo un vuoto bruciante tra le gambe che chiedeva di essere colmato.
Lui si sollevò su un gomito, guardandola negli occhi. La sua mano scivolò più in basso, infilandosi sotto il bordo del pizzo. Trovò la sua intimità bagnata, pronta, calda come una pozione appena distillata. Con un movimento esperto delle dita, iniziò a stimolarla, osservando con piacere quasi crudele come le pupille di Lucia si dilatassero fino a far sparire l'iride nocciola.
— Ti piace così, Scamander? — mormorò lui, aumentando il ritmo. — Ti piace quando il tuo tutor ti insegna qualcosa che non troveresti mai in biblioteca?
Lucia non riusciva a rispondere. Poteva solo annuire, la testa che si muoveva freneticamente sul cuscino mentre il piacere aumentava, ondata dopo ondata. Fred sapeva esattamente dove toccare, come premere, come farla impazzire. Quando lei arrivò al culmine, gridando il suo nome e stringendo le gambe attorno ai suoi fianchi, lui non le diede tregua.
Si posizionò tra le sue cosce, il membro teso e pulsante contro la sua entrata. Si fermò un secondo, fissandola negli occhi con una serietà che le tolse il fiato.
— Guardami, Lucia — disse a bassa voce. — Voglio che tu sappia che sono io. Non il gemello, non il pagliaccio. Solo Fred. E sono pazzo di te.
— Lo so — rispose lei, tirandolo giù per un bacio profondo. — Sei il mio Fred.
Lui si spinse dentro di lei con un unico, potente affondo. Lucia emise un sibilo di sorpresa e piacere, sentendosi riempita completamente. La sensazione era travolgente, una completezza che andava oltre il fisico. Fred iniziò a muoversi, inizialmente con spinte lente e metodiche, godendosi ogni millimetro di attrito, ogni sussulto di lei.
— Oh, Merlino... — ansimò Lucia, le braccia avvolte attorno al suo collo. — Fred, non fermarti...
Lui accelerò, il ritmo diventando sempre più frenetico, quasi selvaggio. La Stanza delle Necessità sembrava vibrare insieme a loro. Ogni volta che il corpo di Fred colpiva quello di Lucia, il suono della carne contro la carne alimentava il loro desiderio. Lei rispondeva con la stessa foga, sollevando i fianchi per accoglierlo più a fondo, le unghie che lasciavano lunghi solchi rossi sulla schiena di lui.
Il piacere stava diventando insopportabile, una tensione elettrica che minacciava di incenerirli entrambi. Fred sentiva di essere al limite. Aumentò la forza delle spinte, il viso contratto in una smorfia di pura estasi.
— Lucia... sto per... — riuscì a dire, la voce ridotta a un rantolo.
— Con me, Fred! Adesso! — gridò lei, sentendo le pareti della sua intimità contrarsi attorno a lui in un orgasmo devastante.
Fred si spinse un'ultima volta, profondamente, riversandosi dentro di lei mentre un grido di liberazione gli scappava dai polmoni. Crollò sopra di lei, attutendo il peso con le braccia, mentre entrambi cercavano di ritrovare il respiro in un groviglio di arti e lenzuola sudate.
Il silenzio tornò nella stanza, rotto solo dallo scoppiettio del fuoco e dai loro respiri pesanti che si calmavano lentamente. Fred le baciò la spalla, poi il collo, risalendo fino alla guancia.
— Penso che questo valga almeno una "O" in Storia della Magia — mormorò lui, facendola ridere debolmente.
Lucia si voltò su un fianco, guardandolo. I suoi capelli rossi erano un disastro, il viso era arrossato e i suoi occhi brillavano di una felicità che non aveva mai visto prima. — Sei un presuntuoso, Weasley. Ma devo ammettere che la tua tecnica è... migliorata notevolmente.
Fred le circondò la vita con un braccio, tirandola contro il suo petto nudo. — È merito dell'insegnante. È molto severa, ma sa come motivare i suoi studenti.
Rimasero abbracciati per molto tempo, guardando le fiamme blu che si stavano lentamente spegnendo. Fuori, il ballo stava probabilmente finendo, ma in quella stanza il tempo sembrava essersi fermato.
— Sai — disse Lucia, tracciando cerchi immaginari sul petto di lui — non avrei mai pensato che saremmo finiti così. Quella prima lezione in biblioteca... volevo solo trasformarti in un rospo.
— Beh, tecnicamente mi hai trasformato — rispose Fred, baciandole la punta del naso. — Prima ero solo un ragazzo che cercava di far ridere la gente per non pensare al futuro. Adesso... adesso sono un uomo che sa esattamente cosa vuole dal suo futuro. E ha i capelli castani, gli occhi nocciola e un carattere terribile.
Lucia sorrise, sentendo una lacrima di felicità pungerle gli occhi. — Ti amo, Fred. Anche se sei un idiota, un piantagrane e un pessimo studente.
Fred si irrigidì per un istante, colto di sorpresa dalla confessione, poi il suo sguardo si addolcì in un modo che le fece battere il cuore più forte di qualsiasi incantesimo. — Ti amo anche io, Lucia. Più di quanto George ami fare esplodere i calderoni. E credimi, è tantissimo.
Si baciarono di nuovo, questa volta con una dolcezza che sapeva di promesse a lungo termine. Non importava cosa sarebbe successo dopo Hogwarts, non importavano le guerre imminenti o le differenze tra le loro casate. In quella stanza, in quella notte di solstizio, erano solo due anime che avevano trovato il loro incastro perfetto tra polvere di libri e scintille di magia proibita.
— Fred? — chiamò lei dopo un po', con voce assonnata.
— Sì, bellezza?
— Se domani a colazione Roger Davies prova a parlarmi...
— Lo so, lo so — la interruppe lui con un ghigno malizioso. — Cacca-bomba nel manico della scopa. O magari qualcosa di nuovo che stiamo testando. Si chiama "Eruzioni di Verruche Canterine". Pensi che gli starebbe bene?
Lucia rise, chiudendo gli occhi e lasciandosi cullare dal calore di lui. — Penso che sarebbe perfetto.
Mentre il sonno li avvolgeva, Fred continuò a stringerla, sapendo che quella non era solo una notte di passione, ma l'inizio della più grande avventura della sua vita. E per una volta, non aveva bisogno di trucchi o scherzi per sentirsi il ragazzo più fortunato del mondo magico. La magia vera, quella che non si insegna a scuola, era lì tra le sue braccia, e non aveva intenzione di lasciarla andare mai più.