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Wow

Sinfonia di Gelosia e Fiamme

Il castello di Hogwarts, in quel freddo martedì di metà novembre, sembrava aver deciso di trasformarsi in un palcoscenico per le pene d'amore più irritanti della storia. La tregua tra Lucia e Fred era ormai diventata qualcosa di molto più profondo, un legame fatto di baci rubati e promesse sussurrate, ma il mondo esterno sembrava non aver ancora ricevuto il gufo di notifica.

Nella Sala Grande, durante il pranzo, l'aria era satura di odore di arrosto e di una tensione che Lucia faticava a ignorare. Seduto al tavolo dei Corvonero, proprio accanto a lei, c’era Roger Davies. Il capitano della squadra di Quidditch, con il suo sorriso smagliante e l'aria di chi sa di essere il desiderio proibito di metà della popolazione scolastica, non smetteva di tormentarla.

— Allora, Lucia, ho sentito che sei diventata un’esperta di Storia della Magia. Mi chiedevo se potessi dare un’occhiata al mio saggio sulla Confederazione Internazionale dei Maghi. Sono un po’ arrugginito — disse Roger, avvicinandosi così tanto che Lucia poteva sentire il suo profumo costoso e fastidioso.

Lucia cercò di spostarsi, ma Roger le appoggiò una mano con disinvoltura sullo schienale della panca, circondandola. — Roger, sono sicura che se aprissi il libro troveresti tutte le risposte. Non ho molto tempo libero ultimamente.

— Oh, andiamo. Per te troverei sempre un posto in tribuna d'onore alla prossima partita. Sei così seria, Scamander. Dovresti scioglierti un po' — mormorò lui, abbassando la voce in un tono che intendeva essere seducente, mentre le sfiorava "accidentalmente" la spalla con le dita.

Dall'altra parte della sala, al tavolo dei Grifondoro, Fred Weasley stava per strozzarsi con una coscia di pollo. I suoi occhi marroni, solitamente pieni di allegria, erano ridotti a due fessure infuocate. Vedeva la mano di Davies vicino a Lucia, vedeva il modo in cui quel damerino si sporgeva verso di lei, e sentiva il sangue ribollire.

— Se non la smette di toccarla, giuro che gli infilo una Cacca-bomba nel manico della scopa — ringhiò Fred, stringendo il calice di succo d'zucca così forte che le nocche erano bianche.

George, accanto a lui, sogghignò. — Calma, fratellino. Sei così geloso che potresti illuminare la Foresta Proibita. Ma guarda che anche tu hai le tue ammiratrici.

Proprio in quel momento, Angelina Johnson si sedette di fronte a Fred, scostandosi i capelli con un gesto studiato. — Fred, stavo pensando... quel nuovo trucco che hai mostrato ieri, quello delle scintille colorate. Potresti mostrarmelo meglio stasera in sala comune? Magari dopo che gli altri sono andati a dormire?

Angelina gli sorrise, un sorriso carico di intese, e gli posò una mano sul braccio, risalendo lentamente verso il bicipite. Fred, colto di sorpresa e con la coda dell'occhio ancora fissa su Lucia e Roger, non la scostò immediatamente.

— Certo, Angelina. Perché no? — rispose Fred, la voce un po' troppo alta, sperando che Lucia lo sentisse.

Lucia, infatti, lo sentì. Si voltò appena in tempo per vedere la mano di Angelina sul braccio di Fred e il sorriso che lui le stava rivolgendo. Una fiammata di pura rabbia le attraversò il petto. Roger Davies scelse quel momento per farle un complimento sui suoi occhi, ma lei non lo ascoltò nemmeno.

— Scusami, Roger. Devo andare in biblioteca — disse bruscamente, alzandosi e raccogliendo le sue cose con una furia mal celata.

Attraversò la sala a grandi falcate, senza degnare Fred di uno sguardo. Lui, dal canto suo, scattò in piedi quasi istantaneamente, ignorando Angelina che lo chiamava.

— Devo andare a... controllare un calderone! — esclamò Fred, lanciandosi all'inseguimento.

La raggiunse nel corridoio deserto che portava alla biblioteca. La afferrò per il polso e la tirò dentro un'aula vuota, chiudendo la porta con un calcio e lanciando un incantesimo di blocco con una rapidità impressionante.

— Che cosa diavolo stavi facendo con Davies? — sbottò Fred, la voce roca per la rabbia. — Ti stava praticamente addosso, Lucia! Gli mancava solo di marcarti il territorio!

Lucia si liberò dalla presa, gli occhi nocciola che mandavano scintille. — Oh, io? E tu, Fred? Angelina ti stava accarezzando come se fossi il suo nuovo cucciolo di Puffola Pigmèa! "Dopo che gli altri sono andati a dormire"? Davvero? Sei così patetico!

— Lei è un'amica! E io stavo solo cercando di non essere maleducato! — ribatté lui, avvicinandosi minaccioso. — Ma quel Davies... lo sanno tutti che è un cacciatore, e non parlo solo di Quidditch. Ti guardava come se fossi un dolce da scartare.

— E tu lo stavi permettendo a lei! — gridò Lucia, spingendolo sul petto. — Mi hai ignorata tutto il pranzo per fare il cascamorto con la tua compagna di squadra!

Fred la bloccò, afferrandole le mani e spingendola contro il muro di pietra dell'aula. La tensione tra loro, che fino a un momento prima era rabbia pura, cambiò improvvisamente natura. Il respiro di Fred era corto e caldo contro il viso di Lucia, e i loro corpi erano così vicini che lei poteva sentire il battito accelerato del cuore di lui contro il proprio.

— Sono geloso, Lucia. Ecco la verità — sussurrò Fred, la voce che scendeva di un'ottava, diventando profonda e pericolosa. — Mi fa impazzire l'idea che qualcun altro possa toccarti, o guardarti in quel modo. Perché tu sei mia. E io non sono bravo a condividere le mie cose preferite.

Lucia sentì le ginocchia cedere. La rabbia stava evaporando, sostituita da un desiderio bruciante che le faceva formicolare la pelle. — Anche io sono gelosa, stupido Weasley. Mi viene voglia di schiantare chiunque ti si avvicini troppo.

Fred sorrise, ma non era il suo solito sorriso scherzoso. Era un'espressione carica di fame, di una bramosia che non aveva nulla a che fare con i libri o gli scherzi. — Allora dimostramelo. Dimostrami che non ti importa di Davies.

Senza aspettare una risposta, Fred colmò la distanza. Il bacio fu brutale, possessivo, un'esplosione di tutto il desiderio represso durante quella mattinata di gelosia. Lucia rispose con la stessa intensità, le sue mani che cercavano disperatamente i capelli rossi di lui, tirandolo a sé come se volesse fondersi con il suo corpo.

Fred la sollevò di peso, facendole avvolgere le gambe attorno alla sua vita, e la portò verso la cattedra del professore. La fece sedere sul legno freddo, ma lei non sentì nulla se non il calore delle mani di Fred che risalivano lungo le sue cosce, sollevando la gonna della divisa.

— Fred... qui qualcuno potrebbe entrare... — ansimò lei, mentre lui iniziava a baciarle il collo, mordicchiando la pelle sensibile proprio sopra la clavicola.

— Ho sigillato la porta, Lucia. Nessuno entrerà — mormorò lui contro la sua pelle. — Sei bellissima quando sei arrabbiata, ma sei ancora meglio quando sei così... così desiderosa di me.

Le mani di Fred erano ovunque, esperte e impazienti. Sganciò i primi bottoni della camicia di lei, esponendo la curva del seno coperta dal pizzo del reggiseno. Lucia emise un gemito sommesso quando sentì la bocca di lui scendere più in basso, tracciando sentieri di fuoco sulla sua pelle.

— Volevo farlo da quando ti ho vista stamattina — disse Fred, sollevando lo sguardo per incrociare quello di lei. I suoi occhi marroni erano scuri, dilatati dal piacere. — Davies non ha idea di cosa si perde. Non ha idea di quanto tu sia... elettrica.

Lucia gli afferrò il viso, costringendolo a guardarla. — Non parlare di lui. Non parlare di nessun altro. Ci siamo solo noi.

Si tolse la camicia con gesti rapidi, lasciandola cadere sul pavimento polveroso dell'aula. Fred non perse tempo. Si sbarazzò della sua cravatta e della camicia, rivelando un torace atletico e segnato da qualche piccola cicatrice dovuta agli esperimenti con George. Lucia fece scorrere le mani sui suoi muscoli, meravigliandosi della forza che emanava.

Fred la baciò di nuovo, una mano che scivolava dentro le sue mutandine, trovandola già umida e pronta per lui. Lucia inarcò la schiena, un grido soffocato che morì contro la bocca di Fred.

— Sei così calda — sussurrò lui, le dita che si muovevano con un ritmo che la stava portando sull'orlo del baratro. — Dì il mio nome, Lucia. Voglio sentirlo.

— Fred... oh, Merlino, Fred... — gemette lei, gettando la testa all'indietro.

Lui non la fece aspettare oltre. Si liberò dei pantaloni e, con un unico movimento fluido e deciso, si spinse dentro di lei. Lucia sussultò, stringendosi a lui, le unghie che affondavano nelle sue spalle larghe. Il piacere era acuto, quasi doloroso nella sua intensità, una sinfonia di sensazioni che spazzava via ogni pensiero razionale.

Fred iniziò a muoversi, un ritmo lento e profondo che faceva oscillare la cattedra contro il pavimento. Ogni spinta era una promessa, ogni respiro affannato una confessione. Lucia si sentiva come se stesse volando senza scopa, sospesa in un vuoto fatto di puro piacere e connessione.

— Sei mia — ripeteva Fred tra un bacio e l'altro, la voce rotta dallo sforzo. — Solo mia.

— Solo tua — rispose lei, la voce che si spezzava mentre l'orgasmo iniziava a travolgerla come un'onda anomala.

Il culmine arrivò per entrambi in un'esplosione di colori e calore. Lucia si strinse a Fred, nascondendo il viso nell'incavo del suo collo, mentre lui la teneva stretta come se temesse che potesse evaporare. Rimasero così per lunghi minuti, i respiri che tornavano lentamente alla normalità, il silenzio dell'aula rotto solo dal battito dei loro cuori all'unisono.

Fred le baciò la tempia, scivolando fuori di lei con un sospiro di rammarico. La aiutò a ricomporsi, rivestendola con una tenerezza che contrastava con la passione violenta di poco prima.

— Sai — disse lui, mentre le abbottonava la camicia con dita ancora leggermente tremanti — penso che dovremmo farlo più spesso. Studiare la storia è stancante, abbiamo bisogno di scaricare la tensione.

Lucia sorrise, sistemandogli i capelli rossi che erano più disordinati del solito. — Sei un maniaco, Weasley.

— Forse. Ma sono il *tuo* maniaco. E se Davies ci riprova, giuro che lo trasformo in un rospo e lo regalo a Neville.

Lucia rise, dandogli un piccolo bacio sulle labbra. — Non ce ne sarà bisogno. Penso che abbia capito il messaggio quando sono scappata via. E tu... vedi di stare lontano da Angelina. O userò un incantesimo di castrazione che non è nei libri di testo.

Fred finse un brivido di terrore. — Messaggio ricevuto, professoressa.

Uscirono dall'aula uno alla volta, cercando di sembrare il più naturali possibile. Lucia si diresse verso la biblioteca, sentendo ancora il calore di Fred dentro di sé, mentre lui tornò verso la sala comune di Grifondoro con un sorriso trionfante stampato sul volto.

La gelosia era stata una fiamma fastidiosa, ma aveva acceso un incendio che nessuno dei due aveva intenzione di spegnere. Hogwarts poteva continuare con i suoi piccoli drammi e le sue cotte adolescenziali; loro avevano trovato qualcosa di molto più potente della magia dei libri. Avevano trovato un fuoco che bruciava più forte di qualsiasi polvere da sparo dei Tiri Vispi Weasley, e Lucia Scamander non era mai stata così felice di aver perso la sua preziosa razionalità Corvonero.

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