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ashes and roses

Il Velo di Stelle e il Sapore del Veleno

Il mattino a Velaris non arrivava con il fragore della Corte di Primavera, dove il sole sembrava voler forzare la fioritura di ogni singolo bocciolo. Qui, la luce scivolava timida sulle cime innevate delle montagne, tingendo il fiume Sidra di un oro pallido e freddo. Claris osservava la città dal parapetto del balcone, le dita che stringevano il marmo gelido. Aveva passato la notte a fissare il soffitto, ascoltando il battito del proprio cuore che sembrava scandire il tempo di un’attesa infinita.

Sentì un fruscio alle sue spalle. Non aveva bisogno di voltarsi per sapere chi fosse. Il profumo di gelsomino e brezza marina era diventato una presenza costante, un’ombra che la seguiva anche nei pochi momenti di solitudine.

— Non hai dormito — disse Rhysand. Non era una domanda.

Claris si voltò lentamente, i capelli biondi che le ricadevano sulle spalle come seta opaca. Gli occhi grigio-azzurri erano cerchiati da ombre profonde, un riflesso dell’oscurità che portava dentro. — Il silenzio di questa città è troppo rumoroso, Rhysand. Mi ricorda quello delle celle Sotto la Montagna. Solo che qui non ci sono le urla a coprirlo.

Rhysand si appoggiò alla ringhiera accanto a lei, i lineamenti nobili rilassati, ma lo sguardo violetto attento a ogni suo minimo tremito. — Ti abituerai. Velaris ha un modo tutto suo di curare le ferite, se glielo permetti.

Claris emise una risata secca, priva di gioia. — Curare le ferite? Guarda Feyre. Lei è guarita. È sbocciata di nuovo sotto il tuo sguardo, come se i mesi alla Corte di Primavera fossero stati solo un brutto sogno. Ma io... io non sono come lei.

Proprio in quel momento, Feyre apparve sulla terrazza sottostante. Stava ridendo per qualcosa che Cassian le aveva appena detto, il viso luminoso, la pelle che non era più trasparente e malaticcia. Sembrava una creatura fatta di luce e determinazione. Accanto a lei, Mor le circondò le spalle con un braccio, un gesto di confidenza e affetto spontaneo che fece contrarre lo stomaco di Claris.

— È felice — mormorò Claris, e il veleno della gelosia le bruciò la gola. — Come ha fatto a dimenticare così in fretta? Come ha fatto a perdonarti per averla portata via mentre io restavo indietro?

— Non ha dimenticato, Claris. Ha solo trovato un motivo per combattere — rispose Rhysand con voce vellutata.

— Facile per lei — ribatté Claris, voltandosi verso di lui con un lampo d’ira negli occhi. — Lei ha te. Lei ha questa famiglia. Io ogni volta che guardo Mor, vedo solo il rosso del suo vestito mentre sparisce nel nulla, lasciandomi sola con un pazzo che mi usava come un trofeo rotto. Ogni volta che la guardo, sento il rumore della porta che si chiude.

Rhysand sospirò, un suono che sembrava venire da secoli di stanchezza. — Mor ha fatto quello che le ho ordinato di fare. Se vuoi incolpare qualcuno, incolpa me.

— Oh, lo faccio, Rhys. Non dubitarne — disse lei, avvicinandosi. — Ma la verità è che Feyre è la tua priorità. Lo è sempre stata. Sotto la Montagna mi hai aiutata perché ero un modo per arrivare a lei, o forse perché la mia sofferenza ti ricordava la tua. Ma quando è arrivato il momento di scegliere, hai scelto la tua Regina. E io sono rimasta l’appendice, la conseguenza scomoda.

Rhysand rimase in silenzio per un lungo istante, studiando il profilo di Claris. — C’è qualcosa che devi capire, Claris. Qualcosa che Feyre ha già compreso.

— E cosa sarebbe? — chiese lei con una sfida sprezzante.

Rhysand si tese, la sua aura di potere che si espandeva leggermente, facendo vibrare l’aria. — Io e Feyre... siamo compagni. Non è solo una questione di lealtà o di affetto. È un legame che trascende la vita e la morte. Il mio istinto mi ha spinto a portarla via perché la mia anima stava morendo con la sua.

Claris sentì un colpo sordo al petto. Compagni. Il legame leggendario dei Fae, quello che univa due anime per l’eternità. Tutto ebbe improvvisamente senso: gli sguardi rubati, la tensione vibrante tra loro, il modo in cui Rhysand sembrava respirare solo quando Feyre era nella stessa stanza.

— Compagni — ripeté Claris, la voce che tremava. — Quindi è questo. Lei è la tua metà perfetta, e io sono solo quella che ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

— Non è così semplice — cercò di dire Rhys, ma lei lo interruppe con un gesto della mano.

— Lo è invece. Spiega perché lei è guarita e io sto cadendo a pezzi. Lei ha un’ancora. Io ho solo il potere di una regina morta che cerca di mangiarmi viva dall’interno.

Scese le scale della terrazza con passi rapidi, ignorando il richiamo di Rhysand. Voleva scappare da quella perfezione, da quella felicità che le sembrava un affronto. Incrociò Mor nel corridoio. La Fae bionda le rivolse un sorriso incoraggiante, ma Claris vide solo l’ombra del suo tradimento.

— Claris, stiamo andando al mercato, vorresti venire con... — iniziò Mor.

— Non toccarmi — sibilò Claris, passandole accanto come se fosse fatta di fuoco. — Non fingere che ti importi di me, Morrigan. Sappiamo entrambe che se Rhysand ti ordinasse di lasciarmi di nuovo in un buco nero, lo faresti senza battere ciglio.

Mor rimase immobile, il sorriso che svaniva lentamente, sostituito da un’espressione di profonda tristezza. — Mi dispiace che tu la veda così, Claris. Davvero.

Claris non rispose. Si rifugiò nella biblioteca, il luogo più buio e isolato della Casa del Vento. Si rannicchiò in una poltrona di velluto, cercando di calmare il respiro. Ma il potere di Amarantha non conosceva pace. Le ombre iniziarono a danzare attorno alle sue dita, fili di fumo nero che sembravano sussurrare promesse di distruzione.

— Sei gelosa — sussurrò una voce nella sua mente, una voce che somigliava terribilmente a quella della Regina Sotto la Montagna. — Sei sola, mentre loro festeggiano. Ti hanno usata, Claris. Sei solo un’arma per loro.

— Taci — mormorò Claris, stringendosi la testa tra le mani.

— Claris?

Si riscosse. Feyre era sulla soglia, la sua figura incorniciata dalla luce delle candele. Sembrava preoccupata.

— Rhys mi ha detto che siete... che avete parlato — disse Feyre, avvicinandosi cautamente. — Mi dispiace che tu debba soffrire così. Se avessi potuto, sarei rimasta con te alla Corte di Primavera, lo sai.

Claris sollevò lo sguardo, e per un istante Feyre sussultò. Gli occhi di Claris non erano più grigi; erano neri come la pece, le pupille dilatate dal potere oscuro.

— Saresti rimasta? — chiese Claris con un tono che non era il suo. — Saresti rimasta a morire con me mentre il tuo compagno ti chiamava attraverso il legame? Non mentire, Feyre. Non a me. Hai scelto lui. Hai scelto questa vita. E hai fatto bene. Ma non venire qui a dirmi che capisci cosa provo. Tu sei la salvatrice di Prythian. Io sono solo il mostro che ha ucciso Amarantha e che ora ne porta il marchio.

Feyre si sedette sul bracciolo della poltrona, non lasciandosi scoraggiare dall’oscurità che emanava dall’amica. — Non sei un mostro, Claris. Sei una sopravvissuta. E abbiamo bisogno di te. Più di quanto pensi.

Claris si accigliò. — Cosa intendi?

Il volto di Feyre si fece serio, le tracce della sua nuova forza che emergevano con prepotenza. — Rhysand ha ricevuto notizie. Hybern si sta muovendo. Il Muro non reggerà a lungo. Il Re di Hybern vuole il Calderone, vuole sottomettere di nuovo i Fae e schiavizzare gli umani. La guerra sta arrivando, Claris. Una guerra che farà sembrare Amarantha un gioco da ragazzi.

Il freddo che Claris sentì non era dovuto al suo potere. Era il freddo della realtà. — Hybern...

— Sì — continuò Feyre. — E il potere che porti dentro... quel potere oscuro che Amarantha ha rubato e che ora è tuo... potrebbe essere l’unica cosa capace di contrastare la magia del Calderone. Rhys pensa che tu sia la nostra arma segreta.

Claris scoppiò in una risata amara, una lacrima solitaria che le rigava la guancia. — Ecco cos’è. Ecco perché sono qui. Non perché sono tua amica, non perché Rhysand ha un cuore. Ma perché sono un’arma. Un’arma che sperate di puntare contro il Re prima che esploda tra le vostre mani.

— Non è così, Claris! — esclamò Feyre, prendendole le mani. — Ti vogliamo bene. Vogliamo salvarti.

Claris si liberò dalla presa, alzandosi in piedi. Le ombre nella stanza sembrarono gonfiarsi, oscurando le candele. — Mi volete bene finché sono utile. Mi volete bene finché riesco a contenere il mostro. Ma cosa succederà quando la guerra inizierà? Mi manderete in prima linea a morire per la vostra bellissima città?

— Claris, calmati — disse una nuova voce. Era Rhysand, apparso sulla soglia. La sua presenza era imponente, il potere di Signore Supremo che premeva contro quello di Claris. — Feyre ti ha detto la verità sulla guerra, ma non sulla nostra intenzione. Vogliamo che tu impari a usare quel potere per proteggerti, non solo per combattere.

Claris lo guardò, poi guardò Feyre. Vide il loro legame, quel filo invisibile che li univa, quella forza che li rendeva invincibili. E si sentì più piccola che mai.

— La guerra sta arrivando — disse Claris, la voce ora piatta e gelida. — E io sono l’unica che non ha nulla da perdere. Tamlin mi odia, voi mi usate, e il resto del mondo ha paura di me. Forse è questo il mio destino, no? Essere l’oscurità che combatte l’oscurità.

— Non devi farlo da sola — disse Rhysand, facendo un passo verso di lei.

Claris indietreggiò, le ombre che formavano un cerchio protettivo attorno a lei. — Lo sono già, Rhys. Sono sola da quando Amarantha mi ha uccisa la prima volta. E forse è meglio così. Un’arma non ha bisogno di compagni. Un’arma ha bisogno solo di un bersaglio.

Uscì dalla biblioteca, lasciandoli nel silenzio. Mentre camminava verso la sua stanza, sentì il potere di Amarantha vibrare di eccitazione. La guerra. Il sangue. La distruzione. Era quello per cui era stata creata.

Passando davanti a uno specchio, Claris si fermò. Non riconosceva più la ragazza bionda e solare che era stata. Al suo posto c’era una donna con gli occhi pieni di tempesta e le mani sporche di un’oscurità che non sarebbe mai andata via.

— Hybern — sussurrò, e per la prima volta, un sorriso crudele le apparve sulle labbra. — Che vengano pure. Vedremo chi è il vero mostro.

Quella notte, Velaris brillava sotto le stelle, ma nel cuore di Claris Vaelor, il sole era tramontato per sempre. La gelosia per la guarigione di Feyre, il risentimento verso Mor e la rivelazione del legame tra Rhys e l’amica avevano agito come un catalizzatore. Non era più una vittima in attesa di essere salvata. Era una tempesta che stava per abbattersi su Prythian, e non era affatto sicuro che, una volta scatenata, Rhysand sarebbe stato in grado di controllarla.

La guerra stava arrivando, e con essa, la vera natura di Claris si sarebbe finalmente rivelata. Se fosse stata la salvezza o la rovina di tutti loro, solo il Calderone poteva saperlo. Ma una cosa era certa: la Corte di Primavera e le sue catene erano ormai un ricordo lontano. Claris apparteneva alle ombre, e le ombre stavano reclamando il loro trono.