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blue devils

Sinfonia di Ghiaccio e Scintille di Bosco

L'aria frizzante delle colline del Connecticut non sapeva di marmo e aria condizionata come i corridoi della Westbridge Academy, ma di pino resinoso e terra umida. Il "Pine Crest Resort" era una distesa di chalet di lusso e campi sportivi all'avanguardia, un luogo dove l'élite scolastica veniva spedita ogni anno per "costruire lo spirito di squadra". In realtà, tutti sapevano che il ritiro sportivo era una polveriera di ormoni, rancori e segreti che aspettavano solo una scintilla per esplodere.

Sienna Carter scese dal bus della scuola con la stessa grazia con cui una regina scenderebbe da una carrozza, nonostante le sei ore di viaggio. I suoi occhiali da sole scuri riflettevano il bosco circostante, nascondendo le occhiaie leggere che lo scandalo di @TheDevilKnows le aveva lasciato. Suo padre era riuscito a contenere i danni legali, ma il danno d'immagine era una ferita aperta che bruciava sotto la superficie impeccabile.

— Tre giorni di cameratismo forzato e barrette proteiche. Se vedo un altro pino, giuro che lo faccio abbattere — mormorò Sienna, mentre un facchino in divisa prendeva i suoi tre borsoni di pelle firmata.

Accanto a lei, Riley Brooks stava scaricando il proprio zaino da sola, con una facilità che tradiva la sua forza fisica. Indossava una felpa oversize e dei leggings neri; non sembrava affatto una che aveva appena affrontato una tempesta mediatica.

— Andiamo, Carter. Un po' di ossigeno ti farà bene — disse Riley, rivolgendole un mezzo sorriso. — Magari la natura ti aiuterà a scongelare quella maschera di porcellana che porti da stamattina.

Sienna la squadrò, ma non c'era il solito veleno nei suoi occhi. — La mia maschera è l'unica cosa che impedisce a questa scuola di sbranarmi, Riley. E tu dovresti stare attenta. Nathan ti sta fissando da quando siamo scese. Sembra un cucciolo di golden retriever che ha appena scoperto una pallina da tennis particolarmente interessante.

Riley seguì lo sguardo di Sienna. Nathan Walker era in piedi vicino al gruppo della squadra di lacrosse, intento a ridere con i suoi compagni, ma i suoi occhi continuavano a scattare verso di lei.

— È solo un ragazzo abituato a ottenere tutto ciò che vuole — rispose Riley, scrollando le spalle. — E io sono l'unica cosa che gli ha detto di no. È una sfida, non interesse.

— Con Nathan, le due cose coincidono — sentenziò Sienna, avviandosi verso la reception.

Il destino, o forse la Coach Bennett con un senso dell'umorismo perverso, aveva deciso che le capitane e le nuove aggiunte avrebbero condiviso gli chalet. Sienna e Riley si ritrovarono in una camera doppia con vista sul lago, un ambiente accogliente con pareti in legno chiaro e due letti separati da un tappeto di lana grezza.

— Niente servizio in camera dopo le undici — osservò Sienna, leggendo il regolamento sul retro della porta. — È praticamente un campo di prigionia.

Riley lanciò lo zaino sul letto vicino alla finestra. — È un resort a cinque stelle, Sienna. Smettila di fare la drammatica. Piuttosto, hai controllato se c'è campo per il cellulare? Se il Diavolo posta qualcosa qui, saremo le ultime a saperlo.

— Ho già installato un ripetitore portatile nel mio beauty case — rispose Sienna con naturalezza. — Non lascerò che un anonimo codardo mi rovini anche questo weekend.

Il primo pomeriggio passò tra allenamenti intensi. Le Blue Devils correvano lungo i sentieri boscosi, le loro divise bianche e blu che spiccavano contro il verde cupo degli alberi. Sienna spingeva la squadra al limite, la voce ferma che impartiva ordini come un generale. Riley, però, non restava indietro. La sua resistenza era superiore a quella di chiunque altro, e durante la sessione di piramidi sul prato del resort, la sua precisione lasciò persino la Coach Bennett senza parole.

— Carter, Brooks, ottimo lavoro — disse la Coach, soffiando nel fischietto. — Siete il cuore di questa squadra. Ora andate a riposarvi. Stasera c'è la cena ufficiale, e domani mattina alle sei voglio vedervi pronte per la sessione di yoga all'alba.

Ma a Westbridge, "riposo" era una parola che non esisteva nel vocabolario degli studenti. Non appena i coach si ritirarono nei loro alloggi e il sole calò dietro le montagne, l'atmosfera cambiò. I sussurri nei corridoi degli chalet divennero più fitti.

— C'è una festa allo Chalet 14 — disse Maya, spuntando nella stanza di Sienna e Riley verso le dieci di sera. Indossava un top corto e un sorriso complice. — I ragazzi del lacrosse hanno portato casse di vodka e qualcuno ha trovato il modo di disattivare i rilevatori di fumo. Ci sono tutti.

Sienna alzò lo sguardo dal suo libro. — È contro ogni regola del ritiro. Se ci scoprono, la Coach ci toglie la fascia da capitana prima che possiamo dire "piramide".

— Oh, andiamo, Sienna — la stuzzicò Riley, che si stava già infilando un paio di stivaletti. — Sei stata la ragazza perfetta per diciassette anni. Non pensi che sia ora di vedere come si diverte il resto del mondo? O hai paura di perdere il controllo?

Sienna chiuse il libro con uno scatto. La sfida nel tono di Riley era il tasto giusto da premere. — Non ho paura di nulla, Brooks. Ma se veniamo sospese, giuro che ti trascino con me nel fango.

Lo Chalet 14 era un caos di musica a basso volume — per non attirare i sorveglianti — e fumo che aleggiava sotto il soffitto alto. L'odore di alcol a buon mercato e profumi costosi creava un'aria inebriante. Nathan era al centro della stanza, con un bicchiere rosso in mano, circondato dai suoi compagni di squadra. Quando vide entrare Sienna e Riley, il suo volto si illuminò.

— La regina e la ribelle — esclamò, facendosi strada tra la folla. — Non pensavo che avreste onorato questo umile raduno con la vostra presenza.

Sienna gli rivolse un sorriso che era pura cortesia di facciata. — Siamo qui solo per assicurarci che non diate fuoco al resort, Nathan. Mio padre è nel consiglio d'amministrazione, ricordi?

— Sempre la solita, Sienna — rispose lui, ma il suo sguardo scivolò subito su Riley. — Riley, vieni a fare un giro? Abbiamo una partita di poker nell'altra stanza, e scommetto che sei una che sa bluffare bene.

— Passo, Nathan — rispose Riley con voce calma, prendendo una bottiglietta d'acqua dal bancone. — Preferisco tenere d'occhio la tua ragazza. Qualcuno deve pur assicurarsi che non congeli nessuno con un solo sguardo.

La serata procedette tra balli clandestini e conversazioni sussurrate negli angoli bui. Sienna si ritrovò su un divano, osservando la scena con un distacco che le pesava sul petto. Vide Nathan cercare ripetutamente di isolare Riley, offrendole drink e attenzioni che una volta erano riservate solo a lei. Sentì una fitta, ma non era il dolore di un cuore spezzato; era il fastidio di vedere un pezzo del suo puzzle perfetto che cercava di incastrarsi in un'altra cornice.

Verso l'una di notte, l'aria divenne troppo pesante. Sienna uscì sul balcone dello chalet, cercando il freddo della notte. Pochi istanti dopo, la porta a vetri scivolò di nuovo. Era Riley.

— Ne hai avuto abbastanza? — chiese Riley, appoggiandosi alla ringhiera accanto a lei.

— È tutto così... prevedibile — sospirò Sienna. — Nathan che prova a fare il maschio alfa, le ragazze che si contendono le briciole della sua attenzione, e il Diavolo che probabilmente sta scattando foto da qualche cespuglio.

— Nathan è venuto da me poco fa — disse Riley, guardando il lago scuro in lontananza. — Mi ha proposto di "andare a vedere le stelle" sul molo. Mi ha praticamente detto che con te è tutto diventato un obbligo sociale e che ha bisogno di qualcosa di vero.

Sienna strinse le dita sulla ringhiera. — E tu cosa gli hai detto?

— Gli ho detto che è un idiota — rispose Riley con semplicità. — E che se pensa che io sia il suo premio di consolazione, non ha capito nulla di chi sono. Poi gli ho ricordato che tu vali dieci volte lui, anche se sei troppo impegnata a nasconderlo sotto strati di cinismo.

Sienna voltò la testa verso di lei, sorpresa. — Mi hai difesa? Di nuovo?

— Non ti ho difesa, Sienna. Ho solo detto la verità. Non sono qui per rubarti la vita. Non voglio il tuo ragazzo, non voglio la tua corona e non voglio il tuo trono. Sono venuta a Westbridge per ricominciare, non per diventare una versione più povera di te.

Sienna rimase in silenzio per un lungo istante. Il riflesso della luna sul lago sembrava una lama d'argento. — Perché Boston, Riley? Cosa è successo davvero?

Riley sospirò, e per la prima volta, la sua sicurezza sembrò vacillare. — C'era un ragazzo. Si chiamava Leo. Era il fratello della mia migliore amica. Aveva dei problemi, seri. Una notte ha fatto una sciocchezza in laboratorio, ha causato un incendio che ha quasi distrutto l'ala storica della scuola. Io ero lì per cercare di fermarlo. Quando la sicurezza è arrivata, lui è scappato. Io sono rimasta.

— Ti sei presa la colpa — concluse Sienna.

— Sapevo che se lo avessero preso, sarebbe finito in prigione. Io... la mia famiglia ha abbastanza soldi per far sparire le accuse penali, ma non lo scandalo sociale. Così i miei hanno deciso che un trasferimento era la soluzione migliore. "Aria pulita", hanno detto.

Sienna sentì un groppo in gola. — Hai sacrificato tutto per qualcuno che non ha avuto il coraggio di restare.

— È quello che facciamo per le persone a cui teniamo, no? — Riley si voltò a guardarla. — Tu lo fai ogni giorno per i tuoi genitori. Sacrifichi la tua felicità, la tua spontaneità, persino la tua capacità di provare qualcosa, solo per non deluderli. Siamo più simili di quanto pensi, Sienna Carter.

Sienna stava per rispondere quando un rumore di passi pesanti e risate sguaiate interruppe il momento. Nathan uscì sul balcone, visibilmente alterato dall'alcol.

— Oh, eccovi qui. Le due donne della mia vita che complottano contro di me — disse, barcollando leggermente. — Riley, andiamo. Smetti di fare la difficile. So che mi vuoi. Lo vedo come mi guardi in palestra.

— Nathan, vai a dormire — disse Sienna, la voce che tornava a essere un comando gelido. — Sei imbarazzante.

— Imbarazzante? — Nathan rise, avvicinandosi a Riley. — Io sono l'unica cosa che rende questa scuola interessante per te, Brooks. Sienna è un ghiacciolo. Con me potresti divertirti davvero.

Fece per prenderle un braccio, ma Riley fu più veloce. Con un movimento fluido e controllato, gli afferrò il polso e lo spinse via, non con violenza, ma con una fermezza che lo lasciò spiazzato.

— Ascoltami bene, Nathan — disse Riley, la voce bassa e pericolosa. — Non toccarmi mai più senza il mio permesso. E non osare mai più parlare di Sienna in quel modo davanti a me. Sei un ragazzino viziato che non sa cosa significhi avere carattere. Torna dentro e trova qualcuno che sia impressionato dal tuo cognome, perché io non lo sono.

Nathan rimase a bocca aperta, umiliato nel profondo. Guardò Sienna, cercando sostegno, ma trovò solo uno sguardo di puro disprezzo.

— Hai sentito la signorina Brooks, Nathan — aggiunse Sienna. — Sparisci. O domani mattina la Coach saprà esattamente chi ha portato la vodka nello Chalet 14.

Nathan borbottò qualcosa di inintelligibile e si ritirò all'interno, sconfitto.

Il silenzio tornò sul balcone, interrotto solo dal fruscio delle foglie.

— Wow — mormorò Sienna. — Nessuno gli aveva mai parlato così.

— Qualcuno doveva pur farlo — rispose Riley, scuotendo le mani come per liberarsi di un'energia negativa. — Mi dispiace, Sienna. So che è il tuo ragazzo.

— Lo era — disse Sienna, e sentì un senso di liberazione improvvisa. — Credo che la nostra "collaborazione" stia per giungere al termine. Non posso stare con qualcuno che non mi rispetta, e non posso fingere che mi importi più di quanto mi importi della mia reputazione.

Si guardarono, e in quel momento, tra il fumo della festa clandestina e il freddo del Connecticut, qualcosa si spezzò e si ricompose. Non erano più solo la regina e la nuova arrivata. Erano due ragazze che avevano smesso di giocare secondo le regole di qualcun altro.

— Andiamo via di qui — propose Riley. — C'è un sentiero che porta a una piccola cascata non lontano da qui. È molto meglio di questa festa deprimente.

Sienna esitò solo un secondo. Pensò alla Coach, ai suoi genitori, all'account del Diavolo che avrebbe potuto immortalarle. Poi guardò Riley, i suoi occhi pieni di una libertà che lei non aveva mai osato sognare.

— Al diavolo le regole — disse Sienna.

Camminarono nel bosco, illuminate solo dalle torce dei loro telefoni. Il rumore dell'acqua divenne sempre più forte finché non raggiunsero una piccola radura dove un ruscello saltava tra le rocce. Si sedettero su un tronco caduto, respirando l'aria pura.

— Sai — disse Sienna dopo un po' — a volte vorrei solo poter urlare. Senza che nessuno mi giudichi. Senza che nessuno lo scriva su Instagram.

— Fallo — disse Riley.

— Cosa?

— Urla. Adesso. Nessuno ti sente tranne me. E io non dirò nulla, promesso.

Sienna la guardò, incredula. Poi, lentamente, prese un respiro profondo. All'inizio fu solo un suono strozzato, ma poi divenne un urlo vero, liberatorio, che risuonò tra gli alberi, portando via con sé mesi di pressione, paura e solitudine. Quando finì, era senza fiato, ma si sentiva leggera come una piuma.

Riley sorrise e urlò a sua volta, un grido di sfida verso il passato che cercava di perseguitarla.

Risero insieme, una risata che non aveva nulla a che fare con la diplomazia sociale.

— Siamo ufficialmente impazzite — disse Sienna, asciugandosi una lacrima di divertimento.

— O forse siamo finalmente tornate sane — ribatté Riley.

Mentre tornavano verso lo chalet, camminando vicine, il telefono di Sienna vibrò. Era una notifica. Ma non era @TheDevilKnows. Era un messaggio privato sul suo account personale.

*“Ho visto cosa è successo sul balcone, Sienna. Nathan è un perdente, ma Riley... Riley è pericolosa. Non fidarti di lei. Sappiamo entrambe cosa è successo a Boston, e non è stata una nobile azione. Chiedile del 'progetto segreto' di Leo.”*

Sienna si fermò, il cuore che ricominciava a battere forte. Guardò Riley, che stava camminando qualche passo avanti a lei, canticchiando una canzone sottovoce. La luce della luna la faceva sembrare così onesta, così vera.

Chi era l'informatore? E perché cercava di metterle l'una contro l'altra proprio ora che avevano trovato un equilibrio?

— Tutto bene? — chiese Riley, voltandosi.

Sienna spense lo schermo del telefono. — Sì. Tutto bene. Solo un messaggio di mia madre che mi ricorda di non mangiare troppi carboidrati.

Riley scosse la testa. — Tua madre è un incubo, Carter.

— Lo so, Brooks. Lo so.

Mentre rientravano nello chalet, Sienna sentì che la pace appena trovata era fragile come il vetro. Sapeva che doveva scoprire la verità su Riley, ma sentiva anche che, qualunque cosa fosse successa a Boston, Riley era l'unica persona a Westbridge che non la vedeva come un trofeo o una minaccia, ma come un essere umano.

Quella notte, nel silenzio della loro stanza, Sienna non riuscì a dormire. Osservò il profilo di Riley nel letto accanto, illuminato dalla luce lunare. La battaglia contro @TheDevilKnows era appena diventata molto più complicata. Perché ora, per la prima volta, Sienna aveva qualcosa da perdere che non era la sua reputazione.

Aveva un'amica. O forse, qualcosa di ancora più raro in quel mondo di squali: aveva qualcuno in cui voleva disperatamente credere.

Il ritiro era solo all'inizio, e mentre le ombre del bosco si allungavano, il Diavolo stava già preparando il suo prossimo post. Ma questa volta, Sienna Carter non sarebbe rimasta a guardare. Se il Diavolo voleva la guerra, l'avrebbe avuta. E questa volta, la regina non era sola.