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blue devils

Il Sangue nelle Crepe del Marmo

Il silenzio della villa dei Carter non era mai stato così assordante. Non era il silenzio della pace, ma quello di un museo dopo un furto: freddo, sterile e carico di un senso di sconsacrazione. Sienna era seduta sul bordo del suo letto a baldacchino, le mani intrecciate così strettamente che le nocche sembravano perle d'avorio sotto la pelle tesa.

Il display del suo iPhone, gettato sul tappeto persiano come un oggetto contaminato, continuava a illuminarsi. Le notifiche di @TheDevilKnows erano una pioggia acida.

*“Sembra che il re della Westbridge abbia trovato un nuovo passatempo. E non è la nostra regina. Nathan Walker, ci stai dicendo che il ghiaccio di Sienna ha finalmente finito per congelarti? O è solo che questa nuova bionda ha labbra più calde? #WestbridgeScandal #NathanUnchained #SiennaBroken”*

Le foto non lasciavano spazio all'immaginazione. Erano state scattate nel retro di un club esclusivo di Manhattan, due sere prima. Nathan, con la camicia sbottonata e lo sguardo annebbiato dall'alcol, era premuto contro una ragazza che non frequentava la Westbridge — una modella, forse, o semplicemente una delle tante orbite che ruotavano attorno al suo carisma da senatore in erba. Le sue mani erano ovunque, la sua bocca cercava quella della ragazza con una voracità che non aveva mai mostrato con Sienna.

Era una vendetta. Sienna lo sapeva. Nathan non l'aveva fatto per piacere, ma per riprendersi il potere che lei e Riley gli avevano tolto durante il ritiro sportivo. Voleva umiliarla. Voleva che tutto il Paese vedesse che Sienna Carter, l'impeccabile, era stata scartata per una sconosciuta.

— Sei stata un’ingenua, Sienna. — La voce di sua madre, Eleanor, era risuonata nello studio pochi minuti prima, tagliente come un bisturi. — Ti abbiamo educata a gestire un impero, non a farti ridicolizzare da un ragazzino con troppa adrenalina in corpo. Hai permesso che il tuo valore sociale crollasse.

— Madre, lui mi ha tradita... — aveva provato a dire Sienna, la voce che tremava per la prima volta in diciassette anni.

— Lui ha reagito alla tua debolezza. Se avessi mantenuto il controllo, se non avessi iniziato a frequentare quella ragazza Brooks e a sfidare le convenzioni, Nathan sarebbe rimasto al suo posto. Ora siamo noi a dover gestire il danno d'immagine. Marcus e io partiamo per Ginevra stasera. Abbiamo incontri che non possono essere rimandati. Cerca di non distruggere ciò che resta della nostra reputazione mentre non ci siamo.

Eleanor non l'aveva abbracciata. Non le aveva chiesto come si sentisse. Aveva solo sistemato la sua borsa di coccodrillo e se n'era andata, seguita dal passo pesante di Marcus, che non l'aveva nemmeno guardata negli occhi.

Sienna sentì un singhiozzo salirle in gola, ma lo ricacciò indietro. Le regine non piangono. Le regine si rompono in silenzio.

Il campanello della villa suonò. Non era il tocco discreto del maggiordomo, ma una scarica insistente, quasi furiosa. Sienna non si mosse. Pochi istanti dopo, sentì dei passi rapidi sulle scale di marmo. La sua porta si spalancò senza che nessuno bussasse.

Riley Brooks era lì, il respiro corto, i capelli scompigliati dal vento e gli occhi che bruciavano di una rabbia protettiva.

— Quell’infame. Quel maledetto, viscido, piccolo verme — esclamò Riley, chiudendo la porta con un calcio.

Sienna alzò lo sguardo, sorpresa. — Riley? Cosa ci fai qui?

— Cosa ci faccio qui? Ho visto il post, Sienna. Ho visto cosa ha fatto quel codardo. E sapevo che i tuoi non sarebbero stati esattamente... comprensivi.

Riley si avvicinò e si lasciò cadere sul letto accanto a lei, ignorando la distanza di sicurezza che Sienna cercava sempre di mantenere.

— Come stai? — chiese Riley, la voce che improvvisamente si faceva dolce.

Sienna cercò di raddrizzare le spalle, di recuperare la maschera. — Sto bene. È solo un imprevisto. I miei avvocati gestiranno la cosa e Nathan... beh, Nathan ha fatto la sua scelta.

— Smettila, Sienna. Smettila di recitare la parte della statua di ghiaccio. Sei stata umiliata davanti a migliaia di persone da un ragazzo che diceva di amarti. Puoi essere furiosa. Puoi essere triste. Non devi essere impeccabile con me.

Sienna guardò Riley, e la diga finalmente cedette. Una singola lacrima scivolò lungo la sua guancia, seguita da un'altra. In un istante, la capitana delle Blue Devils, la ragazza più potente della Westbridge, si rannicchiò su se stessa, nascondendo il viso tra le mani.

Riley non esitò. Le passò un braccio attorno alle spalle, tirandola a sé. Sienna inizialmente si irrigidì, non abituata al contatto fisico che non fosse coreografato o formale, ma poi si lasciò andare, affondando il volto nella felpa di Riley. Pianse senza fare rumore, con sussulti che le scuotevano l'intero corpo.

— Lo ha fatto apposta — mormorò Sienna tra i singhiozzi. — Lo ha fatto perché al ritiro io ero con te. Perché gli abbiamo detto di no. Voleva distruggermi.

— Lo so — rispose Riley, accarezzandole i capelli biondi. — È così che funzionano i ragazzi come lui. Quando perdono il controllo, cercano di bruciare tutto quello che hanno attorno. Ma lui non ha vinto, Sienna. Ha solo dimostrato a tutti chi è veramente.

— I miei genitori se ne sono andati — disse Sienna, allontanandosi leggermente per asciugarsi il viso con la manica, un gesto così poco regale che la fece quasi sorridere amaramente. — Hanno detto che sono un'ingenua. Che ho messo in ridicolo la famiglia. Sono partiti per la Svizzera come se io fossi un problema da ignorare finché non si risolve da solo.

Riley strinse i pugni. — Sono dei mostri. Non meritano una figlia come te.

— Meritano la Sienna che hanno costruito — ribatté lei. — Ma stasera... stasera non so nemmeno chi sia quella persona.

— Stasera sei solo Sienna. E io sono qui. Non vado da nessuna parte.

Riley si alzò e andò verso il bagno in camera, tornando poco dopo con un panno bagnato e una delle maschere di bellezza di lusso che Sienna teneva sulla mensola.

— Faremo così — annunciò Riley con un tono che non ammetteva repliche. — Ci struccheremo, metteremo dei vestiti comodi, ordineremo la pizza più unta che riusciamo a trovare su un'app di delivery e guarderemo qualcosa di stupido in TV. Niente telefoni. Niente Instagram. Niente Diavolo.

Sienna la guardò come se parlasse una lingua straniera. — Non ho mai mangiato pizza in camera mia. Mia madre dice che l'odore impregna i tessuti.

— Tua madre è a tremila chilometri di distanza sopra l'Atlantico — ribatté Riley con un sorrisetto. — E i tessuti possono essere lavati. La tua sanità mentale no.

Le ore successive furono surreali per Sienna. Si ritrovò in pigiama di seta, seduta sul tappeto del suo salottino privato insieme a Riley, circondata da scatole di cartone e lattine di soda. Riley le raccontava storie assurde della sua infanzia a Boston, di quando aveva cercato di addestrare il suo golden retriever a fare le verticali, fallendo miseramente.

Sienna si ritrovò a ridere. Una risata vera, che le partiva dallo stomaco.

— Sai, Riley — disse Sienna, prendendo un altro spicchio di pizza — quando sei arrivata a Westbridge, ti odiavo con ogni fibra del mio essere. Eri così... libera. Così sicura di te senza aver bisogno dell'approvazione di nessuno. Mi facevi sentire come se la mia intera vita fosse una recita mal riuscita.

Riley posò la sua bibita, lo sguardo che si faceva serio. — La verità è che io ammiravo la tua forza. Vedevo quanto ti costava essere perfetta ogni secondo. Pensavo: "Se questa ragazza usasse tutta questa energia per se stessa invece che per gli altri, potrebbe governare il mondo davvero".

— E ora? Cosa pensi ora?

— Penso che sei la persona più coraggiosa che conosca. Perché nonostante tutto quello che ti hanno fatto, sei ancora qui. E sei stata capace di tendermi la mano quando avresti potuto distruggermi.

Il silenzio che seguì non era imbarazzante, ma carico di un'elettricità nuova. Sienna osservò Riley: la luce soffusa delle lampade schermate metteva in risalto la linea della sua mascella e la dolcezza dei suoi occhi scuri. Si rese conto che, in quella casa immensa, circondata da tesori e privilegi, Riley era l'unica cosa che avesse mai posseduto un valore reale.

— Nathan pagherà per questo — disse improvvisamente Sienna, la sua voce che riacquistava una sfumatura del vecchio acciaio, ma senza la crudeltà di un tempo. — Non lascerò che questa sia la fine della mia storia.

— Lo so che lo farai — rispose Riley. — Ma non stasera. Stasera lasciamo che il mondo bruci fuori da questa stanza.

Sienna si schiarì la voce, sentendo il bisogno di cambiare argomento prima che le sue emozioni diventassero troppo evidenti. — Riley... quel messaggio che ho ricevuto al ritiro. Qualcuno mi ha scritto di chiederti del "progetto segreto" di Leo. Dicevano che non sei stata così nobile come hai raccontato.

Riley si irrigidì visibilmente. Il pezzo di pizza che teneva in mano sembrò improvvisamente pesantissimo. Posò lo sguardo sulle sue ginocchia, e il silenzio si fece pesante.

— Chi te lo ha scritto? — chiese Riley, la voce quasi un sussurro.

— Un numero anonimo. Non lo so. Ma non ci ho creduto, Riley. Solo che... volevo che fossi tu a dirmelo.

Riley prese un respiro profondo, chiudendo gli occhi. — Leo non voleva solo bruciare il laboratorio. Voleva distruggere i server della scuola perché aveva scoperto che il preside stava vendendo i dati degli studenti a una società di marketing. Era un'azione politica, a modo suo. Ma era illegale e pericolosa. Io lo sapevo. Lo avevo aiutato a pianificare l'ingresso, convinta che avesse ragione. Ma quando le fiamme sono andate fuori controllo... ho capito che avevamo quasi ucciso il custode notturno.

Sienna trattenne il respiro.

— Non l'ho fatto solo per proteggere lui — continuò Riley, una lacrima solitaria che le rigava il volto. — L'ho fatto perché ero colpevole quanto lui. Forse di più, perché io avrei dovuto avere la testa sulle spalle. I miei genitori hanno pagato per insabbiare tutto non per me, ma per proteggere il loro nome dal coinvolgimento in un atto di eco-terrorismo studentesco. Sono venuta qui carica di colpa, Sienna. Non sono l'eroina che credi.

Sienna rimase in silenzio per un lungo istante, elaborando le parole di Riley. Non provò disgusto, né rabbia. Provò solo una profonda, devastante empatia.

— Siamo tutti dei mostri in attesa di essere scoperti, Riley — disse Sienna, allungando una mano per stringere quella dell'altra ragazza. — Tu hai cercato di fare qualcosa in cui credevi e hai sbagliato. Io ho cercato di essere quello che volevano gli altri e ho perso me stessa. Non so quale sia il peccato peggiore.

Riley alzò lo sguardo, colpita dalla mancanza di giudizio negli occhi di Sienna. — Non mi odi?

— Come potrei? Mi hai appena salvato la vita stasera. Quello che è successo a Boston appartiene a Boston. Qui a Westbridge, sei l'unica persona che mi ha detto la verità.

Si sorrisero, un patto silenzioso sigillato tra le mura di quella prigione dorata.

Verso le tre del mattino, si erano addormentate sul tappeto, circondate dai resti della loro cena e dalla luce bluastra della TV accesa su un vecchio film in bianco e nero. Sienna fu la prima a svegliarsi, sentendo il peso leggero della testa di Riley sulla sua spalla.

La guardò dormire, così vulnerabile eppure così forte. In quel momento, Sienna capì che @TheDevilKnows aveva commesso un errore fatale. Cercando di distruggerla attraverso Nathan, l'aveva spinta tra le braccia della sola persona capace di renderla davvero pericolosa.

Sienna prese il suo telefono dal pavimento. Lo sbloccò. C'erano centinaia di messaggi di Nathan, scuse patetiche alternate a insulti ubriachi. Li cancellò tutti senza leggerli. Poi aprì Instagram.

Digitò un messaggio diretto all'account di @TheDevilKnows.

*“Hai fatto un ottimo lavoro stasera. Hai mostrato a tutti chi è Nathan Walker. Ma hai dimenticato una cosa fondamentale: una regina non ha bisogno di un re per governare. Soprattutto quando ha al suo fianco qualcuno che sa come appiccare un incendio. Preparati, Diavolo. La prossima mossa è mia.”*

Sienna spense il telefono e si rannicchiò di nuovo contro Riley. Per la prima volta nella sua vita, non aveva paura del domani. Non le importava di cosa avrebbero detto i corridoi della Westbridge o di quanto sarebbero stati furiosi i suoi genitori al loro ritorno.

Aveva trovato qualcosa di reale nelle crepe del suo mondo perfetto. E mentre il sole iniziava a sorgere oltre le vetrate della villa, Sienna Carter sapeva che la sua vera ascesa era appena iniziata. Non sarebbe stata la regina dei Carter, o la fidanzata di un senatore. Sarebbe stata la donna che avrebbe messo a ferro e fuoco Westbridge, e lo avrebbe fatto con Riley Brooks al suo fianco.

Il Diavolo sapeva molto, era vero. Ma non sapeva ancora cosa succede quando il ghiaccio smette di resistere e decide di diventare una valanga. E Sienna non vedeva l'ora di mostrarglielo.