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L'increspatura dell'oro

La sala dei banchetti di Cordyn era una trappola intessuta di sete purpuree, stucchi dorati e fumo d'incenso. L'odore delle pietanze speziate e dei vini pesanti del sud aleggiava nell'aria con una dolcezza stucchevole, quasi asfissiante, stridendo in modo grottesco contro l'acciaio invisibile che ciascuno dei commensali stringeva tra i denti.

Attorno al mastodontico tavolo di marmo verde smeraldo, ogni sorriso sembrava affilato su una mola.

Il visconte Tecarus sedeva a capotavola, avvolto in broccati dai colori sgargianti che avrebbero sfigurato persino addosso a un pavone reale. Mangiava con deliberata lentezza, intercalando bocconi di fagiano caramellato con complimenti melliflui e aneddoti privi di sostanza, studiando gli ospiti con lo sguardo famelico di chi sa di possedere l'unica risorsa capace di decidere le sorti di una guerra: la Luminare.

Rhylee Emerson manteneva la schiena dritta contro lo schienale intarsiato della sedia, le mani impeccabilmente posate ai lati del piatto d’argento. Il corsetto rigido color vino e le maniche cadenti di perline le imponevano una postura regale, ma sotto la superficie di quella compostezza aristocratica ogni muscolo del suo corpo era contratto come una molla pronta a scattare. I suoi occhi verdi scivolavano metodicamente lungo la stanza, annotando la posizione di ogni guardia poromielica, ogni fessura nelle pareti, ogni possibile linea di fuga.

Alla sua destra, Violet Sorrengail sembrava una statua di sale. Aveva a malapena toccato il cibo, le dita sottili strette attorno al tovagliolo di lino, mentre lo sguardo di Tecarus si posava su di lei a intervalli calcolati, pieno di un'inquietante curiosità da collezionista. Xaden, seduto accanto a Violet, emanava una minaccia così densa che l'aria stessa attorno alle sue spalle sembrava piegarsi verso il nero, nonostante il suo volto rimanesse una maschera di freddo distacco.

E poi c’era Cat.

Seduta di fronte a Rhylee, la flier sembrava fusa nel metallo prezioso del suo vestito arancio e oro. I capelli biondo-cenere le ricadevano morbidi sulle spalle nude, ma la rigidità con cui teneva la testa alta tradiva un supplizio silenzioso. Ogni volta che lo zio apriva bocca, le unghie laccate di Cat affondavano impercettibilmente nella tovaglia.

I servi sgomberarono i vassoi d'argento con un tintinnio discreto, sostituendoli con coppe di cristallo ricolme di un vino liquoroso color ambra scura.

Tecarus attese che l'ultimo cameriere si ritirasse dietro i tendaggi, poi si asciugò le labbra con un panno di seta e appoggiò i gomiti al tavolo, unendo i polpastrelli inanellati.

«Bene, miei cari ospiti,» esordì il visconte, e il tono canzonatorio della sua voce fece rizzare i peli sulle braccia di Rhylee. «Abbiamo banchettato, abbiamo celebrato il vostro lungo e periglioso viaggio... ma immagino che l’erede di Tyrrendor non sia venuto fin qui per assaggiare i miei fichi canditi.»

«Siamo qui per la Luminare, visconte,» disse Xaden, la voce profonda che risuonò come un colpo di campana nella volta affrescata. «E per i termini del suo trasferimento ad Aretia.»

Tecarus ridacchiò piano, scuotendo la testa con finta mestizia.

«La Luminare. Sempre così pragmatico, Riorson. Sempre così... precipitoso. Quella gemma è il tesoro più prezioso che Poromiel custodisca. Cederla a dei ribelli navarriani richiede una fiducia che, purtroppo, gli ultimi avvenimenti hanno reso assai fragile.»

Gli occhi cerulei e viscidi del visconte scivolarono oltre Xaden, andando a posarsi direttamente su Cat. Il sorriso dell'uomo si allargò, assumendo una piega velenosa.

«Dopotutto, avevamo un accordo ben preciso, non è vero? Un patto suggellato da un contratto matrimoniale formale. Mia nipote doveva sedere al tuo fianco come sovrana consorte, garantendo al nostro popolo la protezione dei tuoi draghi e l'accesso alle risorse che Navarre ci ha negato per secoli.»

Un silenzio tombale calò sulla tavola.

Violet trattenne il respiro, gli occhi che scattarono su Xaden. Cat sbiancò all'istante, le labbra che si serrarono fino a perdere ogni traccia di colore; le sue dita corsero istintivamente alla coppa di cristallo, stringendola con una forza tale che Rhylee temette potesse andare in frantumi. L'umiliazione aleggiava sopra di lei come una condanna a morte pubblica, riducendola di nuovo a ciò che Tecarus voleva che fosse: un pegno commerciale respinto al mittente.

Rhylee sentì la pressione atmosferica attorno alla caraffa di vino incresparsi pericolosamente, un riflesso cieco della sua ira che dovette soffocare con uno sforzo feroce di volontà.

«La situazione geopolitica è mutata, Tecarus,» intervenne Xaden prima che Cat potesse essere costretta a rispondere.

Il Wingleader parlò con una calma glaciale, priva di esitazioni, piantando i suoi occhi d'ombra in quelli del visconte.

«Il contratto prevedeva un'alleanza tra casate in un contesto che non esiste più. I venin sono oltre il confine montano. Se non uniamo le nostre forze ora, non ci sarà alcun trono su cui far sedere tua nipote, né una Poromiel da governare. Catriona ha combattuto per questo continente più di quanto tu abbia mai fatto in tutta la tua vita rinchiuso tra queste mura, e il suo valore non si misura con un anello al dito. La Luminare ci serve per vincere la guerra, non per riparare una vanità dinastica.»

La risposta fu così netta, così chirurgica e priva di scappatoie, che Tecarus sbatté le palpebre, visibilmente spiazzato dall'audacia di quell'affronto mascherato da pragmatismo militare.

Rhylee espirò piano. *Grazie agli dèi,* pensò, provando un'ondata di sincera gratitudine per Xaden. Aveva preso il fendente al posto di Cat, togliendola dalla gogna con la risolutezza di un comandante.

Ma il danno era fatto. La tensione era diventata irrespirabile. Cat teneva lo sguardo ostinatamente fisso sul fondo dorato del proprio calice, il petto che si sollevava a scatti irregolari sotto le perline metalliche del corsetto.

Tecarus riprese a parlare, cercando di recuperare terreno con richieste territoriali e quote di metallo grezzo, ma Rhylee aveva smesso di ascoltare. Teneva gli occhi puntati su Cat. Vide la goccia di sudore freddo scendere lungo la tempia della ragazza; vide il modo in cui deglutiva a vuoto. Quella stanza la stava soffocando.

Rhylee colse il momento in cui Tecarus si voltò verso Violet per chiederle dettagli tecnici sull'energia dei fulmini.

Senza fare rumore, Rhylee allungò la mano sotto il bordo del tavolo. Le sue dita calde e callose trovarono il polso sottile di Cat, stringendolo con una fermezza delicata, quasi rassicurante.

Cat sobbalzò, alzando di scatto gli occhi cerchiati di tensione.

Rhylee non disse una parola. Si limitò a fare un cenno impercettibile della testa verso le grandi arcate che davano sull'esterno, poi si alzò con grazia impeccabile.

«Visconte,» interruppe Rhylee con voce limpida e serena, attirando l'attenzione di Tecarus con un inchino aristocratico che non ammetteva repliche. «L'aria di mare di Cordyn è rinomata in tutto il continente, e il vostro vino è fin troppo generoso per chi è abituato al rigore dei passi montani. Se permettete, io e vostra nipote prendiamo un momento di congedo per respirare sul terrazzo.»

Tecarus la squadrò, sorpreso dalla statura e dalla disinvoltura della rider navarriana, ma fece un gesto sbrigativo con la mano inanellata.

«Certamente, mia cara. Le donne e i loro languori. Fate pure.»

Rhylee non allentò la presa. Guidò Cat lontano dal tavolo, tirandola dolcemente per il polso mentre il fruscio congiunto della seta rosa e della cascata di perline dorate copriva il rumore dei loro passi.

Varcata la pesante tenda di velluto, il calore opprimente della sala svanì, spazzato via dall'abbraccio improvviso della brezza marina.

Il balcone di marmo bianco si affacciava a strapiombo sulla scogliera. Sotto di loro, il mare del sud rifletteva la luce argentea di una luna piena, infrangendosi con un ritmo sordo e ipnotico contro i faraglioni neri. L'aria sapeva di sale, iodio e notte pulita.

Rhylee lasciò andare il polso di Cat e si appoggiò alla balaustra, chiudendo gli occhi per diversi secondi. Solo in quel momento si rese conto di quanto fosse stata tesa per tutta la durata del banchetto. I muscoli delle sue spalle dolevano per lo sforzo di mantenere l'impassibilità, e un'emicrania leggera pulsava dietro i suoi occhi.

Accanto a lei, Cat si lasciò scivolare contro la pietra fredda, appoggiando la fronte contro le braccia conserte. Espirò un lungo respiro tremante che somigliava a un singhiozzo ricacciato indietro a forza.

«Quel verme viscido,» sibilò Cat, la voce impastata e roca. «Quel maledetto, viscido verme bastardo.»

Rhylee si voltò a guardarla, e fu allora che notò i dettagli che nella penombra della sala le erano sfuggiti.

Le guance di Cat erano tinte di un rosso vivo, insolito per il suo incarnato diafano. I suoi occhi chiari brillavano di una luce insolitamente liquida, e quando sollevò la testa per guardare il mare, ondeggiò impercettibilmente sui tacchi, costringendosi a puntare i palmi contro il marmo per trovare equilibrio.

Rhylee inarcò un sopracciglio, un lampo di comprensione che le illuminò lo sguardo.

«Quanto vino hai bevuto laggiù, Cordella?»

Cat lasciò sfuggire una risatina secca, priva della consueta amarezza.

«Abbastanza per non pugnalare mio zio con la forchetta da dessert. Ma non abbastanza da dimenticare la faccia da funerale che avevi mentre ci servivano la pernice.»

Non era ubriaca fradicia; la sua mente era ancora lì, vigile e tagliente. Ma il vino dolce di Cordyn aveva fatto cedere quella corazza d'acciaio e diffidenza che la ragazza teneva costantemente serrata attorno a sé. Per la prima volta, i suoi movimenti erano morbidi, sciolti, quasi indolenti.

*«Quell'umano ingioiellato ha un odore che mi disgusta persino da qui.»*

La voce di Astraevyn irruppe nella mente di Rhylee come un tuono distante. La dragonessa verde era acquattata sulle scogliere a qualche chilometro a nord del palazzo, insieme a Tairn e agli altri draghi, ma il legame mentale trasmetteva chiaramente la sua inquietudine.

*«Dì solo una parola, Emerson. Tre battiti d'ali, atterro su quella terrazza e riduco quel buffone col turbante in un mucchietto di cenere lucida. Nessuno sentirà la mancanza di un bipede che veste come un pappagallo.»*

Rhylee non poté fare a meno di sorridere. Un sorriso autentico, caldo, che le distese i lineamenti severi.

*«Trattieniti, Astra. Ci serve ancora vivo per la Luminare.»*

*«È una perdita di tempo. La bipede bionda con le perline farebbe un lavoro migliore a governare quel nido di vipere. Almeno lei sa riconoscere un predatore.»*

Sentire la premura ruvida e territoriale del suo drago nei confronti di Cat fu una sensazione bizzarra, ma incredibilmente confortante. Astraevyn, che fino a due settimane prima voleva incenerirla per principio, ora considerava Cat un elemento da difendere.

Rhylee interruppe il contatto mentale e tornò a posare gli occhi sulla ragazza accanto a lei.

La luce della luna bagnava l'abito dorato di Cat, facendolo brillare come una distesa di braci vive. Il vento le scompigliava le onde biondo-cenere attorno al viso arrossato, e la linea del suo collo — dove la pelle era tornata intatta e liscia — sembrava scolpita nell'alabastro.

Era bellissima. Di una bellezza sfacciata, fiera, che non chiedeva scusa a nessuno.

Rhylee sentì una morsa improvvisa serrarle il petto, un calore denso che nulla aveva a che fare con il vino. Si ritrovò a chiedersi, con una punta di disarmata vertigine, quando diavolo fosse successo. Quando quell'irritazione costante, quel disprezzo metodico nato per proteggere Violet e mantenere l'ordine, si fosse trasformato in quell'attrazione cieca, vorace e totalizzante che le faceva bruciare le dita ogni volta che si trovavano nella stessa stanza.

Cat si voltò verso di lei, incuriosita dal suo silenzio. Sostenne lo sguardo di Rhylee, inclinando la testa di lato.

«Cosa c'è, Emerson? Hai paura che vomiti sul tuo strascico da cerimonia?»

Rhylee fece un passo verso di lei. Uno solo. La distanza tra i loro corpi si ridusse a un soffio d'aria marina, e la luce dorata negli occhi verdi della rider brillò con un'intensità pericolosa.

«Voglio baciarti,» disse Rhylee.

Le parole uscirono basse, calme, prive di qualsiasi esitazione, vibrando nel silenzio del balcone con la forza d'urto di una sentenza.

Cat spalancò gli occhi. Il respiro le si bloccò visibilmente in gola, le labbra dischiuse in una sorpresa così totale da cancellare ogni traccia di malizia.

Rhylee non distolse lo sguardo, ma la sua bocca si piegò in una linea amara e controllata.

«Voglio baciarti da quando ti ho chiuso quel dannato vestito nella tua stanza,» continuò Rhylee, e la sua voce si fece più ruvida. «Ma non lo farò adesso. Non stasera. Non mentre sei abbastanza alticcia da usare il vino come scusa domattina.»

Per un secondo interminabile, Cat rimase immobile.

Poi accadde qualcosa che Rhylee non aveva mai visto prima.

Tutta la tensione, tutta la difesa, tutta la rabbia che Cat accumulava giorno dopo giorno come veleno nelle vene si sciolse. La sua figura sembrò rilassarsi completamente, e sul suo viso fiorì un sorriso. Non era un ghigno sarcastico, non era una smorfia di superiorità; era un sorriso puro, luminoso, genuino e disarmante, che le illuminò gli occhi d'ambra e le distese le labbra in una curva così dolce da mozzare il fiato.

In quel momento, illuminata dalla luna e priva di armature, Catriona Cordella era senza ombra di dubbio la ragazza più bella che Rhylee avesse mai posato gli occhi addosso in tutta la sua vita.

Cat fece mezzo passo avanti, muovendosi con un'insolenza lenta e deliziosa, alimentata dal vino.

«Oh, davvero?» sussurrò Cat, la voce che tornava a farsi carezzevole, venata da una provocazione giocosa. Si sporse verso di Rhylee, fermandosi a un millimetro dalla sua guancia, lasciando che il calore del suo fiato che sapeva di spezie e uva sfiorasse la mandibola della rider. «L’impeccabile, incorruttibile Rhylee Emerson ha degli scrupoli morali? Chi l'avrebbe mai detto. Sei sicura di non star semplicemente cercando una scusa perché hai troppa paura di scoprire cosa succede se perdi il controllo?»

Rhylee non riuscì a trattenersi. Una risata bassa, calda e autentica le vibrò nel petto, sciogliendo l'ultima traccia dell'emicrania.

Senza pensarci, allungò le mani e afferrò saldamente i fianchi di Cat. La stoffa rigida e perlinata dell'abito dorato scricchiolò sotto la sua presa decisa, bloccando la flier esattamente dove voleva averla.

«Se perdessi il controllo con te, Cordella, non sopravviveresti fino alla colazione,» ribatté Rhylee con un ghigno affilato, stringendo appena le dita sulle sue anche per ricordarle chi delle due avesse più forza fisica. «Adesso basta fare la spiritosa. Sei uno spettacolo indecente per una nobile di Poromiel.»

Cat rise a sua volta, un suono cristallino e rilassato che si disperse nel vento della notte. Non cercò di divincolarsi dalla presa di Rhylee sui suoi fianchi; al contrario, sembrò trovare un piacere segreto nel sentirsi ancorata a terra da quelle mani forti.

Lentamente, Rhylee fece scivolare una mano dal fianco di Cat lungo il suo braccio nudo, arrivando al polso e infine intrecciando le dita con le sue. Il contrasto tra la pelle diafana di Cat e quella più scura di Rhylee, stretta in una presa salda e naturale, sembrava la cosa più giusta dell'intero palazzo.

«Vieni,» disse Rhylee con dolcezza ruvida, tirandola piano verso l'uscita. «Ti porto a dormire prima che tu decida di sfidare mio zio a duello per la Luminare.»

«Non sarebbe una cattiva idea,» borbottò Cat, lasciandosi guidare senza opporre la minima resistenza, stringendo le dita attorno a quelle di Rhylee mentre rientravano nel palazzo.

I corridoi interni di Cordyn a quell'ora erano deserti, illuminati solo da torce schermate che proiettavano lunghe ombre sul marmo lucido. Camminavano a passo lento, i loro abiti che frusciavano l'uno contro l'altro a ogni movimento: borgogna e oro, un'onda continua e sinuosa. Cat camminava appoggiandosi appena alla spalla di Rhylee, le dita sempre saldamente intrecciate, la guardia completamente abbassata in una tregua silenziosa.

Svoltarono l'angolo della galleria che portava all'ala degli ospiti, e si bloccarono all'istante.

Dalla direzione opposta stavano arrivando Violet e Xaden.

Anche loro si erano finalmente liberati del banchetto. Xaden si era già tolto la giacca formale, tenendola su una spalla, mentre Violet camminava a piedi nudi tenendo i suoi stivaletti da sera in una mano, l'aria stanca ma visibilmente sollevata.

Le due coppie si trovarono faccia a faccia sotto l'arcata centrale.

Lo sguardo di Violet scivolò immediatamente verso il basso. I suoi occhi nocciola si spalancarono per una frazione di secondo notando le mani di Rhylee e Cat: le dita serrate l'una nell'altra, senza alcuna intenzione di lasciarsi andare. Poi un sorriso lento, radioso e complice si allargò sulle labbra della ragazza dai capelli argentati, illuminandole l'intero viso di un divertimento affettuoso.

Accanto a lei, Xaden si fermò, piantando le mani sui fianchi. I suoi occhi scuri passarono da Rhylee a Cat, soffermandosi sulla presa stretta delle loro mani con un'espressione che non lasciava spazio a dubbi: era un sorrisetto appena accennato, arrogante e visibilmente compiaciuto, come se avesse appena assistito alla chiusura di una scommessa vinta in partenza.

«Emerson. Cordella,» disse Xaden, con un tono neutro che grondava di un sarcasmo trattenuto a fatica. «Vedo che le trattative sul terrazzo sono state... particolarmente fruttuose.»

Rhylee sentì un'ondata di calore violento risalirle lungo il collo, tingendole le guance di un rosso scuro che non riuscì a mascherare nemmeno con la sua solita postura marziale.

Accanto a lei, Cat ebbe la stessa identica reazione: arrossì furiosamente fino alla radice dei capelli biondi, abbassando di scatto lo sguardo verso il pavimento di marmo, tradita dalla timidezza per la prima volta nella sua vita.

Eppure, nonostante l'imbarazzo bruciante e gli sguardi beffardi di Violet e Xaden, nessuna delle due allentò la presa.

Rhylee schiarì la voce, sollevando il mento con tutta la dignità che una fiera rider di Navarre poteva radunare mentre veniva colta in flagrante.

«Porto Catriona a riposare, Wingleader,» disse Rhylee con voce ferma, anche se le sue orecchie andavano a fuoco. «Domani dobbiamo essere lucide per il secondo round con quel viscido.»

«Certamente,» rispose Violet, reprimendo a stento una risatina dietro la mano libera, scambiando un'occhiata d'intesa con Xaden che rese il rossore di Rhylee ancora più acceso. «Buonanotte a entrambe.»

«Buonanotte,» mormorò Cat a mezza voce, rifiutandosi categoricamente di guardare Xaden negli occhi.

Rhylee tirò leggermente la mano di Cat, superando i due con un passo spedito e la schiena drittissima, mentre alle loro spalle risuonava il mormorio divertito di Violet e il basso commento di Xaden.

Solo quando raggiunsero la porta della camera di Cat, Rhylee si fermò.

Si voltò verso la flier, e vedendo il rossore che ancora le colorava le guance dorate, non riuscì a trattenere un sorriso morbido. Sciolse lentamente le dita da quelle di Cat, lasciando che il contatto si spezzasse con riluttanza.

«Dormi, Cordella,» disse a bassa voce, sfiorandole appena la guancia calda con il dorso dell'indice. «Domani abbiamo una guerra da vincere.»

Cat la guardò attraverso le ciglia, il suo sorriso segreto che tornava a fiorire sulle labbra.

«E un bacio da riscuotere, Emerson,» mormorò Cat prima di aprire la porta, lasciandosi dietro una scia d'oro e il battito accelerato del cuore di Rhylee.

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