what’s behind the stars
L’Eclissi della Verità e il Sangue dell’Autunno
Il segreto era un filo di seta teso tra le loro dita, invisibile a chiunque altro ma vibrante di una tensione che minacciava di spezzarsi a ogni respiro. Nelle settimane che seguirono, Velaris divenne il palcoscenico di una recita silenziosa. Si lanciavano sguardi attraverso i tavoli imbanditi della Casa del Vento, sguardi che bruciavano di ricordi proibiti: il calore della pelle contro la pelle, il sapore del vino rubino sulle labbra, i sussurri che si perdevano nel velluto della notte.
Si sfioravano nei corridoi, un contatto fortuito che inviava scosse elettriche attraverso i loro corpi Fae, lasciandole senza fiato per istanti infiniti. Ma davanti alla Cerchia Ristretta, tornavano a essere due bionde testarde che si punzecchiavano con ironia tagliente. Nessuna delle due era pronta a dare un nome a quella cosa, né tantomeno a confessarla. Per Mor, era la paura di rompere quell'equilibrio secolare che la legava a Rhys, Azriel e Cassian; per Rebekah, era il timore che, una volta pronunciata ad alta voce, quella magia potesse svanire come polvere di stelle al mattino.
Il destino, però, non amava i segreti.
— Devo andare nella Corte d’Autunno — annunciò Morrigan una sera, mentre la luce purpurea del tramonto inondava la sala del consiglio.
Il silenzio che seguì fu gelato. Rhysand appariva più cupo del solito, le ombre che danzavano nervose intorno alle sue spalle. Sapevano tutti cosa significasse quel luogo per Mor. Era la terra del suo tormento, la dimora di Eris Vanserra, l'uomo che l'aveva lasciata morire in un fosso.
— Rhys ti ha chiesto di andare? — chiese Rebekah, la voce insolitamente piatta. Sentiva il potere solare dentro di lei agitarsi, una premonizione amara che le riscaldava il sangue.
— Me lo ha chiesto cautamente — rispose Mor, senza guardarla negli occhi. — Ma non mi tirerò indietro. Ci sono rotte commerciali da stabilire e Beron sta diventando troppo audace. Devo essere io a farlo.
— È una follia — sbottò Rebekah, alzandosi bruscamente. — Mandate Azriel. Mandate Cassian. Ma non tu. Non lì.
Mor scattò in piedi, la maschera di ghiaccio che tornava a coprire il suo viso. — Non sono una damigella in pericolo, Rebekah. Sono la Verità della Corte della Notte. Faccio il mio dovere.
— Il tuo dovere o il tuo martirio? — ribatté Rebekah, avvicinandosi finché non sentì l'odore di gelsomino che emanava dalla pelle di Mor. — Vuoi dimostrare loro che non ti hanno spezzata? Lo sanno già. Non hai bisogno di tornare in quella tana di lupi per provarlo.
— Tu non capisci — sibilò Mor, gli occhi dorati che brillavano di una luce pericolosa. — Non hai il diritto di dirmi cosa fare. Non sei nessuno per me se non un’ospite in questa casa.
Quelle parole colpirono Rebekah come un colpo fisico. Il dolore si trasformò istantaneamente in una furia cieca. — Un’ospite? È questo che sono per te quando le luci si spengono? Un’ospite con cui passare il tempo tra una missione diplomatica e l’altra?
— Rebekah, smettila — intervenne Rhys con voce ferma, ma lei non lo ascoltò.
— Se vai lì, Mor, non aspettarti che io sia qui a raccogliere i pezzi quando tornerai — urlò Rebekah, prima di voltarsi e correre fuori dalla stanza, ignorando il richiamo di Feyre.
Non si parlarono più. Mor partì all'alba del giorno successivo, senza un addio, senza un ultimo sguardo. Rebekah la guardò svanire oltre l'orizzonte dalla terrazza della sua camera, con il cuore stretto in una morsa di ghiaccio e il sapore amaro di un litigio non risolto.
Le giornate che seguirono furono un tormento. Rebekah cercò di distogliersi con l'addestramento, spingendo il suo corpo oltre ogni limite. Si batteva con Cassian finché i muscoli non le bruciavano, incanalava la sua magia solare in esplosioni distruttive che lasciavano crateri nel ring di allenamento. Ma ogni volta che chiudeva gli occhi, vedeva il volto di Mor. Sentiva il presagio di un disastro imminente, un'ombra che il suo sole non riusciva a diradare.
La notte del ritorno di Mor, Velaris era avvolta in una tempesta innaturale. Rebekah non riusciva a dormire; camminava avanti e indietro nella sua stanza, il potere che le frizzava sotto la pelle come scariche elettriche.
All'improvviso, un grido squarciò il silenzio della Casa del Vento. Non era un grido di battaglia, ma un urlo di puro, viscerale dolore.
Rebekah si precipitò fuori, il cuore che le batteva così forte da farle male al petto. Quando raggiunse la grande sala, il mondo sembrò fermarsi.
Rhysand era in ginocchio sul pavimento di marmo, le mani tra i capelli, mentre un'oscurità violenta e fuori controllo emanava da lui. Feyre piangeva, sorretta da un Cassian pallido come un morto. Ma fu la figura al centro della stanza a farle mancare il respiro.
Azriel era coperto di sangue, il suo viso solitamente impassibile era una maschera di agonia. Tra le sue braccia, immobile, giaceva Morrigan.
I suoi capelli biondi, una volta radiosi come l'oro, erano incrostati di fango e sangue scuro. Il suo abito di seta era ridotto a stracci. Ma erano le sue mani... le sue mani erano state trafitte di nuovo, ferite aperte che sanguinavano copiosamente sul marmo bianco. Beron e il padre di Mor, Keir, avevano deciso di chiudere i conti del passato nel modo più brutale possibile. L'avevano ridotta peggio di secoli prima, un messaggio di odio scritto sulla sua carne.
— Mor... — il sussurro di Rebekah fu appena udibile, ma in quel silenzio di morte sembrò un tuono.
Si lanciò verso di lei, cadendo in ginocchio accanto ad Azriel. Il Cantore delle Ombre sollevò lo sguardo, e Rebekah vide nei suoi occhi il riflesso di un orrore che non aveva parole.
— Non risponde — gracchiò Azriel. — Hanno usato ferro freddo... e cenere.
Rebekah tese una mano tremante, sfiorando la guancia gelida di Mor. La vita sembrava scivolare via da quel corpo che lei aveva imparato ad amare in ogni centimetro. Il litigio, le parole crudeli, la distanza... tutto svanì, lasciando spazio a un vuoto cosmico.
— No — mormorò Rebekah. — No, non puoi lasciarmi. Non così.
Cercò di richiamare la sua guarigione, di usare la luce solare per richiudere quelle piaghe orrende, ma il dolore che provava era così vasto, così totalizzante, che la sua magia sembrò ribellarsi. Non era solo empatia. Non era solo tristezza. Era qualcosa di più profondo, un legame fisico che le strappava le viscere, come se ogni ferita sul corpo di Mor fosse impressa anche sul suo.
Sentì un rantolo strozzato uscire dalla gola di Mor, un segno di vita che era più simile a un addio.
In quel momento, la realtà si spezzò. Rebekah vide tutto sfocato, i colori della stanza che si fondevano in un grigio indistinto. Cadde a terra, le mani premute contro il petto, urlando per un dolore che non era suo, eppure lo era più di ogni altra cosa.
— Rebekah! — sentì la voce di Rhys da lontano, ma era come se fosse sott'acqua.
In quell'istante di agonia pura, la verità le esplose nel cervello con la forza di una supernova. Non era solo attrazione. Non era solo amore.
*Compagna.*
Il legame si tese, un ponte d'oro e fuoco che univa le loro anime attraverso l'abisso della morte imminente. Morrigan era la sua compagna. La metà della sua anima, la custode della sua luce. E la stava perdendo.
— NO! — il grido di Rebekah non fu umano. Fu il ruggito di una dea primordiale.
La sua magia dorata non uscì come un sussurro, ma come un'esplosione cataclismatica. Una colonna di luce solare purissima eruppe dal suo corpo, travolgendo la Casa del Vento. Le ombre di Rhys e Azriel vennero spazzate via, le pareti tremarono, i vetri delle immense vetrate esplosero verso l'esterno.
Era una luce che non bruciava, ma che consumava l'oscurità. Era il sole che sorgeva nel cuore della notte più nera.
Rebekah strisciò verso Mor, ignorando il sangue che le usciva dal naso per lo sforzo, e le afferrò le mani trafitte. La luce fluì da lei come un fiume in piena, riversandosi nelle ferite di Mor, combattendo contro il veleno del ferro freddo, scacciando il gelo della morte.
— Torna da me — pregò Rebekah, la fronte premuta contro quella di Mor. — Torna da me, mia compagna. Ti prego.
La luce continuò a espandersi, avvolgendo entrambe in un bozzolo dorato così luminoso che gli altri dovettero coprirsi gli occhi. In quel cerchio di fuoco sacro, Rebekah sentì l'anima di Mor vacillare, pronta a varcare il velo, e la afferrò con tutta la forza della sua volontà.
*Non ti lascerò andare. Non oggi. Non mai.*
L'esplosione di potere durò per quelli che sembrarono secoli, finché Rebekah non ebbe dato ogni singola goccia della sua energia, ogni scintilla della sua essenza vitale. Quando la luce finalmente svanì, lasciando la stanza in una penombra tremante, il silenzio era assoluto.
Rebekah crollò sopra il corpo di Mor, esausta, svuotata, pronta a morire se l'altra non fosse tornata.
Poi, un respiro.
Debole, affannoso, ma reale.
Mor aprì gli occhi. Non erano più velati dal dolore, ma limpidi, anche se colmi di una confusione infinita. Le sue mani, un istante prima ridotte a poltiglia sanguinante, erano ora coperte di pelle nuova, rosata, segnata solo da sottili cicatrici bianche che brillavano di un debole riflesso dorato.
Mor sollevò una mano, sfiorando con dita tremanti i capelli biondi di Rebekah, che ora erano spruzzati di ciocche bianche come la neve, il prezzo del potere usato.
— Rebekah... — la sua voce era un soffio, ma per Rebekah fu la musica più bella dell'universo.
— Sono qui — rispose Rebekah, piangendo lacrime di puro sollievo. — Sono qui, Mor.
Rhysand si avvicinò lentamente, lo sguardo fisso sulle due donne. Il Signore della Notte, che vedeva tutto, comprese in quell'istante ciò che era accaduto. Vide il legame d'oro che ora brillava visibile tra loro, un filo indistruttibile che univa la Verità al Sole.
— Il legame del compagno — sussurrò Feyre, con la voce rotta dall'emozione.
Azriel si ritrasse nell'ombra, il suo viso inespressivo, ma c'era una nuova accettazione nel modo in cui guardava Rebekah. Sapeva che ciò che aveva appena visto non era magia ordinaria. Era il destino che reclamava il suo tributo.
Mor guardò Rebekah, e nei suoi occhi dorati passò una comprensione improvvisa. Sentì il legame. Sentì l'anima di Rebekah ancorata alla sua, il calore che ora faceva parte del suo stesso battito cardiaco.
— Mi hai salvata — disse Mor, mentre le lacrime iniziavano a scorrere. — Perché?
Rebekah le baciò il palmo della mano, il punto dove il chiodo l'aveva trafitta, e la guardò con un amore così feroce da far tremare le fondamenta della casa.
— Perché non esiste mondo, né Corte, né inferno che possa tenermi lontana da te. Perché sei la mia compagna, Morrigan. E io non permetterò mai più che l'autunno spenga la mia estate.
In quella sala distrutta, tra le macerie di una notte di orrore, la Casa del Vento testimoniò la nascita di qualcosa di nuovo. Non c'erano più segreti. Non c'erano più sguardi furtivi. C'erano solo due sopravvissute che avevano trovato la pace l'una nell'altra, un sole e una verità che avrebbero brillato insieme, sfidando ogni tempesta che il mondo avrebbe osato scagliare contro di loro.
Mor attirò Rebekah a sé, nascondendo il viso nel suo collo. Per la prima volta dopo secoli, la Verità della Corte della Notte non ebbe paura di essere vista. Perché tra le braccia della sua compagna, era finalmente, interamente, a casa.