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when the roses are now burned

Frammenti di vetro e oscurità

Il silenzio della Casa del Vento non era mai stato così opprimente. Dopo il confronto con Mor, Claris si era rifugiata nelle proprie stanze, ma il sonno faticava a reclamarla. Le lenzuola di seta sembravano troppo lisce contro la sua pelle ancora segnata dalle cicatrici invisibili di Sotto la Montagna, e l’aria di Velaris, solitamente rinfrescante, pareva densa di un presagio che non riusciva a decifrare.

Si rigirò nel letto, chiudendo gli occhi. Cercò di richiamare le barriere mentali che Rhysand le aveva insegnato a costruire, ma la sua mente era un campo di battaglia. Le parole di Mor su Azriel continuavano a ronzarle in testa, mescolandosi al ricordo del calore delle ombre del Cantore. Era possibile che qualcuno potesse guardarla senza vedere solo un cumulo di macerie?

Poi, improvviso come un colpo di frusta, il silenzio fu squarciato.

Non fu un rumore forte. Fu un fruscio, un battito d’ali pesante e sgraziato che non apparteneva né agli Illyrian né agli uccelli notturni della città. Claris si mise a sedere di scatto, il cuore che martellava contro le costole. Il suo potere empatico esplose, non come una luce dorata, ma come un allarme assordante.

Paura. Fame. Malvagità pura e antica.

I Corvindi.

Erano dentro. Non sapeva come avessero superato le difese di Velaris, ma sentiva la loro presenza viscida scivolare lungo i corridoi della Casa del Vento. Erano le creature di Hybern, i segugi del Re, mandati a stanare ciò che restava della resistenza.

Claris balzò fuori dal letto, le gambe che tremavano. La sua prima reazione fu quella di nascondersi, di rannicchiarsi in un angolo come faceva nelle stanze di Tamlin, ma una voce nella sua testa — una voce che somigliava terribilmente a quella di Azriel — le disse di reagire.

Uscì nel corridoio, e l’odore di decomposizione la investì in pieno. Due figure massicce, avvolte in mantelli neri che sembravano fatti di piume bagnate, stavano avanzando verso la camera di Mor. I loro becchi ricurvi battevano ritmicamente, producendo un suono metallico agghiacciante.

Mor uscì dalla sua stanza nello stesso istante, la camicia da notte bianca che brillava nell'oscurità. Non era armata, ma il suo potere di Verità pulsava intorno a lei come un'aura dorata. Tuttavia, i Corvindi erano creature create per resistere alla magia convenzionale.

— Mor! — urlò Claris, la voce che le tremava in gola.

Uno dei Corvindi si voltò verso di lei, emettendo un grido stridulo che parve perforarle il cranio. Mor evocò una lama di luce, colpendone uno, ma la creatura incassò il colpo e continuò ad avanzare, le zampe artigliate che graffiavano il marmo del pavimento.

Claris sentì il panico salire, una marea nera che minacciava di sommergerla. Il legame che Amarantha aveva forgiato in lei, quel residuo di soggezione, sembrò risvegliarsi davanti a quel male primordiale. Si sentì piccola, debole, una vittima sacrificale.

*Aiutami,* implorò nel silenzio della sua mente, lanciando un grido disperato attraverso il legame che univa tutti gli abitanti della casa. *Mor, ti prego, aiutami!*

Mor cercò di raggiungerla, ma il secondo Corvindo le sbarrò la strada, costringendola a una danza mortale di schivate e colpi di luce.

— Claris, usa il tuo potere! — gridò Mor, la voce carica di sforzo. — Non lasciarti sopraffare!

Ma Claris era paralizzata. Il potere empatico le rimandava l'orrore dei Corvindi, la loro sete di sangue umano e Fae, e la sua magia dorata iniziò a reagire in modo incontrollato. Non era più un fiume guidato da un timoniere; era una tempesta che cercava una via d'uscita.

Il Corvindo davanti a lei scattò. Claris alzò le mani per proteggersi il viso e la sua magia esplose.

Non fu un dardo preciso. Fu un'onda d'urto distruttiva, una scarica di energia pura che investì tutto ciò che la circondava. Le finestre di cristallo del corridoio esplosero verso l'interno, trasformandosi in una pioggia di diamanti letali. I mobili di legno pregiato si schiantarono contro le pareti, riducendosi in schegge.

Il Corvindo fu sbalzato all'indietro, ma Claris, incapace di contenere il contraccolpo, fu investita dalla sua stessa furia. I frammenti di vetro, spinti dalla sua magia, le lacerarono la pelle delle braccia e del viso. Cadde in ginocchio, urlando, mentre la luce dorata continuava a scaturire da lei come sangue da una ferita aperta.

— Claris! — il grido di Mor fu quasi coperto dal fragore della distruzione.

Proprio quando il Corvindo ferito stava per rialzarsi per finirla, un'ombra più scura della notte si materializzò nel corridoio. Non era Azriel. Era qualcosa di più antico, di più terribile.

Amren.

La Seconda del Signore della Notte non disse una parola. I suoi occhi d'argento brillarono di una luce sovrannaturale mentre sollevava una mano. Con un gesto secco, i Corvindi furono sollevati da terra, le loro ossa che scricchiolavano sotto una pressione invisibile. Un istante dopo, le creature non erano altro che polvere nera che si dissolveva nell'aria.

Amren si voltò verso le due donne, il suo sguardo che indugiava sulla distruzione che Claris aveva seminato.

— Ragazzina sciocca — mormorò Amren, ma la sua voce non era dura come al solito. C'era una nota di avvertimento.

Mor si precipitò su Claris, scivolando sul marmo coperto di detriti. La ragazza era rannicchiata a terra, il respiro ridotto a un rantolo. Il sangue scorreva abbondante dalle ferite causate dai ciottoli di vetro che le si erano conficcati nella carne.

— Sono qui, Claris. Sono qui — sussurrò Mor, prendendole il viso tra le mani, incurante dei tagli che si procurava lei stessa.

Attraverso il legame mentale che Rhysand teneva sempre aperto, l'allarme di Amren e il terrore di Mor viaggiarono come un fulmine fino alla Corte dell'Estate.

Non passarono che pochi secondi. L'aria nel corridoio si increspò, diventando densa e gelida. La trasmutazione di massa fu così violenta che le pareti sembrarono gemere.

Rhysand apparve per primo, le ali spiegate e le mani già cariche di potere oscuro. Feyre era accanto a lui, l'arco in pugno. Cassian e Azriel atterrarono un istante dopo, le spade sguainate e gli occhi che cercavano minacce.

Ma non c'erano più nemici. Solo il disastro.

— Claris! — l'urlo di Feyre squarciò il silenzio post-battaglia. La High Lady cadde in ginocchio accanto alla sua amica, il volto trasfigurato dall'angoscia.

Rhysand si guardò intorno, il volto che era una maschera di furia e preoccupazione. I suoi occhi violetti si posarono su Amren.

— Hybern — disse Amren, asciugandosi una macchia di polvere nera dal vestito. — I Corvindi. Sono entrati silenziosi come sussurri.

Azriel non disse nulla. Si mosse verso Claris con una rapidità che lasciò una scia d'ombra dietro di sé. Spostò delicatamente Mor e Feyre, inginocchiandosi davanti alla ragazza ferita. Le sue mani, solitamente così ferme, tremarono impercettibilmente mentre osservava lo stato di Claris.

Lei era semicosciente, gli occhi azzurri velati dal dolore e dallo shock. La sua magia dorata continuava a pulsare debolmente intorno a lei, come una fiamma che stava per spegnersi.

— Guardami, Claris — ordinò Azriel, la voce bassa e vibrante.

Lei sollevò lo sguardo, incontrando quello nocciola del Cantore. — Mi dispiace — sussurrò, il sangue che le colava dall'angolo della bocca. — Non sono riuscita... a fermarli. Ho rotto tutto.

— Non hai rotto nulla che non possa essere riparato — rispose Azriel, sollevandola tra le braccia con una delicatezza infinita. Le sue ombre si avvolsero intorno a lei, non per nasconderla, ma per sostenerla, agendo come una benda per le sue ferite sanguinanti.

Rhysand si avvicinò, posando una mano sulla spalla di Azriel. Il Signore della Notte sembrava invecchiato di un secolo in pochi istanti. Guardò il vetro frantumato, i mobili distrutti e, soprattutto, le ferite di Claris.

— Portala subito da Madja — disse Rhys, la voce roca. — Cassian, vai con lui. Mor, Amren... dobbiamo capire come sono entrati. Le difese di Velaris sono state violate.

Mentre Azriel portava via Claris, Feyre rimase a terra, guardandosi le mani sporche del sangue della sua migliore amica.

— È colpa mia — mormorò Feyre, le lacrime che finalmente rigavano il suo volto. — Se non l'avessi lasciata alla Corte di Primavera, se non l'avessi trascinata in questa guerra...

Rhysand si chinò su di lei, sollevandola e stringendola a sé. — Non è il momento dei sensi di colpa, Feyre. È il momento della consapevolezza. Hybern ci ha colpiti nel cuore, dove pensavamo di essere al sicuro.

Mor si alzò, pulendosi il sangue dalle mani sul vestito rosso ormai rovinato. Il suo sguardo era fisso sul corridoio dove Azriel era sparito con Claris.

— Non è stata solo un'incursione — disse Mor, la voce fredda e tagliente come il ghiaccio. — Era un messaggio. Sanno di Claris. Sanno del suo potere. E sanno che lei è il nostro punto debole.

Rhysand annuì solennemente. — La guerra non è più all'orizzonte, Mor. È qui. È dentro le nostre mura.

***

Nelle stanze della guaritrice, il silenzio era interrotto solo dal respiro affannoso di Claris e dal rumore metallico degli strumenti di Madja. Azriel non aveva lasciato la stanza, nonostante le proteste della vecchia Fae. Era rimasto nell'angolo più buio, una statua di dolore e risolutezza.

Aveva visto Claris combattere contro se stessa per settimane, cercando di reprimere ciò che era diventata. E ora, vedendola così piccola e vulnerabile su quel letto, circondata da bende intrise di sangue, sentì qualcosa spezzarsi dentro di lui. Qualcosa che non sentiva da secoli.

Madja finì di estrarre l'ultimo frammento di vetro dalla spalla di Claris e applicò un unguento lenitivo. — Sarà segnata — disse la guaritrice, senza voltarsi verso il Cantore. — La sua magia ha reagito contro la sua stessa carne. Queste cicatrici non svaniranno facilmente, nemmeno con la guarigione Fae.

— Le cicatrici non sono un problema per lei — mormorò Azriel. — È il buio che la spaventa.

Claris ebbe un sussulto nel sonno, un gemito di dolore le sfuggì dalle labbra. Azriel fu accanto a lei in un istante. Le prese la mano, sentendo la pelle fredda contro la sua.

— Sono qui — sussurrò, lasciando che le sue ombre accarezzassero la fronte della ragazza, rinfrescandola dalla febbre che stava salendo. — Non ti lascerò sola nell'oscurità. Mai più.

Claris sembrò calmarsi al tocco delle ombre. Le sue dita si strinsero debolmente intorno a quelle di Azriel, un legame silenzioso in una notte di terrore.

Fuori dalla stanza, Rhysand e Cassian stavano discutendo a bassa voce.

— Dobbiamo addestrarla sul serio, Rhys — disse Cassian, il volto cupo. — Non più solo lezioni di controllo mentale. Deve imparare a uccidere. Se Hybern la vuole, faranno di tutto per riprendersela.

— Lo so — rispose Rhysand, fissando la porta chiusa. — Ma guarda Azriel. Pensi che permetterà a qualcuno di noi di avvicinarsi a lei dopo quello che è successo stanotte?

Cassian sospirò, incrociando le braccia muscolose. — Azriel è fuori di testa dalla preoccupazione. Se Hybern riprova a toccarla, non rimarrà nulla del loro esercito.

— Ed è proprio questo che mi spaventa — concluse Rhysand. — Perché una guerra combattuta per amore o per vendetta è una guerra che non conosce confini. E Claris... Claris è al centro di entrambe le cose.

In quella notte di vetri infranti e sangue versato, la Corte dei Sogni comprese che la pace era stata solo un'illusione passeggera. Il Re di Hybern aveva mosso la sua prima pedina, e aveva scelto di colpire la creatura più fragile e potente tra loro.

Mentre il sole iniziava a sorgere su una Velaris che non si sentiva più invulnerabile, Claris aprì lentamente gli occhi. La prima cosa che vide non fu la luce dell'alba, ma le ombre familiari di Azriel che danzavano sul soffitto.

Cercò di muoversi, ma il dolore la inchiodò al letto.

— Resta ferma — disse la voce di Azriel, vicina, rassicurante.

— Sono ancora viva? — chiese lei, la voce che era poco più di un soffio.

— Sei viva — rispose lui, apparendo nel suo campo visivo. Il suo volto era stanco, segnato dalla veglia, ma i suoi occhi brillavano di una promessa feroce. — E ti prometto, Claris Vaelor, che chiunque ti abbia fatto questo rimpiangerà il giorno in cui è nato.

Claris guardò le proprie braccia fasciate, sentendo il peso del potere che ancora pulsava sotto le bende. Non provò paura, questa volta. Provò una rabbia gelida e cristallina.

— Non voglio che lo facciano loro — disse lei, guardando Azriel dritto negli occhi. — Voglio farlo io. Voglio essere la lama che taglia il collo di Hybern.

Azriel accennò un sorriso, un gesto raro e bellissimo che le scaldò il cuore. — Allora ti insegnerò come si fa.

La guerra era arrivata. E Claris Vaelor, la ragazza che era stata spezzata, stava finalmente decidendo in quale forma voleva essere ricostruita. Non sarebbe stata una vittima. Non sarebbe stata un trofeo. Sarebbe stata la rovina di chiunque avesse osato pensare di possederla.