when the roses are now burned
Sussurri di seta e polvere di stelle
La mappa stesa sul tavolo della sala capitolare era un groviglio di linee di confine, simboli arcani e schieramenti nemici. Il fumo degli incensi cerimoniali si mescolava all'odore del cuoio e dell'inchiostro fresco. Rhysand, con lo sguardo fisso sulle terre di confine della Corte della Primavera, indicò un punto nevralgico con un dito affusolato.
— Hybern non si accontenterà dei Corvindi — disse il Signore della Notte, la voce bassa e carica di presagio. — Quello era un test. Vogliono vedere quanto siamo disposti a sanguinare per proteggere ciò che amiamo. Dobbiamo riunire le Corti, anche quelle che ci guardano con sospetto.
Claris sedeva accanto a Feyre, seguendo attentamente ogni parola. Non era più la ragazza che abbassava lo sguardo per timore di essere notata. Indossava un abito di seta color mezzanotte, con scollature audaci e ricami d'argento che sembravano brillare di luce propria. La sua bellezza, un tempo solare e umana, si era trasformata in qualcosa di etereo e letale, una fusione perfetta tra la grazia di una High Fae e la forza di una guerriera.
— La Corte dell'Estate è con noi, ma Beron è un problema — intervenne Mor, giocherellando con un pugnale di verità. — Quel vecchio viscido aspetterà di vedere da che parte pende l'ago della bilancia prima di muovere un solo guerriero.
Claris alzò lo sguardo verso Mor e, con sorpresa di tutti, accennò un sorriso complice. — Forse Beron ha solo bisogno di un incentivo che non sia la diplomazia. Qualcosa che scuota il suo ego smisurato.
Mor ridacchiò, scambiando un'occhiata divertita con Claris. — Vedi, Rhys? Te l'avevo detto che ha del potenziale per la politica sporca. Mi piace come ragioni, biondina.
— Non chiamarmi biondina, Morrigan — ribatté Claris senza rabbia, ma con una punta di sfida. — O potrei decidere di rivelare a tutti chi ha rovesciato quel vino d'annata sul tappeto preferito di Amren l'altra notte.
Un silenzio scioccato scese nella stanza. Persino Amren sollevò lo sguardo dai suoi testi antichi, gli occhi d'argento che si restringevano pericolosamente.
— Sei stata tu? — chiese Amren con una voce che avrebbe potuto gelare il fuoco.
Mor sbiancò, balbettando scuse improbabili, mentre Claris ridacchiava sommessamente dietro la mano. La tensione che un tempo rendeva le cene e le riunioni un calvario si era sciolta. Dopo l'attacco dei Corvindi, tra Claris e Mor era nata una sintonia inaspettata. Si scontravano ancora, si punzecchiavano con battute taglienti, ma c'era una lealtà nuova, un riconoscimento tra due donne che avevano conosciuto l'oscurità e avevano deciso di non lasciarsi abbattere.
Quella sera, la cena alla Casa del Vento fu tutt'altro che silenziosa. Cassian stava raccontando l'ennesima storia di addestramento finita male, gesticolando selvaggiamente con una coscia di pollo, mentre Claris rideva apertamente, i suoi occhi azzurri che brillavano di quella scintilla che Azriel, seduto nell'ombra come sempre, non smetteva di monitorare.
— Claris, quel vestito ti sta divinamente — disse Feyre, accarezzando il braccio dell'amica. — Sembri nata per Velaris.
— Mi sento nata per Velaris — ammise Claris, e lo disse con una convinzione che le scaldò il cuore. — Nonostante tutto. Forse proprio per via di tutto.
Dopo cena, la Cerchia si disperse. Alcuni andarono a controllare le sentinelle, altri si ritirarono nelle proprie stanze. Claris, sentendo il bisogno di aria fresca, uscì su una delle terrazze più alte, dove il vento portava con sé il profumo di gelsomino e neve delle montagne.
L'oscurità si mosse accanto a lei. Azriel emerse dalle ombre, le sue ali possenti ripiegate con grazia. Non indossava l'armatura illyrian, ma una tunica scura che metteva in risalto la sua figura imponente.
— Hai smesso di nasconderti — disse lui, posizionandosi accanto a lei sulla balaustra.
— Ho capito che il buio è più confortevole quando decidi di farne parte, invece di scapparne — rispose Claris, voltandosi verso di lui. La luce della luna le accarezzava il viso, rendendo la sua pelle quasi traslucida. — E poi, Mor dice che sono troppo bella per restare chiusa in camera.
Azriel la guardò intensamente. Nei suoi occhi nocciola passò un'emozione così forte da essere quasi tangibile. — Mor ha ragione. Sei... sei magnifica, Claris.
Lei arrossì, una reazione che ancora le apparteneva nonostante la trasformazione. — Grazie, Azriel.
Lui tese una mano guantata, esitando un istante prima di sfiorarle una ciocca di capelli dorati. — Ti va di vedere la città? Da un'altra prospettiva?
Claris guardò il vuoto oltre la terrazza e sentì un brivido di paura. — In volo? Az, lo sai che l'altezza mi mette ancora ansia.
— Non ti lascerò cadere — disse lui, la voce profonda e rassicurante come il velluto. — Mai. Ti fidi di me?
Claris cercò lo sguardo di lui. Vide la sincerità, la protezione e quel legame silenzioso che era cresciuto tra loro giorno dopo giorno, addestramento dopo addestramento. — Mi fido di te.
Senza aggiungere altro, Azriel la prese tra le braccia. La sollevò con una facilità disarmante, stringendola al suo petto solido. Claris circondò il suo collo con le braccia, nascondendo il viso nell'incavo della sua spalla mentre le ali di lui si aprivano con un fruscio potente.
Con un balzo, si lanciarono nel vuoto.
Claris emise un piccolo grido soffocato, chiudendo gli occhi e stringendosi a lui con tutte le sue forze. Sentì il vento sferzarle il viso, la sensazione di caduta libera che le toglieva il respiro, e poi... la stabilità. Azriel aveva catturato una corrente ascensionale e ora planavano sopra Velaris.
— Apri gli occhi, Claris — mormorò lui vicino al suo orecchio.
Lei obbedì lentamente. Sotto di loro, la Città della Luce Stellare si stendeva come un tappeto di diamanti. Il Sidra rifletteva le luci dei lampioni e delle case, un serpente d'argento che attraversava la valle. Le montagne intorno sembravano guardiani silenziosi ammantati di blu.
— È... è incredibile — sussurrò lei, dimenticando la paura. — Non avrei mai pensato che potesse esistere tanta bellezza.
— Questa è Velaris — disse Azriel, e Claris sentì l'orgoglio nella sua voce. — Questo è ciò per cui combattiamo.
Volarono per un tempo che parve infinito, volteggiando sopra i tetti, sfiorando le cime degli alberi nei giardini pensili. Azriel si muoveva con una maestria assoluta, ogni battito d'ali era calibrato per non scuoterla troppo. Claris iniziò a rilassarsi, lasciando che il vento le scompigliasse i capelli e che la sensazione di libertà la invadesse.
Quando finalmente Azriel tornò verso la terrazza della Casa del Vento, l'atterraggio fu così dolce che Claris quasi non se ne accorse. Lui la mise a terra, ma non si allontanò. Le sue mani rimasero sui fianchi di lei, e quelle di Claris rimasero appoggiate sulle sue spalle.
— Allora? — chiese lui con un pizzico di malizia, le ombre che danzavano allegramente intorno alla sua testa. — Sono ancora un critico letterario noioso o merito una promozione?
Claris rise, colpendolo leggermente sul petto. — Meriti una promozione. Ma non montarti la testa, Cantore delle Ombre. Ho ancora intenzione di batterti in allenamento domani mattina.
— Molto ambizioso da parte tua — ribatté lui, avvicinando il viso al suo. — Ma apprezzo lo spirito.
Rimasero in silenzio per un istante, circondati solo dal rumore del vento e dal battito accelerato dei loro cuori. Claris sentiva il calore di Azriel emanare verso di lei, un richiamo magnetico a cui non voleva più resistere. Guardò le sue labbra, poi di nuovo i suoi occhi.
— Azriel... — iniziò lei, ma la voce le venne meno.
— Claris — sussurrò lui, e il suo nome suonò come una preghiera.
Azriel si chinò lentamente, dandole tutto il tempo di ritrarsi. Ma lei non lo fece. Anzi, si sollevò sulle punte dei piedi, annullando la distanza.
Quando le loro labbra si incontrarono, il mondo sembrò esplodere.
Non fu un bacio timido. Fu una collisione di anime che avevano vagato nel buio per troppo tempo. Claris sentì una scarica elettrica attraversarle il corpo, partendo dal punto di contatto e irradiandosi in ogni fibra del suo essere. Era come se la sua magia dorata e le ombre di Azriel si fossero finalmente intrecciate, riconoscendosi.
In quell'istante, qualcosa scattò. Un legame profondo, antico e indissolubile si tese tra loro, vibrando di una forza che li lasciò entrambi senza fiato. Non era solo attrazione; era appartenenza. Era il destino che reclamava il suo spazio tra le macerie del passato.
Azriel la baciò con una fame disperata, le sue mani che si intrecciavano tra i capelli di lei, mentre le sue ombre avvolgevano entrambi in un abbraccio protettivo. Claris rispose con la stessa urgenza, sentendo per la prima volta di essere intera. Il vuoto che Amarantha aveva scavato in lei, il dolore del tradimento di Feyre, la solitudine della Corte di Primavera... tutto svanì, bruciato dal calore di quel legame.
Quando finalmente si staccarono, restarono fronte contro fronte, i respiri affannosi che si mescolavano nell'aria fredda.
— Lo senti anche tu? — sussurrò Claris, la voce tremante per l'emozione.
Azriel annuì, i suoi occhi nocciola che brillavano di una luce nuova, una luce che non apparteneva alle ombre. — Lo sento. Da sempre, credo. Solo che non osavo sperarci.
Claris gli prese il viso tra le mani, accarezzando le sue cicatrici con una devozione che lo fece sussultare. — Non devi più sperare, Azriel. Sono qui. E non vado da nessuna parte.
Lui le baciò il palmo della mano, chiudendo gli occhi. — Ti proteggerò con ogni grammo della mia forza, Claris. Te lo giuro sulle mie ali.
— Non ho bisogno di un guardiano — rispose lei con un sorriso radioso, lo stesso sorriso che aveva incantato Feyre anni prima, ma ora carico di una forza consapevole. — Ho bisogno di un compagno. Di qualcuno che voli accanto a me, non davanti a me.
— Volerò ovunque tu vorrai — rispose Azriel.
Mentre restavano lì, abbracciati sotto il cielo di Velaris, Claris sentì che la sua trasformazione era completa. Non era più la vittima, non era più la ragazza spezzata. Era una High Fae della Corte della Notte, amata dal Cantore delle Ombre, e pronta a combattere per il mondo che l'aveva accolta.
Lontano, oltre le montagne, la guerra continuava a prepararsi, ma sulla terrazza della Casa del Vento, tra sussurri di seta e polvere di stelle, era nata una forza che nemmeno Hybern avrebbe potuto spezzare. Il legame era saldo, la scintilla era diventata un incendio, e Claris Vaelor era finalmente tornata a casa.