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when the roses are now burned

Legami di Luce e Seta

La luce del mattino filtrava pigramente attraverso le ampie vetrate della sala da pranzo, illuminando i granelli di polvere che danzavano nell'aria tiepida di Velaris. Claris scese le scale con un passo che non sentiva così leggero da un’eternità. La sensazione del bacio della sera prima bruciava ancora sulle sue labbra, un calore segreto che le faceva battere il cuore a un ritmo sincopato. Si sentiva come se avesse finalmente trovato il pezzo mancante di un puzzle che non sapeva nemmeno di stare componendo.

Tuttavia, non appena mise piede nella sala, il silenzio che accolse il suo ingresso fu troppo carico di significato per essere naturale.

Rhysand era seduto a capotavola, un calice di succo di melograno tra le dita e un sorriso così smagliante da risultare sospetto. Accanto a lui, Cassian stava masticando una fetta di pane tostato con un’espressione di puro divertimento, mentre i suoi occhi nocciola saettavano tra Claris e il posto vuoto accanto a lei. Feyre cercava, fallendo miseramente, di nascondere un sorrisetto dietro il bordo della sua tazza di tè.

— Buongiorno, raggio di sole — esordì Cassian, la voce intrisa di una finta innocenza che avrebbe fatto tremare le fondamenta di una montagna. — Dormito bene? O eri troppo occupata a guardare le stelle sulla terrazza?

Claris sentì il calore risalirle lungo il collo fino alle punte delle orecchie. Prese posto con la massima dignità possibile, evitando di guardare Azriel, che era già seduto al suo solito posto, apparentemente concentrato a tagliare una mela con una precisione chirurgica.

— Le stelle erano particolarmente luminose ieri sera, Cassian — rispose lei, cercando di mantenere la voce ferma. — Grazie per l’interessamento.

— Oh, ne sono certo — intervenne Rhysand, inarcando un sopracciglio perfetto. — Le ombre di Azriel erano così eccitate che hanno passato metà della notte a sussurrare alle mie pareti. Sapete, è difficile dormire quando l’oscurità intorno a te continua a canticchiare canzoni d'amore illyrian.

Azriel non sollevò lo sguardo, ma le sue ombre ebbero un sussulto violento, attorcigliandosi freneticamente intorno ai suoi schinieri.

— Rhysand — disse il Cantore delle Ombre, la voce bassa e pericolosa — se non chiudi quella bocca, potrei decidere che la tua prossima missione diplomatica debba svolgersi interamente nel silenzio assoluto. Posso farlo, lo sai.

— Uh, che paura! — scherzò Cassian, dando una pacca sulla spalla al fratello. — Il nostro freddo assassino ha finalmente trovato qualcuno che gli fa sciogliere il ghiaccio nelle vene. Claris, devi dirmi il tuo segreto. Come hai fatto a non farti mordere?

— Forse perché lei non è fastidiosa come te, Cassian — intervenne Mor, entrando nella stanza con la sua solita falcata sicura. Il suo vestito dorato sembrava riflettere l'umore della stanza. Si avvicinò a Claris e le scoccò un bacio sulla guancia prima di sedersi accanto a lei. — Allora, biondina, vogliamo parlare del fatto che finalmente hai capito quello che tutti noi sapevamo da settimane, o dobbiamo continuare a guardare Azriel che cerca di farsi scudo con una mela?

Claris scoppiò a ridere, una risata genuina che sciolse l'ultima tensione rimasta nel suo petto. — Davvero non riuscite a farvi gli affari vostri per più di cinque minuti?

— In questa casa? — rispose Feyre, ridendo a sua volta. — Assolutamente no. Siamo una famiglia, Claris. Il tuo dramma è il nostro intrattenimento.

— Oh, allora se è così... — Claris afferrò un acino d'uva e lo lanciò con precisione millimetrica contro la fronte di Cassian. — Questo è per l'intrattenimento.

— Ehi! — esclamò l'Illyrian, fingendosi offeso mentre tutti a tavola scoppiavano a ridere.

La mattinata proseguì tra battute e punzecchiature. Claris si ritrovò a osservare quella scena con una nuova consapevolezza. Non era solo il legame con Azriel ad essere cambiato. Mentre Mor la prendeva in giro con una confidenza che solo le sorelle possono permettersi, Claris sentì un'ondata di calore empatico che non aveva nulla a che fare con il potere distruttivo di Amarantha.

Era un legame di appartenenza.

Dopo colazione, mentre gli uomini si ritiravano per discutere di strategie militari, Mor trascinò Claris nei giardini interni della Casa del Vento. L'aria era profumata di gelsomino e il sole scaldava le pietre bianche dei sentieri.

— Allora — disse Mor, fermandosi davanti a una fontana zampillante. — Come ti senti? E non parlo solo del bacio, anche se voglio i dettagli tecnici più tardi.

Claris sospirò, appoggiandosi alla balaustra. — Mi sento... strana. È come se per mesi avessi camminato in una stanza buia, sbattendo contro ogni mobile, e improvvisamente qualcuno avesse acceso una candela. Non è che i mobili siano spariti, sono ancora lì, ma ora so dove sono e come girarci intorno.

Mor le prese le mani, lo sguardo insolitamente serio. — Azriel è un maschio complicato, Claris. Ha portato il peso del mondo sulle spalle per cinquecento anni senza mai chiedere aiuto. Il fatto che abbia lasciato entrare te... è un miracolo. Ma non è solo lui.

Claris guardò Mor negli occhi. In quel momento, sentì una connessione che andava oltre l'amicizia. Era quella sorellanza che aveva cercato disperatamente per tutta la vita, quel porto sicuro che Feyre, nel suo dolore e nella sua colpa, non era riuscita a darle subito.

— Lo so — sussurrò Claris. — Mor, io... non so come ringraziarti. Per non aver rinunciato a me, anche quando ti trattavo malissimo. Anche quando cercavo di ferirti solo per vedere se eri reale.

Mor sorrise, un sorriso dolce e un po' malinconico. — Ti ho vista Sotto la Montagna, Claris. Ho visto cosa ti hanno fatto. Sapevo che quella luce non era spenta, era solo nascosta sotto troppa cenere. Sapevo che, se ti avessimo dato abbastanza spazio, saresti tornata a splendere.

Senza pensarci, Claris si lanciò tra le braccia di Mor. Fu un abbraccio diverso da quelli con Feyre. Con Feyre c’era il peso del passato, del villaggio, della colpa condivisa. Con Mor c’era il presente. C’era la comprensione di due donne che avevano imparato a camminare nel fuoco senza bruciare.

— Sei la sorella che non sapevo di avere — mormorò Claris contro la spalla di Mor.

Mor la strinse più forte, la sua aura di Verità che pulsava di un calore dorato. — E tu sei la luce che mancava a questa corte, biondina. Non lasciare che nessuno ti dica il contrario. Nemmeno Azriel quando fa il musone.

Claris si scostò, ridendo e asciugandosi una lacrima ribelle. — A proposito di Azriel... lui sa del legame? Del fatto che siamo compagni?

— Lo sa — rispose Mor, facendole l'occhiolino. — Lo sa da quel giorno sulla terrazza, credo. Ma Azriel ha bisogno di tempo per accettare di meritare qualcosa di buono. Dovrai avere pazienza con lui.

— Ne ho molta — disse Claris, pensando al modo in cui lui l'aveva protetta con le sue ali. — E se non ne avrò, chiederò a te di aiutarmi a picchiarlo.

— Oh, conta pure su di me per quello! — esclamò Mor.

In quel momento, videro Feyre avvicinarsi lungo il sentiero. La High Lady sembrava più serena, il peso che le gravava sulle spalle appariva leggermente diminuito vedendo le due donne ridere insieme.

— Posso unirmi al club delle donne più potenti di Velaris? — chiese Feyre con un sorriso timido.

Claris tese una mano verso di lei, includendola nel cerchio. — Solo se prometti di non lasciare che Rhysand faccia altre battute sulle ombre di Azriel a cena. È imbarazzante.

— Non posso promettere miracoli — rise Feyre, prendendo la mano di Claris. — Ma posso provare a distrarlo con qualcosa di altrettanto scandaloso su Cassian.

Le tre donne rimasero lì, a parlare e ridere sotto il sole di Velaris. Claris guardò le sue due amiche, le sue sorelle, e sentì che il legame di soggezione che Amarantha aveva creato stava finalmente svanendo, sostituito da qualcosa di infinitamente più potente. Non era più una schiava riportata in vita; era una donna che aveva scelto la sua famiglia.

Più tardi, quel pomeriggio, Claris trovò Azriel nell’armeria. Stava pulendo uno dei suoi pugnali con una concentrazione quasi meditativa. Quando lei entrò, lui non si voltò, ma le sue ombre si allungarono immediatamente verso di lei, carezzandole le caviglie come cuccioli felici.

— Sapevo che saresti venuta qui — disse lui, la voce profonda che le fece vibrare il petto.

— I tuoi fratelli sono stati spietati stamattina — disse lei, avvicinandosi e appoggiandosi al tavolo da lavoro.

Azriel sollevò finalmente lo sguardo. C’era una luce diversa nei suoi occhi, una pace che Claris non aveva mai visto prima. — Sono degli idioti. Ma hanno ragione. Sono passati secoli da quando le mie ombre sono state così rumorose.

Claris gli prese la mano, quella segnata dalle cicatrici del fuoco, e se la portò al viso, baciando il palmo. — Non mi dispiace. Mi piace sapere che sono felici.

Azriel lasciò cadere il pugnale e la attirò a sé, circondandole la vita con le braccia. — Claris... io non sono bravo in queste cose. Non so come essere un compagno. Non so se sarò in grado di darti tutto quello che meriti.

— Non voglio tutto, Azriel — rispose lei, guardandolo dritto negli occhi. — Voglio solo te. Con le tue ombre, i tuoi silenzi e il tuo cuore ferito. Siamo entrambi spezzati, ricordi? Ma insieme, i nostri pezzi sembrano incastrarsi piuttosto bene.

Lui sorrise, un sorriso raro che gli illuminò l'intero volto, e la baciò. Fu un bacio lento, che sapeva di promesse e di nuovi inizi.

Mentre Azriel la stringeva, Claris sentì la presenza di Mor, Feyre, Rhys e Cassian nel resto della casa attraverso il loro legame di corte. Non erano più solo persone che conosceva; erano la sua ancora. Erano la prova che, anche dopo l'inferno Sotto la Montagna e l'abbandono della Primavera, c'era ancora spazio per la luce.

Claris Vaelor aveva perso tutto, ma in quella città di sogni e stelle, aveva trovato qualcosa di molto più prezioso: se stessa, e una famiglia che non l'avrebbe mai più lasciata indietro.

Quella sera, mentre la Cerchia Ristretta si riuniva di nuovo intorno al tavolo, le risate erano più forti e il vino sembrava più dolce. Claris incrociò lo sguardo di Mor e vide il riflesso di una vita intera di amicizia che doveva ancora venire. Vide Feyre che le faceva l'occhiolino, finalmente libera dal senso di colpa paralizzante. E sentì la mano di Azriel stringere la sua sotto il tavolo, un ancoraggio solido in un mondo che non faceva più paura.

La guerra sarebbe arrivata, lo sapevano tutti. Hybern non sarebbe rimasto a guardare. Ma mentre Claris alzava il suo calice insieme agli altri, seppe che, qualunque cosa fosse accaduta, non l'avrebbe mai più affrontata da sola.

— Alla famiglia — disse Rhysand, alzando il bicchiere.

— Alla famiglia — ripeterono tutti in coro.

E Claris, per la prima volta, pronunciò quelle parole sentendole vibrare nel profondo della sua anima. Era a casa. Era libera. Era amata. E il futuro, per quanto incerto, non era mai stato così luminoso.