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when the roses are now burned

Sinfonia di ombre e risate

La notte su Velaris era un velo di velluto punteggiato da diamanti liquidi, ma all'interno della Casa del Vento il freddo non osava entrare. Un fuoco scoppiettante ardeva nel caminetto della sala privata di Rhysand, proiettando ombre lunghe e calde sulle pareti rivestite di libri e ricordi. Sul tavolo basso tra due poltrone di pelle, una bottiglia di vino ambrato della Corte dell'Estate era già stata svuotata a metà.

Rhysand, il potente Signore della Notte, era sprofondato nello schienale con una gamba accavallata, la camicia di seta nera leggermente sbottonata al collo. Di fronte a lui, Claris rideva, un suono che non somigliava più al vetro infranto, ma a una melodia ritrovata. Aveva le guance arrossate per l'alcol e gli occhi azzurri che brillavano di una malizia che solo pochi mesi prima sembrava perduta per sempre.

— Sei un pessimo mentore, Rhys — disse lei, agitando il calice quasi vuoto — mi hai insegnato a erigere scudi mentali impenetrabili, ma non mi hai mai spiegato che il vino della Corte dell'Estate è in grado di scioglierli come neve al sole.

Rhysand inarcò un sopracciglio, quel suo classico gesto di arrogante divertimento che un tempo l'aveva intimidita, ma che ora le scaldava il cuore. — Gli scudi servono a tenere fuori i nemici, Claris. Qui sei al sicuro. E poi, ammettilo, vederti così rilassata è l'unico modo che ho per dimenticare che oggi Amren mi ha guardato come se volesse incenerirmi solo perché ho spostato uno dei suoi manoscritti.

Claris ridacchiò, sorseggiando il vino. — Te lo sei meritato. Non si toccano i tesori di Amren. È la regola numero uno della sopravvivenza in questa casa. La numero due è non sfidare mai Cassian a chi mangia più ali di pollo.

— E la numero tre? — chiese Rhys, sporgendosi in avanti, gli occhi violetti carichi di un affetto fraterno che risaliva ai giorni bui Sotto la Montagna. In quegli istanti, tra loro non c'era il rango, non c'era il debito, non c'erano i mesi di silenzio alla Corte di Primavera. C'era solo il legame di due anime che avevano condiviso il fango e il sangue, e che ora stavano imparando a godersi la luce.

— La numero tre è non chiedere mai ad Azriel cosa pensano le sue ombre quando sei nella stessa stanza — rispose lei, abbassando lo sguardo sul proprio calice, un piccolo sorriso che le increspava le labbra.

Rhysand emise un verso divertito, un suono gutturale che sembrava quasi un fusa. — Ah, Azriel. Il mio silenzioso, letale e tormentato Cantore delle Ombre. A proposito... — Rhys fece ruotare il liquido nel bicchiere, assumendo un'aria fintamente casuale — come vanno le cose tra voi due? Siete già passati dalla fase "guardiamoci intensamente tra le ombre" alla fase "esploriamo la reciproca anatomia"?

Claris quasi si strozzò con il vino. Tossì, colpendosi il petto, mentre il viso le diventava di una tonalità di rosso che avrebbe fatto invidia ai tramonti della Corte d'Autunno. — Rhys! Ma che domande fai? È... è privato!

— Oh, andiamo! — esclamò lui, ridendo apertamente. — Sono il tuo High Lord, ho il diritto di sapere se il mio miglior guerriero è finalmente distratto da qualcosa di più piacevole delle mappe di guerra. Allora? Siete già andati a letto insieme?

Claris gli lanciò un cuscino decorativo, che Rhys schivò con una grazia irritante. — Sei un impiccione senza speranza. E no, se proprio devi saperlo, ci stiamo andando piano. Molto piano. Azriel è... Azriel. Non vuole correre rischi con me.

Rhysand tornò serio per un istante, l'espressione che si addolciva. — Ti rispetta, Claris. Ti venera quasi. È una cosa rara per un maschio illyrian, specialmente per uno che ha passato secoli a credersi indegno di amore. Ma non lasciarti ingannare da tutta quella compostezza. Sotto quella tunica batte il cuore di un guerriero che sa esattamente cosa vuole.

Claris sospirò, sentendo il calore del vino e dell'emozione. — Lo so. Lo sento ogni volta che mi guarda. È come se... come se le sue ombre mi riconoscessero.

Rhysand ghignò di nuovo, tornando al suo tono scherzoso. — Beh, se deciderai di fare il grande passo, preparati. C'è un vecchio mito illyrian, sai? Dicono che l'apertura alare di un maschio sia direttamente proporzionale alla sua... dotazione in altri ambiti. E Azriel ha le ali più grandi di tutti noi.

Claris sgranò gli occhi, coprendosi il viso con le mani per l'imbarazzo, mentre le sue risate risuonavano nella stanza. — Non posso credere che tu mi stia dicendo queste cose! Sei terribile, Rhysand! Veramente terribile!

— Sono onesto! — ribatté lui, alzando le mani in segno di resa. — Chiedi a Feyre se non è vero. Cassian si vanta sempre delle sue ali, ma Azriel... beh, diciamo che ha i suoi motivi per restare in silenzio. È la fiducia dei forti.

— Basta, ti prego! Cambiamo argomento prima che io decida di trasmutare direttamente dentro il Sidra per la vergogna — implorò lei, pur continuando a ridere.

In quel momento, la porta della sala si spalancò con un fragore che annunciò l'arrivo della tempesta. Cassian entrò per primo, con un vassoio di formaggi e carne secca in una mano e tre bottiglie di liquore nell'altra. Dietro di lui, Mor stava già accennando un passo di danza, seguita da Feyre che rideva e da un Azriel che sembrava diviso tra il desiderio di sparire nelle ombre e quello di restare vicino a Claris.

— Abbiamo sentito delle risate e abbiamo deciso che questa festa privata era decisamente troppo noiosa senza di noi! — annunciò Cassian, poggiando il vassoio sul tavolo e rubando il calice di Rhysand per scolarlo in un sorso.

— Eravamo solo io e Claris che discutevamo di... anatomia illyrian — disse Rhys con un lampo di pura malvagità negli occhi.

Claris gli scoccò un'occhiata omicida, mentre Azriel si irrigidiva visibilmente, le sue ombre che si agitavano intorno alle spalle come fumo inquieto.

— Oh, spero che tu le abbia detto che io sono quello con le ali più aerodinamiche — intervenne Cassian, ammiccando a Claris mentre si sedeva sul tappeto ai piedi della poltrona di Rhys.

— Abbiamo parlato di apertura alare, Cass — rispose Rhys, scambiando un'occhiata d'intesa con Feyre, che si era seduta sul bracciolo della sua poltrona, intrecciando le dita tra i capelli del suo compagno.

Feyre scoppiò a ridere, guardando Claris. — Ti ha raccontato il mito, vero? Rhys lo usa sempre come tattica di distrazione quando vuole evitare di parlare di politica.

— Mi ha traumatizzata per la vita — confermò Claris, facendo spazio a Mor che si era seduta accanto a lei.

— Non darle retta, Claris — disse Mor, versando generosamente liquore nei bicchieri per tutti. — Sono solo maschi che cercano di compensare il fatto che noi donne siamo molto più resistenti di loro. Musica! Abbiamo bisogno di musica!

Con un gesto della mano, Rhysand evocò una melodia soffusa che sembrava scaturire dalle pareti stesse, un ritmo incalzante tipico delle taverne di Velaris. In pochi minuti, l'atmosfera nella stanza cambiò radicalmente. La stanchezza della giornata svanì, sostituita da un'euforia collettiva alimentata dal vino e dal senso di appartenenza.

Cassian, dopo aver bevuto un paio di bicchieri di un liquore ambrato particolarmente forte, si alzò e tese la mano a Mor. — Avanti, Morrigan. Fammi vedere se sei ancora in grado di seguire il passo illyrian o se la vita di città ti ha rammollita.

— Rammollita a chi? — ribatté lei, scattando in piedi con un sorriso di sfida.

I due iniziarono a ballare al centro della stanza, una danza selvaggia e scoordinata che somigliava più a un combattimento scherzoso che a un ballo di corte. Si spintonavano, ridevano e cercavano di farsi lo sgambetto, mentre Rhys e Feyre battevano le mani a ritmo.

Claris osservava la scena con il cuore colmo di una strana pienezza. Sentì una presenza familiare accanto a sé. Azriel si era avvicinato, sedendosi sul bordo della poltrona. Le sue ombre si allungarono verso quelle di Claris, intrecciandosi in un saluto silenzioso.

— Tutto bene? — chiese lui, la voce bassa che le solleticò il collo. — Rhys ti ha infastidita? Se vuoi, posso nasconderlo in una delle mie prigioni per qualche ora.

Claris si voltò verso di lui, i suoi occhi azzurri carichi di una dolcezza infinita. — No, Az. Rhys è solo... Rhys. Mi stava facendo sentire a casa, a modo suo.

Azriel la guardò intensamente, e Claris vide in lui non solo il guerriero letale, ma il maschio che l'aveva vegliata durante gli incubi, quello che l'aveva spinta a ritrovare la propria forza. Senza dire una parola, Azriel le tese la mano.

— Balli con me? — chiese.

Claris esitò. — Non conosco i passi di Velaris, Az.

— Non servono passi — sussurrò lui, attirandola a sé. — Segui solo me.

Si alzarono e si unirono agli altri. Azriel la teneva stretta, una mano salda sulla sua schiena e l'altra che stringeva la sua. Non ballavano come Cassian e Mor; il loro era un movimento lento, quasi ipnotico, un dondolio che li isolava dal resto della stanza. Claris appoggiò la testa sulla sua spalla, chiudendo gli occhi e lasciandosi cullare dal profumo di pioggia e cedro che emanava da lui.

Intorno a loro, la festa continuava. Rhysand e Feyre si erano alzati a loro volta, muovendosi con una grazia regale ma rilassata. Cassian stava ora cercando di insegnare a Mor un passo di danza che prevedeva l'uso delle ali, finendo inevitabilmente per inciampare nel tappeto e trascinare entrambi a terra tra le risate generali.

— Guardateli — mormorò Rhys, fermandosi un istante per osservare i suoi amici. — Chi direbbe che siamo le creature più temute di Prythian? Sembriamo solo un gruppo di ragazzi ubriachi.

— Lo siamo, Rhys — rispose Feyre, baciandolo sulla guancia. — Ed è la cosa più bella del mondo.

Claris sollevò lo sguardo verso Azriel e vide che anche lui stava sorridendo. Un sorriso vero, che gli illuminava gli occhi solitamente malinconici. In quel momento, sentì il legame tra loro vibrare. Non era solo l'attrazione fisica di cui Rhys aveva scherzato; era una comprensione profonda, una promessa silenziosa che non importava quanto fosse buio il futuro, lo avrebbero affrontato insieme.

— Claris! — gridò Mor, rialzandosi dal pavimento e sistemandosi il vestito. — Vieni qui! Rhys dice che non sei capace di bere questo liquore della Corte dell'Inverno senza fare una smorfia!

Claris si staccò malvolentieri da Azriel, ridendo. — Oh, davvero? Rhysand, spero che tu sia pronto a perdere una scommessa, perché ho passato settimane a bere l'acqua di fuoco di Tamlin, e niente può essere peggio di quella.

L'intera Cerchia si riunì intorno al tavolo. Claris afferrò il bicchierino colmo di un liquido trasparente e ghiacciato. Lo guardò con aria di sfida, poi lo scolò in un colpo solo. Il freddo le invase la gola, seguito immediatamente da un calore esplosivo che le fece lacrimare gli occhi, ma non batté ciglio. Quando posò il bicchiere sul tavolo con un colpo secco, Rhysand scoppiò in un applauso.

— Impressionante! — esclamò il Signore della Notte. — Cassian, devi pagarmi dieci monete d'oro. Te l'avevo detto che era una guerriera.

— Maledizione, Claris! — si lamentò Cassian, frugando nelle tasche. — Pensavo che la tua educazione raffinata ti avrebbe impedito di bere come un marinaio della Corte dell'Estate!

— Sotto la Montagna si imparano molte cose, Cassian — rispose lei con un occhiolino — e una di queste è non farsi mai sottovalutare.

La serata proseguì tra brindisi, racconti di battaglie passate e scherzi feroci. Claris si sentiva parte di un ingranaggio perfetto. Non c'era più l'ombra di Amarantha a soffocarla, né il risentimento verso Feyre a dividerle. C'era solo quel momento, quella bolla di felicità protetta dalle mura della Casa del Vento.

Verso la fine della serata, quando le bottiglie erano ormai vuote e la musica si era fatta più dolce, si ritrovarono tutti seduti sui divani o sul tappeto, stanchi e felici. Claris era accoccolata contro il fianco di Azriel, che le teneva un braccio intorno alle spalle, le dita che giocherellavano distrattamente con una ciocca dei suoi capelli biondi.

— Sai, Rhys — disse Claris, la voce impastata dal sonno e dal liquore — avevi ragione.

Rhysand, che aveva la testa appoggiata in grembo a Feyre, sollevò lo sguardo. — Su cosa? Di solito ho ragione su tutto, devi essere più specifica.

Claris ridacchiò, stringendosi di più ad Azriel. — Sull'apertura alare. È decisamente impressionante.

Un silenzio improvviso cadde nella stanza. Azriel si irrigidì, diventando di pietra, mentre le sue ombre impazzivano letteralmente, vorticando intorno a lui in una danza caotica di imbarazzo.

Cassian scoppiò in una risata così forte da far tremare i vetri delle finestre. Rhysand si coprì il viso con una mano, cercando inutilmente di soffocare i singhiozzi di riso, mentre Feyre e Mor si scambiavano sguardi di puro divertimento.

— Te l'avevo detto! — urlò Rhys tra le risate. — Te l'avevo detto che lo avrebbe notato!

Azriel chiuse gli occhi, emettendo un sospiro profondo che sembrava un lamento. — Vi odio. Vi odio tutti quanti.

Claris sollevò il viso verso di lui, dandogli un bacio veloce sulla mascella contratta. — Non è vero, Az. Ci ami. E noi amiamo te. Anche se hai le ali troppo grandi.

Azriel riaprì gli occhi e, nonostante l'imbarazzo, non poté fare a meno di sorridere guardandola. Le baciò la fronte, attirandola ancora più vicino. — Forse hai ragione. Ma domani mattina, in addestramento, non avrò pietà di nessuno di voi.

— Ne vale la pena — mormorò Claris, chiudendo gli occhi e lasciandosi scivolare nel sonno, cullata dal calore della sua nuova famiglia e dal battito costante del cuore del suo Cantore delle Ombre.

In quella notte di risate e confessioni, le ombre del passato erano state finalmente messe a tacere. Velaris continuava a splendere fuori dalle finestre, ma la vera luce era lì dentro, nel legame indissolubile di chi aveva scelto di amarsi nonostante le cicatrici. La guerra poteva anche arrivare, ma quella notte, la Corte dei Sogni era invincibile.