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Incantesimi di Seta e Polvere da Sparo

Il lunedì mattina arrivò con la delicatezza di un Bolide impazzito. Lucia si svegliò nel dormitorio di Corvonero con il rumore della pioggia che picchiettava ritmicamente contro le vetrate circolari, ma nella sua testa risuonava ancora la voce bassa di Fred sulla Torre di Astronomia. Si passò una mano tra i capelli castani, cercando di ricomporsi. Aveva una missione: sopravvivere alla giornata senza che l'intero castello si accorgesse che la prefettina tutta d'un pezzo era stata letteralmente stregata dal piantagrane più famoso di Hogwarts.

Scendendo verso la Sala Grande, incrociò lo sguardo di diversi studenti che sussurravano tra loro. Per un istante, il panico le gelò il sangue. *Sanno qualcosa? Ci hanno visti?* Ma poi notò un gruppo di ragazzi del terzo anno che cercavano disperatamente di staccarsi le dita dalle orecchie, che erano diventate lunghe e pelose come quelle di un asino.

— Maledetti Weasley — mormorò una ragazza di Tassorosso, passando accanto a lei.

Lucia tirò un sospiro di sollievo, ma un sorriso involontario le increspò le labbra. Fred era tornato al lavoro, a quanto pareva.

Al tavolo dei Corvonero, si sedette accanto a un ammasso di libri di testo, cercando di sembrare occupata. Ma non appena sollevò lo sguardo, vide la chioma rossa inconfondibile avvicinarsi. Fred non era solo; George camminava al suo fianco, con un'espressione che era un misto di divertimento e sospetto.

Fred si fermò davanti a lei, ignorando i sussurri dei compagni di casata di Lucia.

— Buongiorno, Scamander — esordì lui, appoggiando le mani sul tavolo e sporgendosi verso di lei. — Volevo solo ricordarti che oggi pomeriggio abbiamo una sessione intensiva. Ho dei dubbi atroci sulla Guerra dei Giganti del 1890. Atroci.

George inarcò un sopracciglio, guardando il gemello come se gli fosse spuntata una seconda testa. — Dubbi? Tu? L'ultima volta che hai aperto un libro di storia, Fred, l'hai usato per schiacciare un ragno fantasma nel corridoio del terzo piano.

Fred non degnò il fratello di uno sguardo, i suoi occhi marroni erano fissi su quelli nocciola di Lucia. C'era una scintilla di sfida, ma anche una dolcezza segreta che solo lei poteva cogliere. — La cultura è importante, George. Dovresti provare anche tu. Lucia è... un'insegnante eccezionale. Molto metodica.

Lucia sentì il calore salirle al volto. Si schiarì la voce, cercando di recuperare il suo tono professionale. — Alle cinque in biblioteca, Weasley. E vedi di non arrivare in ritardo, o ti scalerò punti che non hai nemmeno nel tuo conto dei voti.

— Agli ordini, capo — rispose lui con un finto saluto militare, prima di allontanarsi trascinando un George visibilmente confuso.

Il resto della giornata passò in una nebbia di anticipazione. Durante la lezione di Pozioni, Lucia rischiò di rovinare la sua Soluzione Corroborante perché continuava a guardare l'orologio. Quando finalmente scoccarono le cinque, si diresse verso la biblioteca con il cuore che batteva a un ritmo forsennato.

Fred era già lì, seduto al loro solito tavolo nell'angolo più remoto. Ma questa volta non c'erano libri aperti davanti a lui. C'era un piccolo pacchetto incartato in carta stropicciata e legato con uno spago rosso.

— Cos'è questo? — chiese lei, posando la borsa.

— Un incentivo allo studio — rispose lui, spingendo il pacchetto verso di lei. — Aprilo.

Lucia sciolse lo spago con cautela. Dentro c'era una piccola boccetta di vetro contenente un liquido che cambiava colore, passando dal blu notte all'oro zecchino, e un piccolo dolcetto a forma di stella.

— È una nuova creazione? — chiese lei, sollevando la boccetta.

— Non proprio per il negozio — spiegò Fred, abbassando la voce e avvicinandosi. — L'ho fatta ieri notte, dopo che ci siamo salutati. Si chiama "Polvere di Stelle Liquida". Non esplode, non fa crescere peli e non trasforma nessuno in un animale. Se la versi nell'inchiostro, le parole che scrivi brilleranno solo per la persona a cui sono destinate. Per tutti gli altri, sembrerà solo una pergamena bianca.

Lucia lo guardò, colpita. C'era una genialità in Fred che andava oltre il semplice desiderio di fare scherzi. Era una magia complessa, intuitiva e, in qualche modo, profondamente romantica. — È... incredibile, Fred. Perché me l'hai data?

— Perché so che scrivi un sacco di appunti — disse lui, sfiorandole la mano con le dita. — E ho pensato che magari potresti scrivermi qualcosa che Madame Pince non deve leggere.

Lucia arrossì, ma non ritrasse la mano. — Sei un caso disperato, Weasley.

— Lo so. Ma sono il *tuo* caso disperato.

Si misero al lavoro, o almeno ci provarono. Per la prima ora, Lucia riuscì a mantenere una parvenza di disciplina, interrogandolo sulle date delle riforme del Ministero della Magia. Fred rispondeva con una precisione sorprendente, segno che stava davvero studiando, ma ogni tanto interrompeva il flusso della lezione con un commento fuori luogo o uno sguardo che rendeva difficile a Lucia mantenere il filo del discorso.

— Sai, Lucia — disse lui all'improvviso, mentre lei gli spiegava l'importanza del Decreto sulla Segretezza del 1692 — a volte mi chiedo come faccia una ragazza come te, così intelligente e razionale, a non essersi ancora stancata di me.

Lucia posò la piuma e lo guardò seriamente. — Chi ti dice che non sia stanca?

— I tuoi occhi. E il fatto che non hai ancora usato un incantesimo Silencio su di me oggi. È un record, no?

Lei sospirò, appoggiando il mento sulla mano. — Forse perché il caos è... rinfrescante. La mia vita è sempre stata una serie di obiettivi da raggiungere, libri da leggere, aspettative da soddisfare. Essere una babbana in un mondo magico ti fa sentire come se dovessi sempre dimostrare qualcosa. Tu, invece... tu te ne infischi di quello che pensano gli altri.

Fred si fece serio, un'espressione rara sul suo volto solitamente allegro. — Non è del tutto vero. Mi importa di quello che pensi tu.

La tensione tra loro divenne improvvisamente palpabile, più densa della polvere che danzava tra i libri antichi. Fred si allungò sopra il tavolo, riducendo lo spazio. Lucia poteva sentire il calore che emanava, l'odore di zenzero e carta vecchia che ormai associava indissolubilmente a lui.

— Fred, siamo in biblioteca — sussurrò lei, anche se la sua voce non aveva alcuna convinzione.

— Madame Pince è andata a sequestrare un set di Cacca-bombe nel corridoio del settimo piano. Abbiamo almeno dieci minuti di relativa sicurezza — mormorò lui, la bocca a pochi centimetri dalla sua.

Il bacio fu inevitabile. Fu un incontro di labbra che sapeva di segreti condivisi e di una ribellione silenziosa. Lucia sentì le dita di Fred intrecciarsi nei suoi capelli, attirandola più vicino, mentre lei afferrava il bordo della sua divisa di Grifondoro come se fosse l'unica cosa solida in un mondo che stava iniziando a girare troppo velocemente.

Si staccarono senza fiato quando sentirono il rumore di passi pesanti in fondo alla corsia. Si ricomposero all'istante, Lucia fingendo di leggere con estremo interesse un paragrafo sulle tasse dei calderoni e Fred grattandosi la testa con aria confusa.

Era Neville Paciock, che passava di lì cercando disperatamente un libro sulle piante acquatiche del Mediterraneo. Lanciò loro un'occhiata distratta, salutò con un cenno e proseguì oltre.

Quando furono di nuovo soli, Fred scoppiò in una risata soffocata. — Abbiamo rischiato grosso, Scamander.

— È colpa tua — ribatté lei, cercando di nascondere il sorriso. — Sei una pessima influenza.

— E tu sei la migliore influenza che mi sia mai capitata. Scommetto che se continuiamo così, potrei persino diventare Ministro della Magia.

— Non esageriamo, Fred. Accontentiamoci di un "Oltre ogni Previsione" in Storia.

Il pomeriggio passò così, tra studio serio e momenti di una tenerezza che Lucia non avrebbe mai creduto possibile con qualcuno come Fred Weasley. Quando la biblioteca iniziò a chiudere, Fred la accompagnò verso la torre di Corvonero, approfittando delle ombre dei corridoi per tenerle la mano.

— Domani è il grande giorno — disse lui, fermandosi davanti alla statua dell'aquila che sorvegliava l'ingresso del dormitorio di Lucia. — Il test di Rüf. Se fallisco, George mi prenderà in giro per i prossimi cinquant'anni.

Lucia gli sistemò il colletto della camicia, un gesto istintivo che la fece sentire improvvisamente molto vicina a lui. — Non fallirai. Sei più preparato di quanto pensi. E ricorda: se hai un dubbio, pensa a quello che abbiamo discusso sulla Torre di Astronomia. La storia non è solo date, sono persone.

Fred le prese il viso tra le mani, baciandole la fronte con una delicatezza che le mozzò il fiato. — Grazie, Lucia. Per tutto.

— Vai a dormire, Weasley. E non osare fare scherzi durante l'esame.

— Non prometto nulla — rispose lui con un occhiolino, prima di sparire nell'oscurità del corridoio.

Il giorno dell'esame, l'aula di Storia della Magia era avvolta in un silenzio tombale, interrotto solo dal fruscio delle piume sulla pergamena e dal monotono ronzio del professor Rüf, che fluttuava vicino alla cattedra fissando il vuoto.

Lucia finì il suo compito in metà del tempo stabilito, ma non consegnò subito. Il suo sguardo continuava a scivolare verso Fred, seduto tre file più avanti. Lui sembrava concentratissimo. Si mordicchiava il labbro, si passava la mano tra i capelli rossi e scriveva con una foga che non gli aveva mai visto prima.

Quando Rüf annunciò la fine della lezione, Fred si alzò, consegnò la pergamena e uscì dall'aula senza guardare nessuno. Lucia lo seguì poco dopo, intercettandolo nel corridoio.

— Allora? — chiese lei, con il cuore in gola.

Fred si voltò. Aveva un'espressione illeggibile. Poi, lentamente, un sorriso enorme gli illuminò il volto. La prese per la vita e la fece girare su se stessa, incurante degli studenti che passavano.

— Ho risposto a tutto! Anche alla domanda bonus sulla rivolta dei centauri del 1745! Lucia, credo di avercela fatta davvero!

— Mettimi giù, scemo! — esclamò lei ridendo, anche se non voleva affatto che lui la lasciasse.

Lui la posò a terra, ma non si allontanò. — Sai cosa significa questo, vero?

— Che non dovrai più subire le mie lezioni di tutoraggio? — chiese lei con una punta di malinconia che cercò di nascondere.

Fred scosse la testa, i suoi occhi che brillavano di una luce intensa. — No. Significa che adesso non ho più scuse per stare con te solo in biblioteca. Significa che stasera verrai con me ai Tre Manici di Scopa. Niente libri, niente goblin, niente date. Solo io e te. E forse una Burrobirra, se ti comporti bene.

Lucia sentì un senso di libertà che non aveva mai provato prima. Il peso delle aspettative, dei voti e della perfezione sembrava essere svanito, sostituito dalla presenza vibrante e caotica del ragazzo davanti a lei.

— È un appuntamento, Weasley?

— Il primo di una lunga serie, Scamander.

Quella sera, Hogsmeade era avvolta in una nebbia magica che rendeva le luci delle locande calde e accoglienti. Seduti in un angolo appartato dei Tre Manici di Scopa, Fred e Lucia parlarono per ore. Scoprirono di avere in comune molto più di quanto pensassero: la paura del futuro, il desiderio di lasciare un segno nel mondo, e una strana passione per i dolci al caramello salato.

— Sai — disse Lucia, sorseggiando la sua Burrobirra — all'inizio ti odiavo davvero. Pensavo che fossi solo rumore e distrazione.

Fred sorrise, giocando con il sottobicchiere. — E adesso?

— Adesso penso che il rumore sia la parte migliore della mia giornata.

Lui le prese la mano sopra il tavolo, incurante di chi potesse vederli. — Ti prometto una cosa, Lucia Scamander. Con me non sarà mai noioso. Potrebbe essere pericoloso, potrebbe esserci molta polvere da sparo coinvolta, e probabilmente George cercherà di trasformare il tuo gatto in un cappello, ma non sarà mai noioso.

Lucia rise, stringendogli la mano. — Mi va bene, Fred. Mi va benissimo.

Mentre uscivano dal locale, camminando vicini sotto la neve che iniziava a cadere leggera, Lucia capì che la Storia della Magia aveva ragione su una cosa: il passato definisce chi siamo, ma è il presente che decide dove stiamo andando. E lei, per la prima volta nella sua vita, non aveva bisogno di una mappa o di un libro per sapere esattamente dove voleva essere. Voleva essere lì, nel caos dorato di Fred Weasley, pronta a scrivere una storia tutta loro, una pagina alla volta, con un inchiostro che non sarebbe mai svanito.

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